L’amoregrande

L’amore grande

Di Vincenzo Calafiore

15 Dicembre 2020 Udine

Ci sono situazioni di attesa, nel quotidiano divenire, durante le quali è come se le singole esistenze rimanessero sospese, in attesa di qualcuno, di qualcosa, di un approdo felice o semplicemente sicuro, di un arrivo alla nuova meta nella corsa terrena al traguardo incerto.

Non è vita, è semmai una sorta di attività – vicaria – meglio identificabile come  “ una vice vita “, c’è, o ci sarebbe anche un tempo, un tempo che giudica, ma purtroppo anche questo invecchia molto velocemente oggi.

Questo oggi  pregno di solitudini, individuali solitudini, sempre dello stesso colore, monocromatico, un qualcosa che non cambia mai di tonalità, quando va via, lascia quel senso di sgomento che si prova nel sopraggiungere di un evento minaccioso.

A salvarci è l’amore!

Quell’amore intimo e prezioso, privo di inutili smancerie, pieno di attenzioni, del ricordarsi, del ridurre le distanze, del superare quei momenti di vuotezza e di tristezza.

L’amore di un padre per i suoi figli che non finisce mai, anche quando questi poi se ne dimenticano, anche quando questi li lasciano soli: questo è l’amore grande.

Le diverse facce dell’amore corrispondono ciascuna ad una diversa manifestazione dello stesso istinto, che chiede solamente d’essere appagato con lo stesso amore.

Ma è sbagliato rifiutare l’amore e andar via sbattendo la porta.

È sbagliato quando pensi di avere ragione, quando non sai ascoltare, quando vivi da miope, quando non sai affrontare il mare grosso della vita che ti sommerge.

E’ sbagliato non ricordarsi dei genitori, sono quelli che ti hanno dato alla vita, sono coloro che hanno fatto di tutto per darti la serenità, sono la tua felicità, il tuo porto sicuro, il tuo punto di riferimento, non il punto del non ritorno.

E’ sbagliato dimenticarli, perché così sarà per te domani.

E’ sbagliato non trovare mai il tempo di andare a trovarli, o chiamarli al telefono, non avere il desiderio di rimanere un po’ con loro, di rimanere ad ascoltarli, di lasciarli soli proprio quando hanno bisogno di te.  E’ sbagliato giudicarli, non si giudicano mai i genitori.

E’ sbagliato non conoscere le loro rughe, le loro tristezze, le solitudini.

Perché ricordati quello che tu hai fatto nel bene e nel male domani si ritorcerà contro di te.

Non sai, ma tutto invecchia, tutto muore per lasciare posto alla nuova vita, anche il tempo invecchia assieme, e assieme diviene tempo dei ricordi e delle nostalgie, degli amori mancati.

E rimaniamo lì a guardare quelle immagini che scorrono fuori dal finestrino, pensiamo d’essere noi in movimento, e invece ci accorgiamo poi di non esserci mai mossi guardando la vita scorrere.

Perduti nei lunghi attimi d’eternità o nelle eterne attese del nostro viaggio che a sua volta è partenza verso un’altra eternità… non c’è ansia di scoperta perché abbiamo visto tutto o quasi tutto, non c’è voglia di conoscere quei drammi dell’anima e del corpo che muta, che si ritrae.

Eppure anche questo è “ un viaggio “ vero lontano dal vice vissuto, è un viaggio nella propria esistenza sospesa nei mille mutamenti e contraccolpi, che quasi sempre trasforma la memoria in bilanci o in inventari.

Riemergono allora i rimpianti, le occasioni perdute per una minima, davvero minima frazione di tempo: la nostra vita.