“Lockdown è un album che mi rappresenta molto”, intervista a Momo Riva

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“LOCKDOWN” (TdEproductionZ) è il titolo dell’album pubblicato da MOMO RIVA, una produzione che contiene 16 dei 44 brani registrati in solitudine durante i due mesi di quarantena. “Lockdown” è un disco in cui si alternano Pop, Alternative, Hip Hop e R&B mantenendo inevitabilmente l’attitudine funky di Momo Riva che, oltre a cantare, ha suonato tutti gli strumenti: chitarra, basso, batteria e synth. 
Di seguito l’intervista.

Ciao Momo, parlaci un po’ di te e del modo in cui ti sei avvicinato alla musica.

Ciao, fin da piccolo ho sempre amato la musica, inizialmente mi divertivo percuotendo tutto quello che mi capitava sotto mano, padelle, bacinelle, scatole, mi piaceva ritmare in ogni momento della giornata. Con gli anni ho imparato a suonare la chitarra e da lì a scrivere le mie prime canzoni. Ho ascoltato molto la black music e col passare degli anni ho amato anche la musica elettronica, alternative, triphop e hiphop. Mi piace caricarmi con James Brown e rilassarmi con Joni Mitchell, dal Funk al Folk per me il passo è breve!


È uscito il tuo nuovo album “Lockdown”, ce ne vuoi parlare? 

“Lockdown” è un album che mi rappresenta molto, c’è una voglia di sperimentare di genere in genere e una ricerca di suono, durante il periodo di quarantena ho avuto parecchi giorni per lasciarmi andare a registrare di istinto ciò che avevo accumulato in tanti anni di attività musicale artistica. Ho registrato quotidianamente nel mio studio 44 brani e ne ho scelti 16. Mi piaceva l’idea di cominciare a registrare presto al mattino senza sapere alla sera cosa avrei ascoltato.

Sei un polistrumentista ma c’è uno strumento a cui ti senti più legato?

Adoro suonare la batteria principalmente perché mi dà la carica giusta, il ritmo mi ha sempre accompagnato, ma la mia anima funky la metto spesso anche negli altri strumenti.

Che momento musicale sta vivendo la Valle d’Aosta (periodo virus a parte)? Trovare locali dove suonare è facile?

Per fortuna ci sono ancora tanti gruppi in Valle che si ritrovano a suonare nei garage, ma sono pochi i locali che fanno suonare dal vivo, è sempre stato un problema che difficilmente si riuscirà a risolvere. Per ora è più semplice muoversi in duo o trio al massimo e possibilmente in chiave acustica.


Pensi sia difficile emergere in Italia?

È sempre stato complesso e macchinoso avere una certa visibilità, conosco tanti artisti che nessuno avrà mai modo di ascoltare, i social sono un’illusione, si comprano le visualizzazioni per avere una certa credibilità, ma non è una mossa furba secondo me. L’obbiettivo spesso non è emergere per merito, ma solo per apparire, bisogna ritornare a suonare per se stessi poi sarà il tempo ad aiutare l’artista a farsi conoscere per quello che è veramente.

Quali sono gli artisti del passato e del presente che più ammiri?

Adoro Miles Davis, Prince, Bjork, Bowie e tutti i grandi della storia del Rock, fino ad arrivare ai giorni d’oggi Beck, Gambino, Lamar, Grimes… amo tutti i generi musicali, penso che ci siano due categorie: la bella e la brutta musica!

Oltre ad essere un musicista sei anche un produttore. C’è qualche progetto interessante di cui ci vuoi parlare?

Ho recentemente prodotto Kiol, un cantautore che ha già girato l’Europa suonando su palchi importanti e recentemente sto producendo Helen, un artista alternative, Mikol Frachey una cantautrice country …devo dire che in Valle d’Aosta ci sono giovani promesse che fanno ben sperare!

Prossimi passi? Ci farai sentire le restanti canzoni che non hai inserito in “Lockdown”?

Per ora torno ad occuparmi del mio lavoro di produttore per altri artisti, ma non si sa mai che possa fare