Fumo e colesterolo: una coppia pericolosa

Alla scoperta del rapporto tra uno dei vizi più diffusi della nostra società e l’aumento del colesterolo “cattivo”

Fumare fa male. Nulla di nuovo, si direbbe, ma purtroppo è sempre più evidente come i fumatori prendano in seria considerazione i rischi associati al fumo solo quando i danni sono troppo gravi. L’incidenza sulle malattie cardio-circolatorie e dell’apparato respiratorio è più forte che mai, e da molto tempo ormai è chiara anche la stretta correlazione tra fumo e colesterolo cattivo. Questo legame può avere un impatto molto più grave di quel che normalmente si pensa: è importante, perciò, prendere le giuste precauzioni, facendo regolare attività fisica,prendendo integratori come quelli proposti da Colesia e soprattutto smettendo di fumare il prima possibile.

Numeri in fumo

Il fumo è da molto tempo uno dei vizi più cari alla società moderna e, per quanto molte nazioni abbiano da tempo intrapreso politiche sanitarie – a volte anche di forte impatto – volte a sensibilizzare i cittadini sui danni causati da sigarette e tabacco, la tendenza è ancora in crescita. L’Istituto Superiore di Sanità, ad esempio, nel maggio scorso ha steso un report da cui si evince che solo in Italia i fumatori sono quasi 12 milioni: parliamo di più di un fumatore ogni 5 persone. A prevalere sono ancora gli uomini (circa 7 milioni contro i 5 scarsi delle donne), ma le fumatrici sono piuttosto accanite: quasi la metà di esse consuma tra le 10 e le 20 sigarette al giorno.

Un vizio molto “caro”

A prima vista sembrerebbe che a guadagnarci sia solo l’erario dello Stato, che incasserebbe in media 14 dei 20 miliardi che gli italiani mandano letteralmente “in fumo” ogni anno. Senza contare i danni per il portafoglio – le tariffe del tabacco sono in continuo aumento, e le previsioni sono di ulteriore crescita – i costi in salute sono terrificanti. Si calcola che annualmente siano circa 83 mila i decessi le cui cause possano essere ricondotte al fumo: per intenderci, è come se ogni anno sparissero gli abitanti di una città più grande di Grosseto o poco più piccola di Pisa. Se poi si prendono in considerazione le persone che muoiono più in generale per malattie connesse al fumo, compreso quello “passivo”, il numero sale rovinosamente a 6 milioni: più del doppio degli abitanti di Roma.

In coppia con il colesterolo

Se nella coscienza dei cittadini è ormai chiaro il pericolo associato allo sviluppo di forme tumorali maligne, non è altrettanto conosciuto il rapporto tra fumatori e colesterolo alto nel sangue, una tra le più pericolose relazioni tra i vari rischi e pericoli connessi al consumo di sigarette e tabacchi. Per medici e studiosi da molto tempo non c’è ormai più alcun dubbio: il fumo agisce sul colesterolo sia aumentando i livelli di LDL, il “colesterolo cattivo”, sia riducendo l’HDL, il “colesterolo buono”.

Danni “molecolari”

Ma come funziona questo pericoloso legame? Alla base del problema c’è una sostanza che viene rilasciata tramite la combustione del tabacco, ovverol’acroleina: si tratta di una molecola che apporta delle modifiche chimiche ad alcune componenti delle molecole di HDL e di LDL, smantellando alcuni elementi che sono addetti allo smaltimento del colesterolo (ApoA-I) e causando la formazione di placche arteriosclerotiche attraverso il legame con l’apoliproteina B (ApoB, componente delle LDL).

Le placche sono una delle più importanti cause della cattiva circolazione sanguigna e dell’otturamento delle arterie, con gravi danni per i tessuti e per il cuore. L’accumulo di colesterolo nelle arterie è peggiorato dall’insufficienza di apolipoproteina A-I, che è fondamentale nella conversione del colesterolo in una forma “trasportabile” dalle proteine fino al luogo di smaltimento, il fegato.

Non solo colesterolo

Inoltre, non va dimenticato che il fumo danneggia la salute dell’apparato cardiovascolare in molti altri modi, che non sono di secondaria importanza: la combustione del tabacco, infatti, danneggia le pareti delle arterie, rendendole meno elastiche e più fragili, e può creare pericolosi coaguli nel sangue, vere e proprie bombe a orologeria per la salute. Il fumo è inoltre collegato all’aumento del peso e del grasso corporeo, altro importante fattore di rischio per il benessere del cuore. Questi disturbi, insieme a livelli non regolari di colesterolo, possono essere di estrema pericolosità per la vita, e non solo in età matura.

Studi e ricerche in materia

Scienza e medicina continuano a investigare questi meccanismi, nonostante ormai sia evidente il ruolo negativo del fumo sul mantenimento di uno stato di salute. Recentemente, ad esempio, uno studio condotto da alcuni ricercatori statunitensi ha indagato gli effetti della perdita del vizio di fumare sui livelli del colesterolo in ex-fumatori. Lo studio ha rilevato un sostanziale aumento del colesterolo HDL nel sangue in tutti i campioni (sia maschili sia femminili) che sono riusciti a smettere di fumare entro un anno. I “colleghi” che non hanno perso il vizio, invece, non hanno registrato alcun miglioramento.

Attenzione però: smettere di fumare non ha migliorato i livelli di LDL, il “colesterolo cattivo”. Come a dire: «il danno ormai è fatto»!

È ora di smettere

Questo non vuol dire che smettere di fumare non sia sufficiente a diminuire il rischio di malattie cardiovascolari. Anzi: è una condizione essenziale. I dati in mano agli esperti indicano che i benefici a lungo termine sono moltissimi, a partire da una riduzione del 10% del rischio di infarto e di ischemie celebrali nell’arco di 10 anni. Questi dati sono ancora più incoraggianti nelle donne, che purtroppo, invece, sembrano essere sempre più attratte dal vizio del fumo: il numero di fumatrici è in costante aumento, specialmente nell’Italia meridionale.

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