Ipseoa “E. Gagliardi”: al primo posto in Calabria tra i professionali per le opportunità di lavoro

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  Lo certifica uno studio sul portale Eduscopio.it 2019 della Fondazione Agnelli L’Ipseoa “E. Gagliardi” di Vibo Valentia è il primo istituto professionale ad avere registrato i migliori risultati per quanto riguarda l’indice di occupazione dei diplomati. E non solo, perché la maggior parte di loro svolge un lavoro coerente con l’indirizzo professionale. A fotografare questa situazione regione per regione, è il portale “Eduscopio.it 2019” della Fondazione Agnelli. I diversi report permetteranno alle famiglie di potersi orientare in vista delle scelte degli istituti, basandosi sui risultati dei diplomati al primo anno di università o per gli istituti tecnici e professionali, sul mercato del lavoro. A dicembre infatti gli istituti apriranno per l’orientamento (open day). È dal 7 novembre che la Fondazione Agnelli ha messo on line la versione aggiornata di Eudoscopio.it. L’analisi ha riguardato oltre 7.300 indirizzi scolastici e più di 1.200 mila studenti a livello nazionale. La ricerca mira a confrontare i vari istituti di tutte le regioni e di tutti gli indirizzi, per aiutare gli studenti nell’orientamento. E vengono esaminati i risultati universitari e lavorativi per trarne indicazioni sulla qualità sull’offerta formativa. Il dato più significativo sotto il profilo didattico ed educativo, è dato dal fatto che “la severità a scuola non conduce a risultati migliori” come ha sottolineato il direttore generale della Fondazione Agnelli, Andre Gavosto a commento dei risultati. Infatti spiega che mettendo a confronto la percentuale di coloro che hanno iniziato il percorso in una determinata scuola con un percorso regolare, “si vede come le scuole migliori, secondo Eduscopio, non sono quelle che hanno bocciato di più, o comunque allontanato gli studenti. Si può essere un ottima scuola – rileva e asserisce Gavosto – e al tempo stesso essere capace di portare avanti tutti gli studenti, senza farsi vanto della propria durezza. A dispetto del giudizio di qualche maitre à penser nazionale, non sono le bocciature la soluzione dei problemi della scuola italiana. Due i principali parametri utilizzati dalle analisi condotte da Eduscopio: la capacità di licei e istituti tecnici di preparare e orientare gli studenti agli studi universitari e l’attitudine di istituti tecnici e professionali a formare gli studenti nel mondo del lavoro subito dopo il diploma per coloro che vogliono un impiego senza dover affrontare la carriera universitaria. Nato nel 2014, il portale della Fondazione Agnelli, per quanto riguarda gli istituti professionali, due sono stati i principali gli indicatori: in base all’indice di occupazione dei diplomati, oppure seguendo il criterio di coerenza tra studi effettuati e lavoro svolto. In base a questi criteri, nel monitorare i vari istituti professionali della Calabria, L’Ipseoa “E.Gagliardi” di Vibo Valentia è quello che ha avuto i valori più alti in entrambi gli indicatori (46.44 e 72.13%); al secondo posto troviamo l’IS di Tropea (46.24 – 70%); a seguire l’IS Renda di Polistena (32.72 – 50%), l’IS Luigi Einaudi di Serra San Bruno (31.37 -27.78%); l’IS “Enzo Ferrari” di Chiaravalle Centrale (24.99 – 50%); poi il “Piria” di Rosarno (24.64 – 0%); infine l’istituto professionale “De Filippis-Prestia” di Vibo Valentia (21.33 e 27.14%). Gli altri professionali non sono stati classificati nel report. Cosa emerge dai dati Il periodo di osservazione ha coperto un orizzonte temporale che va dall’autunno del 2012 all’estate del 2016, in una fase caratterizzata da una congiuntura per nulla positiva. E quindi le opportunità occupazionali per i diplomati non sono stati favorevoli. L’indagine è stata svolta su base sistematica e censuaria e non campionaria, cioè in base ai dati contenuti in due archivi amministrativi: l’anagrafe nazionale degli studenti (ANS) del Miur e le Comunicazioni Obbligatorie (CO) del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MLPS) che contengono le informazioni relative ai rapporti di lavoro dipendente di tutti i lavoratori italiani. I dati fanno emergere in generale che su 100 diplomati tecnici e professionali dei tre anni scolastici considerati, solo il 30% di loro ha proseguito gli studi a livello universitario (studenti e studenti lavoratori). Gli altri hanno optato per un ingresso immediato nel mercato del lavoro e non più del 28% ha potuto lavorare per più di 6 mesi, nei primi due anni post-diploma, nello stesso periodo il 14% ha svolto lavori saltuari e frammentati cumulando meno di 6 mesi di lavoro; nel 27% dei casi , i diplomati non sono risultati iscritti a corsi universitari né hanno avuto esperienze lavorative di alcun tipo. Si tratta di una popolazione che per caratteristiche anagrafiche e esisti scolastici è in larghissima parte assimilabile alla categoria dei NEET (persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione). Per coloro che sono entrati nel mercato del lavoro, si rileva che l’indice di occupazione tra i diplomati tecnici e professionali nei primi anni post diploma è pari al 40%. Nello studio effettuato dal portale Endoscopio si è cercato di capire in che misura l’istruzione tecnica e professionale riesca ad assolvere al compito di preparare gli studenti per il mondo del lavoro. Questi dati quindi permettono di avere una fotografia dettagliata: ogni singolo indirizzo di scuola superiore e come i diplomati tecnici e professionali si inseriscono nel mercato del lavoro nazionale. Il sistema di monitoraggio è esaustivo e continuo e potrà essere d’aiuto sia per la valutazione e il disegno delle policy che per la ricerca; e copre un arco temporale che si estende per due anni dal momento del conseguimento del diploma. L’indice di occupazione segnala le percentuali degli occupati che hanno lavorato almeno 6 mesi entro i primi 2 anni dal conseguimento del diploma e quindi gli studenti che hanno manifestato un interesse esclusivo per il mondo del lavoro. L’altra percentuale indica la coerenza tra l’attività professionale in linea con il titolo di studio conseguito, sono esclusi i diplomati occupati in altre attività e quindi non coerenti con il titolo di studio. A due anni di distanza dal diploma solo un diplomato su tre (34,4%) degli occupati svolge un lavoro coerente col titolo di studio conseguito. La metà dei diplomati (51,3%) deve accontentarsi di un lavoro qualsiasi, mentre il 14,4% svolge professioni trasversali e accessibili, anche con una maturità di diverso tipo. L’osservazione è stata condotta non solo sulla quantità di lavoro ma anche alla qualità dei rapporti di lavoro, declinata in termini di stabilità contrattuale e coerenza della qualifica lavorativa con il titolo di studio posseduto e con un percorso formativo compiuto; inoltre sono stati anche considerati fattori che incidono nei rapporti familiari, quali le distanze del lavoro dal luogo di residenza e i giorni di attesa per un primo contratto di lavoro significativo. Il dirigente dell’Ipesoa “E. Gagliardi” Pasquale Barbuto auspica una decisa azione formativa con nuovi percorsi con la creazione di una rete tra i diversi attori istituzionali e privati Creare  una rete tra istituzioni, enti territoriali e le varie categorie imprenditoriali per frenare l’emigrazione dei giovani. Lo auspica Pasquale Barbuto, alla luce degli importanti risultati apparsi sul portale Eduscopio.it della Fondazione Agnelli. Per il diregente scolastico dell’Ipeseoa “E. Gagliardi” si tratta di un risultato che deve far riflettere. In prima istanza rappresenta un riconoscimento al lavoro e all’impegno che i docenti e il personale scolastico stanno svolgendo con responsabilità e passione, ma che deve incentivare una sinergica azione formativa sperimentando nuovi percorsi, per offrire maggiori opportunità ai giovani, affinché possano progettare il loro futuro restando sul territorio. Il dirigente dell’Ipseoa “Gagliardi” ne è convinto, perché ci sono tutte le condizioni e le risorse per poterlo fare. La priorità è prima di tutto riuscire a contenere l’emorragia di tanti giovani a causa dell’emigrazione, diventata la più grave emergenza: “È necessario crederci e mettere in campo un’opera di raccordo e di sinergie tra i vari enti pubblici, le amministrazioni locali e i principali attori del mondo imprenditoriale”, osserva Barbuto. In merito ha ricordato il tavolo tecnico-scientifico che è stato convocato ad ottobre nella sede dell’Istituto con i principali esponenti e rappresentanti degli enti territoriali (amministrazione provinciale, comunale, sindacati), con le varie associazioni di categoria del settore turistico e alberghiero, con tutti i responsabili delle aziende e delle imprese che operano nel Vibonese nel campo agricolo e agroalimentare, coinvolgendo anche l’Università del Mediterraneo. Al centro la creazione di una proficua collaborazione nella definizione dei nuovi profili professionali, tenendo conto dell’evoluzione del mercato del lavoro nei settori turistico-alberghiero ed enogastronomico. Infatti nell’anno scolastico in corso è stato attivato l’indirizzo per i “Servizi per l’Agricoltura, Sviluppo Rurale, Valorizzazione dei prodotti del Territorio” e “Gestione delle Risorse Forestali e Montane”, un settore su cui il dirigente del “Gagliardi” sta puntando molto per le ricadute professionali, economiche e occupazionale con la valorizzazione dei prodotti tipici e le vocazioni del territorio. Questi nuovi percorsi formativi infatti sono in grado di legare il territorio, le aziende e l’attività didattica, con una apertura al mondo scientifico e universitario, e dare slancio a tre settori fondamentali per l’economia locale, vale a dire il turismo, l’enogastronomia e l’agricoltura, con una visione che coniughi tradizione e innovazione. La convocazione del tavolo per l’insediamento del Comitato Tecnico-scientifico è conseguenziale all’adozione del nuovo assetto didattico e organizzativo dei percorsi di istruzione professionale (con decreto Direttoriale n. 1400 del 25 settembre del 2019, in ottemperanza del decreto legislativo del 13 aprile 1917, n. 61). In base a queste disposizioni, il Comitato Tecnico-scientifico riveste un ruolo di supporto della progettazione didattica e per la realizzazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro. Inoltre può connotarsi come punto di snodo rilevante nell’azione di caratterizzazione dell’offerta formativa che le istituzioni scolastiche sono chiamate a definire attraverso la declinazione dei profili in uscita in percorsi formativi costruiti nell’ambito delle attività economiche e dei settori professionali cui si riferisce ogni singolo indirizzo, in modo da rendere riconoscibili e immediatamente spendibili le competenze e abilità acquisite da parte degli studenti. Un altro importante compito del Comitato è quello di proporre l’attivazione di indirizzi con eventuali insegnamenti alternativi, con attività di orientamento e di sviluppo dell’immagine dell’Istituto nel territorio, le modifiche dei profili in uscita in termini di conoscenze, abilità e competenze.