Boris Johnson si è dovuto piegare: ufficiale Brexit rinviata al 31 gennaio 2020

Una figuraccia dopo l’altra per BoJo. Aveva detto “meglio morto in un fosso” che un rinvio sulla Brexit. Ma Boris Johnson si è dovuto piegare. Sabato sera ha inviato una lettera per l’estensione al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ma non ci ha messo la firma e anzi ne ha allegata una seconda che smentisce la prima e definisce l’ennesimo rinvio della Brexit “un errore”. Uno stratagemma per salvare la faccia, ma che non ha turbato Tusk: “Ora la valuteremo”.

Johnson è caduto in un trappolone mentre fuori Westminster centinaia di migliaia di manifestanti chiuedevano un secondo referendum sulla Brexit. La trappola porta la firma di Sir Oliver Letwin. Il suo emendamento è stato votato 322 a 306 voti da opposizioni (Labour e Lib Dem), tory moderati e gli unionisti nordirlandesi del Dup, “traditi da Boris” sull’Irlanda del Nord “separata” da Londra dopo la sua Brexit. Così imposto la richiesta di Londra all’Ue per un rinvio della Brexit al 31 gennaio 2020.

Letwin ha stabilito che il voto decisivo dell’aula sull’accordo non avesse luogo sabato, prima dell’approvazione di tutta la legislazione ad esso legata, ma dopo. Così Johnson ha mancato la scadenza (fissata da una precedente legge delle opposizioni) che gli imponeva un accordo Brexit approvato dalla Camera dei Comuni entro le 23 di sabato (le 24 italiane). Altrimenti, sarebbe stato costretto a chiedere il rinvio all’Ue come è stato.

Doveva essere la consacrazione di BoJo. Prova ancora ad insistere. “Ma farò di tutto affinché l’Europa non approvi il rinvio, il 31 ottobre si esce comunque!”. E ora si fa strada un possibile secondo referendum Brexit che anche il leader laburista Jeremy Corbyn chiede con forza!

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