Cia Puglia chiede la massima attenzione per gli agricoltori pugliesi alle elezioni Europee

Taranto. CIA Agricoltori Italiani di Puglia chiede ai candidati alle Elezioni Europee di domenica 26 maggio la massima attenzione per il comparto agricolo pugliese.

CIA Puglia non sostiene alcun candidato o alcuna lista specifica ma chiede a tutti gli schieramenti di impegnarsi a sostenere le ragioni degli agricoltori, mai come negli ultimi anni bistrattati dalla burocrazia, dalla competitività dei mercati esteri, dai prezzi dei prodotti agricoli e dell’allevamento pari a quelli di 30 anni fa, dalle calamità naturali quasi all’ordine del giorno, alle fitopatie, ed in primis dalla Xylella fastidiosa il cui avanzare rischia di stravolgere l’intero paesaggio pugliese.

L’Europa ha avuto un peso consistente dal 2010 ad oggi nella crescita dell’agricoltura Made in Italy, però non si può sottacere nel dibattito di questi giorni l’assenza di attenzione al comparto e le proposte programmatiche per il futuro di un settore strategico per il territorio.

Negli ultimi dieci anni, secondo l’Ufficio Studi Cia, i lavoratori in agricoltura sono aumentati di circa 85 mila unità (+21%). Sotto la spinta europea, il Made in Italy agroalimentare ha trovato nuova forza nello sviluppo del biologico con circa 25mila nuovi operatori, una crescita pari al 60% sulla scia di una sempre maggiore consapevolezza e sensibilità ambientale. È fuori discussione che l’accordo di Schengen, con l’abolizione dei controlli doganali, abbia dato linfa importante all’export agroalimentare italiano che, nell’area euro, manda prodotti per oltre 210 miliardi (+40%). A trainare le certificazioni di qualità (+38% dal 2010), attualmente per 85 prodotti tra Dop e Igp.

Il confronto politico tra i candidati a Bruxelles non sta vertendo sulle prospettive future dell’eurozona, ma su questioni ancorate a una visione politica prettamente nazionale, mentre resta urgente un dialogo serrato e costruttivo su politiche europee e loro possibile riforma.

Gli agricoltori pugliesi attendono risposte dalla prossima legislatura, partendo ovviamente dalla nuova Politica agricola comune che, tra le politiche fondanti l’Ue, ha garantito sicurezza e salubrità delle produzioni agroalimentari, così come tenuta del sistema rurale e salvaguardia di biodiversità e ambiente. È necessario che il budget della Pac post 2020 non venga tagliato, ma si mantenga almeno l’attuale livello di spesa. Allo stesso tempo, bisogna accelerare il percorso di riforma della nuova Pac, già avviato in questa legislatura, in una logica di semplificazione, flessibilità e innovazione.

Inoltre, devono entrare nell’agenda politica comunitaria la riforma del sistema dei pagamenti, l’accrescimento delle politiche di sostegno all’organizzazione di filiera, il rafforzamento delle politiche di gestione delle crisi. Un progetto europeo di governo delle aree interne e nuovi accordi di libero scambio che da una parte sostengano l’export italiano e dall’altro tutelino i nostri prodotti sensibili da un import senza regole, anche rivedendo il funzionamento delle clausole di salvaguardia.

L’Europa, inoltre, non può esimersi dalle responsabilità legate al mancato controllo fitosanitario alle frontiere che ha determinato l’introduzione sul territorio comunitario del batterio Xylella fastidiosa. Pertanto, deve assicurare il dovuto sostegno economico alle aziende colpite, sia a quelle ormai compromesse che devono ridisegnare il proprio futuro economico attraverso i reimpianti, sia a quelle impegnate a limitare, con azioni di prevenzione, l’avanzata del batterio verso il nord della Puglia.

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