Scurelle. Resti umani e una trentina di bare scoperti in un capannone

Macabra scoperta in Valsugana. La Procura di Trento ha aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere in seguito alla scoperta di resti umani e di una trentina di bare in un capannone di Scurelle. Il ritrovamento è avvenuto in seguito alla segnalazione di alcuni operai che stavano lavorando in un cantiere vicino al capannone, che è stato posto sotto sequestro. Tra le ipotesi c’è quella che le bare siano state rubate per ricavarne lo zinco e l’ottone. Il capannone usato per le macabre operazioni è stato posto sotto sequestro e il gestore di una cooperativa della Valsugana autorizzata al trasporto delle salme è stato denunciato. L’ipotesi di reato è duplice: gestione illecita di rifiuti e vilipendio di cadavere.

La drammatica scoperta è stata fatta a Scurelle dalla polizia locale della Valsugana e Tesino

La segnalazione è arrivata da una fonte anonima. Sul posto sono arrivati gli agenti della polizia locale, i vigili del fuoco, il sindaco di Scurelle, Fulvio Ropelato, personale dell’Azienda sanitaria e i carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico dell’Arma, al quale la procura ha affidato gli accertamenti. Il capannone, come detto, è stato posto sotto sequestro probatorio. L’immobile si trova in località Asola di Scurelle, l’ultima parte del territorio comunale, verso l’uscita per Strigno. L’area è l’ex Samatec, acquisita da Pasquazzo Costruzioni, che a sua volta l’ha ceduta ad un imprenditore bresciano (Eurosic di Vobarno), il quale la affitta per attività di vario genere.

Si tratta di un’area vasta sette ettari, che ospita vari capannoni singoli, alcuni vuoti, altri con attività produttive, come la Valsugana Sapori o la Litodelta. Il capannone in cui sono state trovate le salme è stato suddiviso in due parti. Una, quella estranea alla faccenda, è attualmente in ristrutturazione, destinata ad ospitare un nuova realtà produttiva, la Bauman – porte per garage.

La porzione del capannone vuoto, invece, sarebbe stata utilizzato come un sorta di “deposito”, dove svolgere le operazioni di svuotamento delle casse. I tre operai, all’arrivo delle forze dell’ordine, stavano aprendo le casse e prelevando i resti umani, per poi deporli in grossi sacchi bianchi, destinati ad essere conferiti presso l’impianto crematorio. La ditta della Valsugana, secondo i primi accertamenti, era autorizzata a trasportare le bare, ma non a svolgere queste operazioni “intermedie”, con l’apertura delle casse e il prelievo di ciò che restava dei poveri defunti. Un’operazione che sarebbe stata dettata da motivi economici. Smaltire un cadavere, con o senza cassa, ha costi decisamente diversi per i parenti, chiamati a farsi carico dei costi di esumazione. Ma gli inquirenti non escludono nemmeno che si lucrasse anche sul recupero dello zinco.

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