Naufraghi

“ in quel tempo ancor più avvertivo
la necessità di averti; di notte poi il pensiero
di come raggiungerti ovunque tu fossi
e lì cercarti, mi ha tolto il sonno.
Così decisi di mettermi in viaggio e credimi
Amore ho vissuto come un naufrago.
Noi due altro non siamo che “ naufraghi “
che hanno sperato e sempre di trovare un’isola
su cui piaggiare per riprendere la vita, per tornare a sognare, per vivere.
Oggi mi chiedo come abbia potuto mai vivere
senza te tutto quel tempo… naufrago nella mia
stessa vita. “
Vincenzo Calafiore

Notte lunga e bugiarda, per lo più di sogni prezzolati per trarre in inganno, chi come me naufrago ai bordi di un immenso oceano con l’unica ragione: quella di salvarsi, spiaggiando su un’isola sconosciuta spinto da onde amiche e correnti favorevoli.
Dopo una notte così, nulla è più uguale e niente è come prima; troppe le sigarette fumate nell’attesa di vederla arrivare l’alba, liberatoria e benedetta dai pensieri odiata dai sogni.
La guardo attentamente, riflessa dentro uno specchio, come se ci fosse nata, mentre istintivamente annuso le dita che odorano fortemente di nicotina; dall’altro lato della scrivania il brogliaccio su cui ho annotato frasi più o meno con un senso che poi quando il mare di dentro si sarà placato forse diverranno pagine di un romanzo da troppo tempo in cantiere o sarà un’altra notte da scartare assieme alle sue parole.
La guardo senza alcuna sorpresa.
Prima o poi, quella domanda, rituale come un temporale d’estate, come il hai dormito bene? come stai? Quando parti ? Sarebbe certamente arrivata.
Ero ancora seduto lì … davanti a quella scrivania … a volte mi pare di non essermi mai alzato da quella sedia e di non aver guardato mai oltre le pagine di quel mio – portolano- , quelle poche volte che è successo mi sono sentito come un estraneo, peggio ancora come un naufrago.
I raggi del sole entrarono con grande intensità in quell’angolo di stanza puzzolente e raggrumata come sangue su una ferita.
La mia vita, pensai, non faccio che domandarmi … che si dice, che ci fai, ma come vivi questa vita, ma perché hai fatto questo e non quello … e chi è morto durante il nubifragio notturno … e la mia vita che si svuota sempre di più …. Avevo voglia di porre io le domande, come… quante volte mi hai detto – ti amo – guardandomi negli occhi? Sai chi sono? Quante volte hai fatto l’amore con me perché Tu mi desideravi? Quante volte mi hai detto .. ti desidero e quante volte mi hai lasciato lì dinanzi al nulla aspettando una tua risposta?
Lei mi guarda, mi attraversa tutto, con i suoi occhi piccoli e sfuggenti. E’ sempre bella, la donna con cui ho una lunga storia d’amore, lunga e intensa; una storia che non ricordo mai come è iniziata ma ricordo bene come è finita.
, mi dice dopo un lungo silenzio, che le è servito per trovare le parole giuste.

Lasciamo stare, ti prego le ho detto come tornando da un mondo misterioso… non ha molto senso ormai!

“ … come fai a stare ancora in quella vita?
Quella vita più di silenzio e di ascolto dei sui
bisbigli notturni, dei suoi respiri lenti e dei
suoi cieli poco illuminati, distanti da te e da tutto.
Che te ne fai di una vita piena di rumori e di parole
senza senso, quella vita che ami altro non è che
un’illusione perché credimi la vita è come una parola
breve e veloce, e le parole bisogna saperle ascoltarle
come il silenzio ove sentire il suono di una goccia
che cade! E’ questa la vita … una goccia! “
Vincenzo Calafiore

Sapevo comunque di rendermi indisponente, ma era l’unico modo di far sentire tutto il disagio del vivere e per mettere in difficoltà lei e i quanti come lei la pensano, con un affondo imprevedibile, e i quanti avevano bisogno di conferme alle proprie scelte, ai propri fallimenti; e questo è un fallimento!
Ma ci vuole coraggio anche di morire in un fallimento, o di salvarsi magari andandosene via.
Si, è vero! Vivo più di notte che di giorno, sono esattamente il tuo contrario e come una voce popolare dice che i contrari si attraggano …. in questo caso si respingono.
E ora non restare lì a guardarmi, raccogli le tue cose e vattene da qualche parte o chi con chi vuoi, ma non permetterti più di sfiorare l’unica cosa buona che mi è rimasta.
La verità è che sono –stanco- mi sento come una barca stanca di tanto mare, ed è per questo che mi sono rifugiato nelle mie notti a vivere una vita … capisci? Una vita! E non importa come essa sia per te, non importa neanche il significato che tu hai loro dato.
E alla fine sembra che sia io ad essermene andato via!
Lei si alzò dalla poltrona dove era seduta, si accese una sigaretta e guardando fuori dalla finestra disse: <>
Sentiva tuttavia che parlando così tirava fuori antichi malesseri, forse vecchi risentimenti, tracce di vecchie battaglie di una lunga guerra persa ormai da entrambi.
Sorridendo si avvicinò ancora, allungò la mano sui capelli … una carezza … un modo antico per stanarmi dal mio presente.
Ero silenzioso e guardavo fuori dalla finestra, verso il sole che sfiorava le onde del mare e tra un po’ si sarebbe buttato a capofitto nel mare.
Capii che ormai avevo superato il punto di non ritorno, lei comprese che stavo per inquietarmi, stavo per chiudere con una banalità il discorso.
<> mi disse sedendosi sul letto e poggiando i piedi per terra <>
avrebbe voluto sentire il mio corpo vicino, quel corpo che tanto aveva amato.
<> Continuai a guardare lo spettacolo fuori, poi rivolgendomi a lei <>
La vita altro non è che notti belle e silenziose, di respiri profondi, di baci lenti per assaporare la tua donna, notti lunghe negli abbracci dei corpi, pelle con pelle e occhi negli occhi.
Ma con te le mie notti si sono trasformate in dolenti serenate, di malinconie e nostalgie con la voglia di fuggire …. Il mio silenzio diventava la colonna sonora di visioni sfrangiate e senza centro, di letto vuoto , di rughe chiuse e desolate di un bisogno di vita che non c’è, così come i canti di partenza e di distacco dei miei sogni emigrati e naufragati, naufraghi come me in queste notti sbandate.
Ma ora è il momento di andare da lei, che da qualche parte sta guardando la notte da una finestra in attesa di vedermi spuntare da qualche nuvola o da un altro orizzonte….
Ma ora è il momento di chiudere gli occhi e cercare di dormire per raggiungerla, chiudere gli occhi come chiudere un libro che aiuta a capire che basta un filo di vento che sappia d’amore che basta a farmi volare, perché sono un navigante senza navigare mai, naufrago in una vita che mi tiene lontano da un’altra con in mano la felicità!

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