In uno schiocco di dita

“ … sai, appartenere a qualcuno è
o sarebbe la cosa più bella che potrebbe accaderci.
E’ come appartenere a un paese, a un universo, ma
se non ami o non si è amati “tutto” è un paese che si svuota,
in cui non vale più rimanerci….”

Era già da tempo che volevo andare via, cancellando le impronte sulla sabbia che puntano al mare. Ormai nulla è più come prima, voglio dire qualcosa di diverso: non esiste più “ qui “ per me, ed io non esisto più qui.
Capisco benissimo chi si inganna di felicità e che la veda ovunque, in qualsiasi cosa faccia, comunque sempre.
E’ l’inconveniente di chi se n’è andato.
Chi è rimasto in questa “cosa” chiamata vita, ha perso la felicità, chi è riuscito ad andar via non se ne libera.
Sentivo che parlando così tiravo fuori antichi malesseri, forse vecchi risentimenti, tracce di antiche battaglie di una lunga guerra ormai persa. Coglievo una certa aggressività nelle parole e nello sguardo di Anna, forse la distanza che non aveva mai accettato.
Con fare distaccato e melanconico, conclusi: la felicità è un paese di mezzo, non esiste o forse non è mai esistito.
Lei, sorrise, poi pensò – Non esiste nemmeno Anna – . No, dissi compiacente, quasi con la dolcezza dei bei tempi, non voglio prenderti in giro. Guarda lo spettacolo fuori, vedi il sole che si sta abbassando?
Tra poco sarà all’orizzonte, taglierà ogni cosa che svetti in alto, attraverserà quelle nuvole, si confonderà con esse poi andrà a cadere nel mare.
Anna ascoltava, silenziosa, contratta, io continuo: Vedi le nuvole bianche e dense che lo circondano, lo nascondono e lo scoprono; sono in alto, sopra le nuvole, vado e torno… come meglio mi piace, quando sono stufo di stare e aver a che fare con gente vuota come canne al vento.
Quando sono qui mi nascondo, non esiste più nulla perché io non ci sono più, so come diventare invisibile e apparire quando lo desidero.
Anna mi interrompe e chiede se può mettere un disco.
….. disse quasi scandendo le parole …. Mi guardo attorno, affacciato dal balcone … pensai alle nuvole d’inverno.
Certi pomeriggi, quando mi alzavo dalla scrivania, le fissavo con intensità e ansia come accade quando si aspetta l’arrivo di una persona cara.
Avevo voglia di accarezzarle con la mano, prenderle e metterle stese sul mio letto, tanto erano basse e vicine. A volte avrei voluto fissarle da qualche parte o tenerle ancorate a terra come fossero una nave; e se costruissi una nave a remi capace di galleggiare nell’aria e magari poterle raggiungere e andare oltre le nuvole….? A volte ho avuto la tentazione di riempire di nuvole, le case abbandonate, le piazze, le vie strette e vuote, i vicoli bui; a volte costruire dei grattacieli alti come quelli di Manhattan, mentre le note di New York City Serenade di Springsteen cominciarono a parlare dei tempi che furono.
Bruce lo avevo ascoltato a Roma, quando studiavo all’Accademia e quando ancora il futuro the boss era conosciuto da pochi amanti della musica d’oltre oceano.
L’estate, quella famosa estate tornai a casa con il 33 giri, lo feci ascoltare a chiunque venisse a trovarmi e soprattutto ad Anna, proprio nel periodo in cui la nostra storia stava per finire.
Quella musica … una dolce mescolanza di vicende e di inquietudini, mi ricordavano Robert De Niro e Martin Scozzese, musica per accompagnare le notti belle e silenziose, lunghe e solitarie, a cui piano piano andai e ancora ci sono dentro.
Le mie notti bianche, come quella Serenade, sono diventate la colonna sonora di paesaggi sfrangiati e senza centro, di case vuote e in abbandono, di rughe chiuse e desolate, di un bisogno di vita così come i canti di partenza e di distacco lo erano stati per generazioni di emigranti, che partivano col sogno di tornare e finivano col non tornare più.
Certe volte con quella voglia di fuggire su una nave a remi lontano da questo mondo ormai tutto uguale e tanto somigliante.
Quella canzone accompagnava e accompagna ancora adesso che ho i capelli e la barba bianchi, la solitudine e le fughe nella notte rimanendo seduto ore davanti a una scrivania.
Anna, non mi ha mai chiesto dove trovi le storie che racconto, ma non le ha mai neanche lette, forse non sa, che ora come ieri è possibile essere invisibili o andar via su una nave a remi lassù nel blu oltre il blu!
Soltanto con uno schiocco delle dita!

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