Il 25 aprile: il valore della Resistenza e la sua eredità

L’Anpi di Vibo tra impegno contro i fascismi di ritorno e denuncia del nuovo volto dei regimi totalitari e delle mafie. Nel pomeriggio previsto l’omaggio ai partigiani Saverio Papandrea, Vinicio Cortese ed Emilio Sacerdote, medaglie d’oro al valor civile. La festa sarà contrassegnata dal concerto del Global Chorus con lo spettacolo “La rue de la vie”, canti, musica e racconti, del coro interculturale, un laboratorio creato, all’interno del progetto di integrazione dei migranti e di aggregazione solidale, dalla cooperativa sociale “Pathos” che opera nella Locride.

Per non perdere la memoria è bene ricordare il peso e il significato che il 25 aprile del 1945 si porta dentro e dietro. Per la nascita della Repubblica è un giorno fondamentale ed assume un particolare significato storico-politico, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall’8 settembre 1943, contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista.

La Resistenza italiana, detta anche Resistenza partigiana o Secondo Risorgimento, fu l’insieme dei movimenti politici e militari che in Italia dopo l’armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) si opposero al nazifascismo. Inoltre, non bisogna assolutamente dimenticarlo, nella Resistenza vanno individuate le origini stesse della Repubblica Italiana: l’Assemblea Costituente fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al Comitato di Liberazione Nazionale, i quali scrissero la Costituzione fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche e ispirandola ai princìpi della democrazia e dell’antifascismo. Il movimento della Resistenza – inquadrabile storicamente nel più ampio fenomeno europeo della resistenza all’occupazione nazifascista – fu caratterizzato in Italia dall’impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani, anarchici), in maggioranza riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), i cui partiti componenti avrebbero più tardi costituito insieme i primi governi del dopoguerra. Quindi l’anima profonda della Costituzione e i valori fondanti della Repubblica italiana sono dentro il movimento della Resistenza unita dall’antifascismo.

A distanza di 73 anni, ci chiediamo, che valore può assumere nel clima culturale e politico dei giorni nostri, la festa della Liberazione alla luce del quadro nazionale e internazionale? Che senso ha rievocare la Resistenza? Di fronte ad una memoria che fa fatica a collegare il passato al presente, a mettere insieme le storie e gli uomini, rimettere al centro i valori e lo spirito che hanno portato tanti uomini a reagire al totalitarismo nazifascista e ai crimini mostruosi di cui sono stati principali responsabili i gerarchi nazifascisti, ha ancora importanza per la nostra vita democratica?
Quella mostruosità che ha come simbolo nefasto l’orrore dei campi di stermino, oggi si ripresenta, con altre forme, nei teatri delle tante guerre e nelle popolazioni inermi a cui non vengono riconosciuti né diritti né dignità, come accade in quelle terre (lontano dagli occhi e lontano dal cuore) dove una moltitudine di umanità viene sterminata o è costretta a fuggire e vivere la disperazione, lo sradicamento e la diaspora, a causa di conflitti, dittature, oppressione, egoismo, indifferenza e criminalità di ogni genere e matrice. Possiamo affermare che l’istanza che è dentro l’anima della Resistenza non possa essere relegata a quel periodo storico, ma va tradotta nella realtà che stiamo vivendo allargando gli orizzonti, sia contro ogni forma di criminalità mafiosa, di cui non sono immuni le cosiddette istituzioni democratiche, che nella difesa e nella tutela della dignità umana, ma anche contro la sistematica distruzione operata da chi non si preoccupa del destino e del futuro delle nuove generazioni e del destino dei popoli, sacrificando sull’altare del potere e del profitto ogni diritto e principio etico. Lo spirito che ha spinto milioni di cittadini a ribellarsi di fronte all’oppressione nazifascista, deve connotare l’azione e l’impegno di chi sente la responsabilità etica, civile e culturale. Non si tratta solo di combattere i nuovi rigurgiti fascisti o neonazisti, ma di andare alla radici dei modelli che li produce, nei nuovi totalitarismi insiti al sistema plutocratico del neoliberalismo coloniale che ha causato le due terribili guerre (Grande guerra e Seconda guerra mondiale) e che continua a provocare forti disuguaglianze (come certificato dall’ultimo rapporto sulle disuguaglianze Eurostat in Italia). E’ fondamentale lottare contro quei poteri che si nascondono e agiscono attraverso l’asservimento dei media (la famigerata propaganda che è stata un’arma micidiale nella costruzione dei regimi totalitari) e che lentamente iniettano nelle vene un veleno che corrode e anestetizza la consapevolezza, la sensibilità, avvelenando le coscienze, addormentando l’intelligenza e chiudendo la visione sia del passato che del presente; e non osiamo immaginare che idea del futuro possa scaturire nei pensieri e nei sentimenti della moltitudine che si agitano dentro i labirinti narcotizzati dei social!

Chorus

In questa luce, lo spirito e i principi che sono confluiti nella Costituzione, devono rappresentare la bussola per orientare l’azione politica, sociale e culturale di un Paese e di ogni cittadino che non si rassegna ai processi di omologazione del consumismo e che non ha smesso di avere rispetto dei principi costituzionali, della giustizia, delle diversità culturali e della sacralità della vita umana. Senza questo impegno etico-civile ogni ricorrenza o anniversario diventano solo vuota retorica e ipocrita demagogica esibizione mediatica.

A questo impegno si richiama l’Anpi di Vibo (Associazione nazionale partigiani italiani), rappresentata dal presidente Silvestro Scalamandrè, nel diffondere e far affermare lo spirito e l’eredità della Resistenza e del suo testamento, la Costituzione. La festa della Liberazione avrà inizio nel pomeriggio a partire dalle ore 16 con l’omaggio ai partigiani, medaglie d’oro al valor civile, Saverio Papandrea, Vinicio Cortese ed Emilio Sacerdote; poi, verso le 17.00 è previsto l’appuntamento all’auditorium del Liceo classico “Morelli” con i diversi esponenti del mondo associativo, sindacale e politico che partecipano all’iniziativa (Libera, Cgil, Partito Democratico, Rifondazione comunista, Sinistra Italiana, Gioventù federalista europea, Centro servizi volontariato, Codacons, Federconsumatori, Associazione Nish, Auser), e dei cittadini.

Chorus

Dopo gli interventi e il dibattito sul significato del 25 aprile, ci sarà il concerto del “Global Chorus”, che presenterà uno spettacolo di musica, canti e racconti, intitolato “La rue de la vie”. Il Global Chorus nasce circa due anni fa, mettendo insieme migranti che vivono nella Locride con musicisti e cantanti locali, creando un dialogo multi-interculturale attraverso la musica e il canto. Questo tipo di esperienza si sviluppa all’interno del lavoro di accoglienza e integrazione della cooperativa sociale “Pathos”. Attiva dal 2007, da diversi anni si occupa di immigrazione, in particolare con i minori non accompagnati (opera nella Locride, in particolare a Caulonia, dove ha la sede legale, e nel comune di Benestare, dove è presente un centro per minori non accompagnati). Sono importanti i risultati artistici e sociali grazie all’impegno e alla passione profusi dagli animatori della cooperativa e dal direttore artistico del coro, il maestro Carlo Frascà. Come ha raccontato la presidente della cooperativa “Pathos” Maria Paola Sorace, il coro, oltre che integrare, ha una funzione di forte aggregazione tra migranti e cittadini residenti nelle comunità locali. Si tratta di un progetto che ha dato importanti risposte sul piano dell’integrazione, il problema principale è dato dal fatto che il coro sia costretto a rinnovarsi continuamente, perché la condizione di migranti costringe i componenti stranieri a lasciare la Locride. La cooperativa Pathos, sempre per favorire l’integrazione, aveva tentato altri tipi di esperienze, ma senza significativi risultati. “Il coro è stato quello che ha funzionato e sta andando bene” ha spiegato Maria Paola Sorace, “in quanto la musica e il canto sono un linguaggio universale che riesce a creare una umanità e una comunità cosmopolita”. Il coro rappresenta un laboratorio che si è aperto al territorio ed ospita anche studenti che svolgono l’alternanza scuola-lavoro. Con il passare del tempo e l’entusiasmo che ha generato, ha assunto anche il valore di una esperienza artistico-musicale con dei risvolti sul piano umano che non trova altri esempi, non solo in Calabria, ma anche nel resto del Paese. Attualmente il coro si compone di circa 40 elementi: la maggior parte sono migranti, l’altra è composta da operatori, musicisti e cantanti locali, che rappresentano il gruppo base.

Chorus

La Locride – nonostante i problemi di carattere sociale e di abbandono del territorio per motivi diversi, che possiamo far risalire alla presenza della criminalità organizzata, ma anche alla inefficacia sul piano amministrativo e politico da parte delle diverse istituzioni – sotto il profilo delle risposte da parte della società civile nel campo della solidarietà sociale e dell’accoglienza verso gli immigrati, ha assunto un ruolo di primo piano a livello nazionale ed europeo, come dimostra anche l’esperienza e il modello di Riace. E questo progetto del Global Chorus e del lavoro della cooperativa sociale “Pathos” rappresenta un’ulteriore importante testimonianza.

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