Parliamo di accumulatori per fotovoltaico

Quando ci si riferisce agli accumulatori per fotovoltaico a essere chiamate in causa sono delle specifiche batterie grazie a cui è possibile immagazzinare l’energia prodotta in eccesso dai pannelli fotovoltaici: in sostanza, l’energia che non viene usata nell’immediato non viene dispersa ma si accumula in tali dispositivi, in modo tale che possa essere sfruttata in un momento successivo. Le tipologie di accumulatori che si possono trovare sul mercato sono numerose: vale la pena di conoscerle tutte, anche per identificare la soluzione più in linea con le proprie aspettative.

I principali tipi di accumulatori di corrente

Tra gli accumulatori per fotovoltaico più diffusi ci sono quelli al piombo-acido con elettrolita in gel, che garantiscono un rapporto qualità prezzo più che conveniente. Due, però, sono i difetti che li contraddistinguono: si tratta del peso specifico, che è molto elevato, e delle dimensioni, che sono decisamente ingombranti. Vi sono, poi, gli accumulatori al nichel cadmio, che sono in grado di accumulare energia in grandi quantità anche a basse temperature; bisogna tener presente, però, che la loro memoria energetica è modesta, il che vuol dire che essi non possono accumulare troppa energia.

Ancora, in commercio si possono trovare le batterie al nichel, che vantano una capacità di accumulo che è il triplo di quella degli accumulatori fotovoltaici al nichel cadmio (ovviamente, prendendo come riferimento soluzioni delle stesse dimensioni), anche se la loro densità volumetrica è inferiore rispetto a quella delle batterie agli ioni di litio. I costi di manutenzione sono estremamente ridotti, mentre la lunga durata è il vantaggio principale da tenere in considerazione.

Queste batterie, in più, possono essere scaricate quasi del tutto, mentre le altre tendono a trattenere una percentuale di energia che oscilla tra il 30 e il 40%. Ancora, meritano di essere menzionati gli accumulatori con tecnologia ad alta temperatura e quelli agli ioni di litio: i primi devono essere tenuti sempre a una temperatura di 250 gradi e propongono un rapporto qualità prezzo non molto allettante, mentre i secondi sono diffusi (al pari degli accumulatori al piombo – acido) anche perché continuano a evolversi dal punto di vista tecnologico. In un confronto con le batterie al piombo, quelle agli ioni di litio costano di più, ma durano anche di più.

I costi di un kit fotovoltaico con accumulo

Delineare i costi degli accumulatori fotovoltaici non è semplice, dal momento che i valori cambiano in continuazione in funzione di un gran numero di variabili: le richieste, per esempio, ma anche i mutamenti del mercato e l’evoluzione tecnologica, che fa sì che con il passare del tempo vengano messi in commercio modelli sempre più innovativi che rendono quelli precedenti quasi obsoleti. In linea di massima, comunque, per gli accumulatori al piombo-acido si può fissare un prezzo compreso tra i 2.500 e i 4.000 euro, mentre si può arrivare fino a 6.000 euro per le batterie agli ioni di litio. Il range va dai 3.000 ai 5.000 euro, invece, per le batterie al nichel e per quelle al nichel cadmio.

Per capire se sia conveniente o meno procedere all’installazione di un accumulatore di energia è bene pensare che il risparmio che se ne può trarre dipende dal modo in cui viene effettivamente usata l’energia che si produce, dalla grandezza dell’impianto, dal tipo di batteria che si adopera e dalla gestione dell’energia, che può essere auto-consumata o venduta e immessa in rete. C’è da tener presente, inoltre, che per gli impianti fotovoltaici già esistenti l’installazione di un accumulatore comporta dei lavori da sostenere per la modifica degli impianti stessi. In genere, la spesa di 4.000 euro richiesta per l’acquisto di una batteria di accumulo viene ammortizzata nel giro di 20 anni, ma il problema di fondo è che allo stato attuale queste batterie non riescono a durare più di 12 anni.

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