Addio a Carmine Fusca, uno degli ultimi partigiani: il suo sogno è stato tradito

Carmine Fusca, uno degli ultimi partigiani, si è spento nel giorno di Natale. Tra i tanti episodi che amava raccontare, quello in cui Gianni Agnelli gli offrì il caffè preparato con le sue mani. Ma l’emozione più forte quando riceve la lettera della partigiana Adriana Colla, scritta l’8 maggio del 2012, in cui rievoca quel periodo meraviglioso, pieno di passione ed entusiasmo, il cui sogno però è stato tradito. I funerali si sono svolti pomeriggio di ieri, martedì 26, nella chiesa di San Nicola de Legistis. A rendere omaggio il sindaco di Limbadi Pino Morello e l’Anpi di Vibo con il presidente Silvestro Scalamandré.

Era uno degli ultimi testimoni della Resistenza. Carmine Fusca si è spento il giorno di Natale. Aveva 94 anni e ha vissuto nella sua comunità di origine, la piccola frazione di San Nicola de Legistis, facendo il contadino e il carbonaio. Ma “zio Carmine” (così lo chiamavano in paese) è rimasto sempre un partigiano. Nel suo Dna c’erano impressi i valori etico-civili e quella forte passione ideale per la libertà e la giustizia. Se ne è andato con il sorriso sulle labbra, proprio nei giorni in cui la Costituzione compie 70 anni: il 22 dicembre veniva approvata dall’Assemblea Costituente e il 27 pubblicata nella Gazzetta ufficiale per entrare in vigore il 1 gennaio del 1948. I valori e lo spirito antifascista della Carta costituzionale portano anche la sua firma insieme a tutti i partigiani che si sono battuti contro il nazifascismo e per l’affermazione di quei principi e ideali che hanno dato vita alla democrazia e alla civiltà democratica. Per questa eredità il 25 aprile del 2016, Carmine Fusca insieme agli ultimi partigiani ancora in vita, sono stati insigniti con la “Medaglia della Liberazione” da parte del Ministero della Difesa, per commemorare i 70 anni della Liberazione.

Le esequie si sono svolte ieri pomeriggio nella chiesa della piccola frazione. Tanti sono accorsi per omaggiare “zio Carmine” il partigiano di San Nicola. Corale e forte è stata la commozione al momento dell’ultimo saluto con la banda che ha intonato l’inno della Resistenza, “Bella ciao”. Un omaggio speciale lo ha riservato il sindaco dell’Amministrazione comunale di Limbadi Pino Morello, il quale ha messo in luce le straordinarie qualità di Fusca, definendolo un “eroe silenzioso”. Nella sua umiltà e semplicità – ha sottolineato – “ha mantenuto per tanti anni, un forte riserbo rispetto alla sua partecipazione alla Resistenza; anzi, ha nascosto questa sua lotta “come se fosse una vergogna” ha ribadito Morello. Anche don Francesco Pontoriero (parroco della Parrocchia di San Nicola), durante le esequie ha esaltato più volte la sua lotta per la giustizia e la profonda fede che lo hanno animato fino all’ultimo suo respiro. Nella sua storia, ha spiegato don Francesco, “Resistenza e Vangelo si sono incontrati e hanno forgiato la sua personalità, dedicata al bene e all’amore per la comunità, infaticabile nel lavoro e nell’impegno cristiano e sociale”. Ad esprimere il profondo dispiacere per la scomparsa del partigiano Carmine Fusca, il presidente della sezione di Vibo Valentia dell’Anpi, Silvestro Scalamandrè, il quale, come primo atto, ha adagiato la bandiera dell’associazione dei partigiani sul feretro. A nome degli associati e di tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della Resistenza e nell’antifascismo, nell’elogio funebre ha ricordato il valore e il coraggio che hanno contraddistinto Carmine Fusca nella lotta per liberare l’Italia dal nazifascismo, recando nel suo spirito una forte tensione ideale per la libertà e i principi su cui si fonda la dignità umana e ogni civiltà democratica; inoltre ha sottolineato il suo attaccamento per l’Anpi, richiamando il conferimento il 27 gennaio del 2013, nella ricorrenza della giornata della memoria, della tessera onoraria Anpi, insieme al partigiano di Zaccanopoli Domenico Mazzitelli, anche lui scomparso all’età di 94 anni il 17 gennaio del 2015. In quell’occasione era presente anche Adelmo Franceschini, il partigiano di Bologna scomparso di recente a 93 anni (luglio 2017).

Sono state diverse le occasioni in cui Carmine Fusca ha raccontato la sua esperienza di partigiano da quando l’Associazione nazionale partigiani, ha assunto l’impegno di fare memoria attraverso la viva voce dei protagonisti di quella stagione in cui l’umanità ha vissuto il male assoluto dei campi di sterminio, ma anche il coraggio e il sacrificio di tanti, come Fusca. A commemorare la sua figura anche il giornalista e scrittore Pantaleone Sergi, in veste di presidente dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, ricordando in particolare l’episodio dell’incontro con Gianni Agnelli: “È morto il partigiano calabrese a cui Gianni Agnelli preparò il caffè. Carmine Fusca, uno degli ultimi combattenti per la libertà. “Zio Carmine”, come lo chiamavano a S. Nicola de Legistis, minuscola frazione di Limbadi dove è vissuto coltivando la sua campagna, era orgoglioso del suo “diploma” di partigiano e soprattutto di quanto, assieme a tanti giovani come lui, aveva fatto nella lotta contro il nazifascismo durante la guerra di liberazione. Arruolato nel 1943 e inquadrato nel 228º reggimento fanteria, dopo l’8 settembre Carmine Fusca si trovava in val di Susa e decise di entrare, col nome di battaglia di “Carmine”, nella 17ª Brigata Garibaldi per poi passare alla 113ª, partecipando a numerosi scontri coi nemici. “Contro i tedeschi – raccontava – abbiano combattuto diverse battaglie e abbiamo teso loro impostate. Ma il nemico più pericoloso era in casa nostra: erano i fascisti capaci di fare cose che neanche i soldati tedeschi erano in grado”. Tra i suoi ricordi anche l’episodio in cui Gianni Agnelli – che la sua unità protesse per diverso tempo – preparò un caffè a lui e al suo comandante Alessio Maffiodo. “Era un galantuomo, una persona squisita – ricordava Zio Carmine – ci fece il caffè con le sue mani. Mi sembrò una cosa strana vedere un uomo come lui alle prese corna una macchinetta del caffè, nonostante fosse circondato da diversi ruoli del suo personale di servizio”.

L’Italia e l’intero mondo dovrebbero rendere onore a questi “piccoli grandi uomini” che hanno sacrificato la loro vita per restituire dignità all’essere umano, di fronte alla terrificante mostruosità dei lager nazisti e delle leggi razziali. Sono loro che hanno scelto liberamente di riscattare l’Italia dall’oltraggio compiuto dal fascismo prima con la feroce dittatura, poi con le leggi razziali e infine stringendo un patto mostruoso con Hitler e il nazismo. Chi lo ha potuto incontrare e conoscere “zio Carmine” ha avvertito immediata la grande umanità che sprigionava. Ha sempre vissuto con abnegazione e generosità la sua partecipazione alla vita della comunità nella piccola frazione dove era nato in quel lontano 24 novembre del 1923. Aveva una simpatia innata ed era rispettato da tutti, ovunque si recasse. Si faceva amare in ogni situazione e si distingueva per la sua gentilezza e la sua vitalità nelle relazioni umane e sociali, sempre proteso al bene comune e alla battaglia per la libertà e la democrazia.

Negli ultimi anni, quando il corpo cominciava ad abbandonarlo, sentiva quello “spirito guerriero” ruggire (Foscolo, Alla sera), perché era forte il desiderio di testimoniare la sua passione per la Resistenza. Ma tra i tanti momenti che di più hanno lasciato un’impronta profonda e lo hanno emozionato, quando riceve la lettera scritta l’8 maggio del 2012 dalla partigiana “Vittoria”, Adriana Colla. Dopo aver letto la sua storia sulla rivista “Patria”, questa donna, ha rievocato gli episodi che li ha visti protagonisti entrambi nelle Brigate garibaldine, nella zona della Val di Susa, tra Bussoleno e Condove (Torino), ricordando i nomi dei loro superiori, Alessio e Coppini, e la sfilata del 6 maggio 1945 a Torino. Toccante e carico di amarezza è l’epilogo della lettera:

“Sa Carmine, per me quei mesi, dal settembre ’43 all’aprile ’45, racchiudono un periodo meraviglioso, pieno di passione ed entusiasmo. Forse per i maschi non è stato così, perché per voi è stato un obbligo, per noi una scelta di libertà. Ma oggi dove è finito il nostro sogno di un futuro libero, democratico, dove tutti dovevano essere rispettati? Io ho ormai novant’anni e questo non è più il mio mondo”.

Anche Adriana Colla si è spenta, il 17 maggio di quest’anno. Era nata a Susa nel 1922, luogo dove aveva combattuto insieme a Carmine Fusca, ed è stata presidente onoraria dell’Anpi di Borghetto Santo Spirito (Savona). Adesso si ritroveranno in un altro mondo e immaginiamo il loro incontro per ricordare quei giorni che li hanno visti protagonisti in cui poter coronare il più grande dei sogni terreni, “un futuro libero, dove tutti sono rispettati”.

foto partigiano Carmine Fusca foto partigiano Carmine Fusca 4 Fusca con la medaglia della Liberazione Fusca e franceschini

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