Movimento Cinque Stelle primo partito italiano, ma non basta per vincere

Le defezioni di Pisapia ed Alfano metteono ulteriormente in crisi Matteo Renzi così come l’ingresso sulla scena di Piero Grasso con Liberi e uguali. I sondaggi pubblicati dal Corsera danno la formazione del presidente del Senato al 6.6%. La coalizione ottiene un punto in più della sommatoria di Sinistra italiana, Possibile ed Mdp. Ipsos ha fatto la rilevazione prima che uscissero di scena Angelino Alfano e Giuliano Pisapia. Voti che potrebbero finire a Grasso che punta senza omra di dubbio almeno al 10%.

E’ messo sempre peggio il Partito democratico renziano. Il PdR scende al 24.4%, un punto sotto il partito che nel 2013 era guidato da Pier Luigi Bersani. E’ sempre più evidente che l’operazione a Sinsistra mette all’angolo l’ex sinmdaco di Firenze e favorisce sia il M5S sia il centrodestra. Silvio Berlusconi ha tutte le chance che il suo schieramento vinca le elezioni politiche 2018.

Il centrodestra unitario si attesta al 36%: Forza Italia 16.7%, Lega 14,4%, Fratelli d’Italia 4,9%. L’effetto Silvio è notevole e una sua eventuale riabilitazione di Strasburgo poterebbe senza dubbio il centrodestra a sfondare la soglia del 40%, obiettivo minimo dell’allenza Berlusconi-Meloni-Salvini.

L’effetto Renzi (che ha distrutto il centrosinistra) porta beneficio anche al Movimento Cinque Stelle che vola al 29,1% (era al 27,5%) e può sicuramente superare il 30% confugurandosi come il primo partito italiano. Luigi Di Maio non può ambire comunque a fare il premier a meno che non si realizzi un’alleanza con Piero Grasso. I numeri sono dalla parte di Berlusconi e alleati.

I voti di Alternativa popolare (2,7%) potrebbero finire nello schieramento di Grasso, così come nel Pd o nel centrodestra. Scelta civica vale lo 0,2%. Tutti voti che potrebbero finire nel calderone degli indecisi e degli astenuti. Il partito del non voto si attesta al 35,3%. E’ un partito silenzioso che potrebbe vincere le elezioni. E’ la sacca di voti su cui puntano Berlusconi, Renzi e Di Maio.

Silvio Berlusconi

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