Banche: la Ue accelera iniziative sui crediti deteriorati. SDL Centrostudi sorveglia

La crisi economica e del credito, scatenatasi dal 2007, ha generato l’esigenza di migliorare il rafforzamento del credito. Fra le ultime iniziative messe in campo dalla BCE troviamo un documento presentato ai primi di ottobre su come gestire i Non Performing Loans (Npl) delle banche, noti anche come crediti deteriorati.

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Il cuore di quanto richiesto da Bruxelles prevede che dal 2018 i crediti non garantiti a sofferenza debbano essere coperti da accantonamenti nel giro di due anni. Quanto ai crediti garantiti anch’essi diventati sofferenze, dovrebbero essere coperti da accantonamenti nel giro di sette anni. La regola varrebbe per tutti i crediti di cattiva qualità dal 2018 in poi, indipendentemente dalla data di inizio del credito. Il condizionale è d’obbligo, dopo le aperture della Commissione Europea, che ha evidenziato come, nella formulazione definitiva del regolamento, eventuali misure vincolanti e richieste della supervisione della Bce potranno essere imposte soltanto caso per caso su specifiche circostanze riguardanti specifici istituti di credito e non alla platea generale delle istituzioni creditizie europee.

L’organo di vigilanza della banca centrale europea, presieduto da Danièle Nouy, contestualmente alla pubblicazione della prima stesura del regolamento a ottobre, ha reso noto che le banche della zona euro hanno più di 1000 miliardi di Npl che sono una zavorra per i bilanci e frenano l’erogazione del credito. Ora che la situazione economica è molto migliorata, Bruxelles si augura di vedere un progresso molto significativo nel caso degli Npl.

Nel 2016 le prime 10 banche italiane hanno registrato nuovi crediti problematici in bilancio per 29,4 miliardi. Si va dai 10,5 miliardi di Unicredit agli 1,1 miliardi dei Carige o ai 706 milioni di Creval, che però hanno impieghi alla clientela sensibilmente inferiori e pari rispettivamente a 18,2 e 17,4 miliardi di euro. Tutte insieme, le prime dieci banche hanno 228 miliardi di crediti difficili sui 249 miliardi totali in pancia alle banche italiane.

La maggior parte (78%) delle nuove sofferenze sono garantite e quindi le banche avrebbero sette anni di tempo per essere «abbattuti» del 100%. Secondo i dati di Bankitalia, il 54% delle garanzie viene recuperata dopo più di 5 anni ma entro nove anni la percentuale di recupero si avvicina al 100%.

Il problema legato ai NPL a partire dal 2018 sarà quindi aumentarne la copertura, e ciò molto probabilmente richiederà dei nuovi aumenti di capitale, oltre a quelli già avvenuti negli scorsi mesi, ultimo in ordine di tempo quello di Banca Carige. L’aumento di capitale è un atto o un’operazione di carattere straordinario nella vita di una società in quanto, andando a modificare il capitale sociale, determina una variazione dell’atto costitutivo e deve essere deliberato dall’assemblea in seduta straordinaria. Può essere realizzato o con la modifica del patrimonio netto (aumento a pagamento) o con la semplice imputazione di riserve o fondi di bilancio (aumento gratuito). In entrambi i casi l’aumento può aver luogo con l’emissione di nuove azioni o con l’aumento del valore nominale dei titoli in circolazione.

SDL Centrostudi, società che combatte da alcuni anni in prima linea e a fianco di correntisti contro gli illeciti della finanza spregiudicata, sarà in prima linea a sorvegliare che per le coperture dei NPL le banche non cerchino di sfruttare alcuni vecchi trucchi, come l’anatocismo e l’usura bancaria. Le battaglie legali condotte da SDL Centrostudi contro il sistema bancario hanno permesso finora di restituire nelle tasche degli italiani milioni e milioni di euro indebitamente loro sottratti per usura, anatocismo o illeciti bancari.

 

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