La Repubblica


La Repubblica

Di Vincenzo Calafiore
19 Giugno2017 Udine

“adempire i propri compiti non esteriormente, ma interiormente, in un’azione che coinvolge veramente la propria personalità e carattere, per cui l’individuo non permette che ciascuno dei suoi elementi esplichi compiti propri di altri né che le parti dell’anima s’ingeriscano le une nelle funzioni delle altre; ma, instaurando un reale ordine nel suo intimo, diventa signore di se stesso e disciplinato e amico di sé medesimo e armonizza le tre parti della sua anima”. (Platone, La Repubblica, libro IV,443 c-d)

Di cosa oggi un cittadino italiano dovrebbe essere orgoglioso?
– Di essere italiano?
– Di vivere in una Nazione in cui non prevale la giustezza sociale?
– Di non avere una classe politica che degnamente lo rappresenta?

Di cosa io dovrei essere orgoglioso? A questa domanda oggi non saprei proprio rispondere.
L’Italia che io ho servito una vita con grande Orgoglio e con immenso Onore oggi non esiste più, questa è una corporazione politica ereditaria, cioè un qualcosa che si tramanda e si perpetua nelle mani e nel ventre di quella classe politica che ormai stabilmente e prepotentemente domina peggio di una dittatura bianca il mio paese o la mia Nazione ( ma è un paese o una Nazione? Una volta si chiamava Nazione… )
Questa classe politica che ha creduto bene di svenderla lasciando che venga invasa da altra gente, clandestini e pregiudicati, che qui possono liberamente circolare, rubare, violentare, spacciare, malavitare, spadroneggiare senza avere rispetto del popolo e della nazione che li ospita.
Dovrei essere orgoglioso della mia Nazione in cui in tutti i livelli di potere prevale silenziosamente la corruzione?
Una Nazione in cui si va in galera prima condannato dalla stampa e poi dalla giustizia?
In cui se rubi poco le porte del carcere si spalancano e se rubi tantissimo rimani ai domiciliari o rimani a governare?
Dovrei essere orgoglioso di una Nazione che costringe persone alla fame nera, o a rovistare tra i rifiuti?
Dovrei essere orgoglioso di uno Stato che leva le case ai propri cittadini per consegnarle agli immigrati; che consente l’occupazione abusiva di edifici e complessi?
Dovrei essere orgoglioso di uno Stato che naviga nel “lusso “ e “ agio “ a discapito dei cittadini? ( pensioni, stipendi dei parlamentari etc etc. ).
Dovrei essere orgoglioso di uno Stato che non bada a fare tagli indiscriminati alle forze dell’ordine invece di privilegiarle? Uomini che avendo giurato fedeltà obbediscono con grandi sacrifici!
Dovrei essere orgoglioso di uno Stato che permette a una banca di rubare i risparmi e nessuno ne è responsabile?
Dovrei essere orgoglioso di questo Stato che sta svendendo la Nazione?
Dovrei assistere senza nulla poter fare, al su degrado?
No, questo non è lo Stato che ho conosciuto io.
Le virtù fondamentali dello Stato sono o sarebbero quattro:
1) La saggezza, incarnata dai cittadini, dalla classe dei governanti
2) Il coraggio, incarnato dalla classe dei combattenti
3) La temperanza che appartiene a tutte e tre le classi
4) La giustizia.

Post scriptum:
Socrate ne era fermamente convinto: il male è generato dall’ignoranza.
Vissuto nel V secolo, il suo modo di fare filosofia considerato troppo invasivo e diretto non piacque alla maggior parte dei suoi concittadini.

Per Socrate la filosofia era un vero e proprio modo vivere.
“Nessuno compie il male volontariamente” e “la virtù è conoscenza” sono due dei pilastri fondamentali del pensiero socratico.
Socrate aveva cieca fiducia nella ragione. Secondo lui l’uomo, naturalmente incline alla felicità, l’avrebbe potuta raggiungere solo attraverso il bene, e il bene, poteva essere fatto solo attraverso la conoscenza e la ragione. Il male, di conseguenza, era fatto involontariamente e per ignoranza.
Come detto prima quindi, il male è generato dall’ignoranza. Se un uomo è ignorante, è chiaro che è portato a compiere il male e quindi non potrà mai essere felice.
C’è qualcosa nella convinzione di Socrate che a parer mio non quadra.
Chi è a conoscenza del bene, cioè colui che potrebbe prendere la strada “giusta” può decidere di non seguirla scegliendo l’opposto: la strada del male. Questo non sempre accade per ignoranza ma anche per volontà. È la volontà che spinge l’uomo a optare il bene o il male.
Socrate non ne aveva tenuto conto.
L’uomo è libero di scegliere, niente gli impedisce di prendere la strada sbagliata, quella che avrà conseguenze negative.
Se così non fosse, come si spiegherebbero tutti i massacri e i “buchi neri” della storia? Si potrebbe credere che le stragi compiute da questo o quell’altro fossero state fatte per ignoranza; io credo più per volontà. Hanno scelto di farlo, consapevoli delle proprie azioni e delle conseguenze. Secondo il ragionamento socratico dovremmo definire ignoranti, privi di cultura e conoscenza tutti i Re, dittatori, uomini di politica che nella storia hanno compiuto cattive azioni, ucciso, massacrato, sperperato odio e terrore fra gli uomini; o semplicemente tradito la loro patria o la fiducia del popolo. Non l’hanno fatto per ignoranza, magari qualcuno sì, forse anche per pazzia; però la maggior parte l’ha fatto per scelta.
Penso sia palese che tutti gli uomini abbiano come obbiettivo comune la felicità. Ma ognuno di noi può raggiungerla attraverso strade differenti, secondo la propria volontà.
Se un uomo sceglie la strada sbagliata non è detto che lui la consideri tale. Così come se un uomo sceglie la strada giusta, qualcuno potrebbe non considerarla tale.
In questo caso entrano in gioco anche i diversi punti di vista delle persone e le diverse percezioni di bene e male.
Il pensiero di Socrate quindi, oggi può apparire paradossale e riscontrare divergenze in diversi punti.
Molto probabilmente sono cambiati i modi di pensare degli uomini, le concezioni di significato e le abitudini. In questo modo il messaggio che Socrate voleva inviare agli uomini arriva a noi falsato dalle nostre percezioni.
Egli sbagliava nell’essere convinto di saper distinguere in maniera precisa il bene e il male. Il bene e il male sono concezioni soggettive nella maggior parte dei casi. Socrate ragionava in modo oggettivo, come se un “qualcosa” doveva per forza essere bene o male, giusto o sbagliato, bianco o nero.
Non teneva in considerazione dei diversi costumi e mentalità dei popoli, dei diversi pensieri degli uomini del suo tempo. Sbagliava in questo. Ciò che per lui era giusto, doveva esserlo per tutti.
Per esempio: un genitore può ritenere giusto (quindi bene) accontentare il figlio nel comprargli un nuovo giocattolo, in questo modo lo vedrà felice; un altro genitore può ritenere ciò sbagliato (quindi male) in quanto il figlio sarà viziato.
E’ un banale esempio per dimostrare come la percezione di bene e male può cambiare da persona a persona e di come Socrate sbagliava nella sua concezione obbiettiva.

9 su 10 da parte di 34 recensori La Repubblica La Repubblica ultima modifica: 2017-07-19T16:22:37+00:00 da Vincenzo Calafiore
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