Il Governo Gentiloni si converte al motto benedettino “Ora et labora”

Il Governo, dopo l’expedit del Quirinale, alla vigilia di questo Natale, si converte al motto benedettino “Ora et labora”, mentre il rerum vulgarium fragmenta di Matteo Renzi, si concentra sui dettagli del dolce stil novo

Ricordate le copiose lacrime di Elsa Fornero? Qualcuno sospetta che siano rimaste nelle urne segrete del Monte dei Paschi. All’epoca eravamo nel tempo in cui nostro Signore voltava le pagine del 2011 verso il solstizio d’inverno, mentre il novello Salvatore Mario Monti e il suo cenacolo si accingevano a sacrificarsi per la salvezza della patria. Negli annali della Seconda Repubblica (ispirato da quella platonica), Re Giorgio lo aveva nominato senatore a vita per alti meriti (forse perché era nato in una grotta), immediatamente prima di immolarsi sulla croce del calvario Italia.

All’epoca, il novello Salvatore, dopo il naufragio della flotta di Arcore, con i suoi gloriosi cavalieri, capitani, dame di corte, damigelle, e con tutto il resto dell’equipaggio, recitava un rosario che è rimasto scolpito sui pulpiti mediatici dei nostri flebili archivi orali e digitali in questi tempi veloci e super connessi. Un lustro, pensate… Ricordate la sonata in fa diesis minore per violino: “C’è lo chiede l’Europa”; e l’altra sonata in sol maggiore per pianoforte: “Ce lo chiedono i mercati!”. Che stupende parole pronunciate dal messia Monti! Che meravigliosa musica Re Giorgio! Ritorna in mente “Il flauto magico” di Mozart  con l’uccellatore Papageno , al servizio della Regina della notte,  che suonava il flauto di Pan a cinque canne in cerca della donna da amare e l’uccellatrice Papagena che tentava di far innamorare Papageno. Adesso ci sono i canti di molti uccelli (twitter) che per fortuna cinguettano con grande passione, recuperando con i loro versi aulici quel meraviglioso mondo dell’Arcadia.

Ma quanti anni sono passati da quel dì che preannunciava il Natale del 2011! Il Bambinello, nato in povertà, riscaldato dall’alito del bue e dell’asino nella fredda mangiatoia. Questa scena del presepe di San Francesco che si era sposato con Madonna Povertà, avrà ispirato i sentimenti del novello messia Mario che portava in grembo il catechismo dei mercati, con gli altri pastorelli e artigiani delle lobby finanziarie. Un lustro! Sembra un’eternità. Come era carico di poesia, di ispirazione lirica in quell’atmosferica evangelica il bocconiano d’hoc professor Monti! Era un atto di grande umanità la sua (delle serie  homo sum humani nihil a me alienum puto, sono un uomo e non considero estraneo a me niente che sia umano), per la vocazione filantropica della compagine plutocratica selezionata per gli alti servigi spirituali alla redenzione di una umanità miserrima, decadente e corrotta. Non siamo lontani dal vero nel pensare che abbia letto e rieletto il Discorso della montagna: “Beati i poveri perché di essi sarà il regno dei cieli!” Quanta consonanza e risonanza semantica e religiosa tra la “Montagna dei poveri”, il “Monte Citorio” e il “Monte dei Paschi” …  e come si beava nelle sue beatitudini! Questa tensione spirituale ed  escatologica lo aveva spinto per amore dei poveri cristi – e non certo dei mercati, come andava predicando e predicendo – a fare una scelta coraggiosa e radicale: i poveri dovevano espiare più in profondità la loro povertà e diventare sempre più numerosi, altrimenti l’umanità non si sarebbe salvata! Il possesso dei beni terreni significava la perdizione.

Adesso quel miracolo, a distanza di Cinque anni, si ripete: infatti i poveri si sono moltiplicati come i pani e i pesci. C’è una concezione sincretistica della religione e del tempo in questo disegno teologico della mistica e provvidenziale Storia nazionale e istituzionale italica. Corsi e ricorsi. Dall’età degli Dei siamo passati a quello degli Eroi, e infine a quella degli Spiriti Magni. E si chiude così il tempo ciclico nel segno del “Penta”: come le Cinque canne del flauto di Pan di Papageno, come il Pentagramma su cui Mozart ha scritto le note del Flauto magico, come le mitiche Cinque età, come il Cinque maggio, come le Cinque dita della mano che hanno stretto il Patto del Nazzareno o come il Pentapartito … e tutto il simbolico immaginario che ha generato il Cinque da quando Pitagora e poi Galileo Galilei hanno rivelato che il libro dell’universo Dio lo ha redatto con i  numeri (“La matematica è l’alfabeto con il quale Dio ha scritto l’universo”). Ed ecco, nel cielo stellato appare la nuova stella polare a Cinque punte e il nuovo miracolo viene annunciato agli Italiani dal Verbo incarnato dal nuovo patto Gentiloni dopo l’expedit del Quirinale.  Soprattutto ai giovani dell’esodo biblico, quelli che la Fornero, alla luce delle sue strazianti lacrime (sunt lacrimae rerum, “Ci sono lacrime per le vicende umane”, Eneide, Virgilio), li ha definiti in modo amorevole “ciusi”. Adesso ci pensa il ministro del lavoro Giuliano Poletti, il quale in un atto di magnanimità, ha dichiarato che “è meglio non averli tra i piedi.”

Ma, dopo 500 anni di dura ed estenuante lotta, anche la Chiesa si ritrova ancora tra i piedi la riforma protestante; infatti imperversa il Calvinismo: la salvezza è stata riservata ai predestinati, cioè, a coloro che si sono arricchiti per opera del capitale dello Spirito Santo (Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo), in cui il segno della grazia divina visibile è la ricchezza, il profitto, il benessere generato dal lavoro “dell’ipocrisia”, aggiungiamo noi. Per questo con lo sguardo ancora trasfigurato dopo essere stato consacrato, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, come accade in tutte le manifestazioni soprannaturali, lo ha rivolto in alto, al Monte Olimpo, al Monte Tabor, al Monte Citorio e al Monte dei Paschi e si sarà ricordato del Monti Mario. Sono pronti ben venti miliardi per le casse del sistema bancario. In fondo è un’operazione filantropica, archeologica ed evangelica, in quanto si tratta di un bene culturale e spirituale (la banca più antica del mondo nata come Monte di pietà nel 1472 per dare aiuto alle classi disagiate della popolazione). Invece per i “CINQUE” milioni di cittadini italiani che vivono la povertà assoluta (con oltre un milione e 200 mila bambini), nessuna salvezza, perché devono espiare i loro peccati di povertà, per essere accolti dalle mani callose dell’Assoluto.

È il nuovo stile Gentiloni. “Lo stile è l’uomo” decretò nel Discours sur le style, pronunciato per la sua ammissione all’Académie française da Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon autore della fondamentale  Storia naturale, (Montbard, 7 settembre 1707 – Parigi, 16 aprile 1788). Lui non più Vincenzo Ottorino, come l’antenato conte, ma Paolo, percorre la nuova via di Damasco. E in questo suo primo cammino verso la conversione, riempie di lodi il presidente della Colombia Juan Manuel Santos (premio Nobel per la Pace 2016) ,ne esalta le virtù riformatrici, profetiche e ascetiche, e applica, da fine predicatore, la figura retorica dell’anafora, ripetendo “è un esempio”. La sua arte retorica è l’eredità che avrà ricevuto dal suo illustre antenato o dal genius loci fiorentino? Lo avete ascoltato il Magnificus, dopo aver ammesso che “non abbiamo perso, ma straperso”, con l’accento non più sull’Io, ma sul Noi. Che conversione! Ricordate alcuni dei suoi più fischiati cinguettii (tweet ): “orgoglioso di questo popolo che vuole cambiare l’Italia”; “insieme possiamo fare il primo passo per cambiare l’Italia”; “scriviamo insieme il futuro, per un’Italia più semplice e più forte”; “con il Si, si cambia. Con il No, tutto rimane bloccato”; “se vince il No, non cambia nulla; con il Si facciamo un passo avanti per fare ripartire l’Italia”; “Il lavoro di questi due anni ha prodotto un cambiamento radicale ma la sfida più grande inizia adesso”. Cambiamento, cambiamento, cambiamento! Ma il “gattopardismo” non è mai cambiato: “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima” (Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa). Dopo la breve meditazione zen, anch’essa “fragmentata”, l’innovatore “homo de rerum volgarium fragmenta” ha tirato fuori dal suo cilindro magico, indovinate cosa? Il Mattarellum! Un po’ di tempo fa aveva tentato con il “mattarello” di stendere la sfoglia ormai incrostata e vetusta della Costituzione. Adesso gli italiani – mai così evocati in quel lontano tempo in cui li voleva cambiare o scambiare la loro storia e il loro destino – si faranno una scorpacciata di strozzapreti dopo che a strozzarsi sono stati i chierici “vagantes” del Pd. Quelli della lingua del Sì, avendo previsto che l’arcaico e glorioso Senatus Populusque Romanus (SPQR) , sarebbe diventato solo una casa (o casta, pardon nous) per la villeggiatura di consiglieri regionali e sindaci affinché potessero vivere l’esoterica esperienza dell’iniziazione alla fratellanza. Non dimenticatelo,  al Magnificus è stato riservato dalla lampada del  genio di  Re Giorgio, il dono della profezia, leggendo in profondità i pensieri, i desideri e le intenzioni degli italiani. Tanto rumore per nulla? l’Italicum che avrebbe reso l’Italia un  Paese in grado di affrontare le sfide planetarie del cinguettio, adesso veleggia nelle sfere celesti per la sua sublime materia. E così il Matterellum sarà il nuovo flauto magico per il destino delumile vulgo (Il giorno, Parini) verso la luce della sapienza solare. Ma queste sono “nugae” (cose di poco valore, bagattelle, rottami) del nuovo rerum  vulgarium fragmenta, perché è stato composto il nuovo Canzoniere dedicato a madonna Maria Elena, in vita dopo il post-mortem del referendum, risuscitata dal nuovo annuncio del patto Gentiloni. Dopo le sonate quante ballate! Dopo la Canzona di Bacco, quanti carpe diem oraziani (“Mentre si parla, il tempo è già in fuga, come se ci odiasse! Così cogli la giornata, non credere al domani”); e quanti odi, inni sacri e arie dopo l’incipit del nuovo canto XXVI della Commedia (rivisto con licenza poetica):  “Godi, Fiorenza, poi che se’ si grande/ che per mare e per terra batti l’ali,/ e per l’etruria  il tuo nome si spande…)  Che versi profetici! Senza dimenticare però quelli del VI canto del Purgatorio, Ahi serva Italia

Ma in questo clima natalizio e divinatorio è stato imposto dalle Altissime sfere (sursum corda) che tutto il corteo del Patto Gentiloni si dovrà attenere alla disciplina del motto benedettino “ora et labora”, soprattutto dopo che il ministro del Lavoro Poletti ha deciso di dedicarsi al destino di 100 mila giovani in fuga come il tempo di Orazio, e si è assicurato di “non averli tra i piedi”. Ma che cosa cercano questi ricercatori? Hanno anche la presunzione di mettere nelle loro corde vocali i verbi ausiliari con i verbi servili regolari e irregolari, i predicati verbali e nominali, addirittura di coniugare il presente con il futuro prossimo del verbo essere e del verbo pensare… L’Italia invece  ha bisogno di gente che esegua soltanto cinguettii. Ci pensano loro, i gentili e i nobili “Gentiloni”,  a “dittare al core” il dolce stil novo per la loro salvezza umana e spirituale. Invece questi “ciusi” in fuga, si sono permessi addirittura di votare No.

Renzi, Poletti & company,  dopo l’articolo 18, volevano togliersi dai piedi anche la Costituzione. Ironia della sorte adesso gli italiani si ritrovano tra i piedi, non solo il profeta del jobs-act, ma pensate, anche la Beatrice Lorenzin (quella del Fertility Day), la Angela Finocchiaro (presidente uscente della commissione “Affari istituzionali del Senato” e relatrice della riforma costituzionale bocciata dal referendum), i cui nomi rievocano le angeliche donne “del dolce stil novo”; per non parlare poi della bella addormentata nei boschi dell’Etruria, che ha messo la firma e il firmamento, in virtù delle sue visioni utopiche e spirituali, alla rivelazione dell’anima rinascimentale italiana. Per questo proponiamo che venga data un’altra laurea honoris causa, nella sede aurea del Campidoglio, al neo ministro Valeria Fedeli per la fedeltà allo nuovo stile del curriculum vitae, ad personam e ad vitam aeternam delle ministre di questo Governo. Anche quel fissato di Petrarca si è fatto incoronare con l’alloro al Campidoglio (21 aprile 1341) e se ne andava in giro per la Provenza a meditare sulle sue inquietudini, e per tutta la sua vita non ha fatto altro che pensare a Laura – neanche fosse la Maria Elena! – e passava il suo tempo a limare le sue nugellae del Rerum vulgarium fragmenta. Ecco perché, in un atto di suprema ispirazione, ascoltando il vento che spira dalla mitica vetta dell’Elicona, e ispirati dalla musa Talia (tanto per rinfrescare la memoria, una delle nove figlie della dea Mnemosyne che presiede alla Commedia), dopo questa ennesima re-citazione messa in atto dal nuovo expedit, proponiamo al ministro dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università, di fondare una mitica compagnia teatrale stabile a Palazzo Madama, lasciando a Lei la libertà di dare un nome da aggiungere al suo curriculum; noi suggeriamo, “fedeli” al motto benedettino “ora e labora” (senza scomodare Aristofane, le sue Nuvole  e le sue Rane, o La vita è un sogno di Calderon de la Barca, per non parlare dell’Amleto di Shakespeare), come prima rappresentazione, i Cinque personaggi in cerca d’autore (perché il Sesto è in fuga all’estero, dopo le parole di Poletti), oppure il Giuoco delle parti. L’autore è Luigi Pirandello, tanto per intenderci, quello delle “maschere nude”, il quale ha scritto che “la vita sembra una enorme pupazzata” (Lettera alla sorella, del 31 ottobre 1886). Ma restiamo in silenziosa ammirazione  per l’eloquentia del vulgarium della illustre compagnia teatrale. Siamo certi che in questa illuminata e meditata selezione da parte del Presidente del Senato Piero Grasso, con il crisma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ci sia una esegesi profonda delle “Le vite parallele” del greco Plutarco (45 – 120 d.C.) e del De viris illustribus, del coronato aretino messer Francesco Petrarca. Oppure è da supporre che il novello principe di Fiorenza,  mentre stava facendo le fotocopie al Principe del segretario fiorentino Niccolò Machiavelli, per mancanza di inchiostro, a causa della spending review, non sia riuscito in tempo a consegnarlo al segretario generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti. Ma al solito, “la fortuna aiuta gli audaci”, o “il destino favorisce chi osa”, audentes fortuna iuvat, come aveva intuito Virgilio nell’Eneide. E così abbiamo assistito al non plus ultra. Non possiamo andare oltre. Noi comuni mortali abbiamo dei limiti, est modus in rebus. Ma che nostalgia dei vecchi calamai! Che bella pagina è stata trascritta con la nuova calligrafia italica dalle zampette fatate dell’amanuense segretario della Presidenza della Repubblica alla vigilia di Natale!. Che bel dono si ritrovano gli italiani sotto l’albero! Il diavolo si annida nei dettagli, come “i neon che non funzionano” vero Matteo? È questo il tuo nuovo evangelico Verbo? (predicato all’assemblea nazionale del Pd del 18 dicembre).

(Sul nostro quotidiano La Prima Pagina gli articoli del 26/12/2011 e del 24/12/2012 che anticipano la profezia, o meglio la realtà).

9 su 10 da parte di 34 recensori Il Governo Gentiloni si converte al motto benedettino “Ora et labora” Il Governo Gentiloni si converte al motto benedettino “Ora et labora” ultima modifica: 2016-12-24T12:00:16+00:00 da Nicola Rombolà
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