Il Natale, l’orgoglio nazionale, la crisi, l’equità e l’ipocrisia

E’ tempo di feste e di crisi. Questa parola deriva dal greco krisis, ‘scelta, decisione’. E fedeli allo spirito del Natale, l’illuminata classe politica ha deciso di farci sperimentare il significato reale, e ci auguriamo anche spirituale, della Natività. E così è arrivato il tempo della povertà che segnerà il futuro di tanta parte dell’umanità del nostro Paese perché, questa è la buona novella, ce lo richiedono a gran voce i mercanti del tempio: che significa mettere il nostro destino nelle mani delle lobby finanziarie (i responsabili di questo disastro). I grandi cattedratici economisti assoldati, gli egregi professoroni, dovrebbero spiegare agli italiani che cosa significa per loro equità: garantire i più ricchi e dissanguare ancora di più chi già ha versato il proprio sangue? Ma se a casa loro entrasse un ladro e rubasse i loro averi, che farebbero le forze dell’ordine al servizio della giustizia? metterebbero in carcere il ladro o il derubato? La risposta che si dà è che ad essere incarcerato è proprio chi ha subito la rapina. Questa è giustizia, è equità, è democrazia? Dovrebbero ancora dirci come è possibile irrigare i campi quando c’è siccità se l’acqua viene tenuta chiusa nei serbatoi finanziari delle banche e dei paradisi fiscali. Per comprendere questo ci sono voluti i grandi cervelli sfornati dalla Bocconi. Se il sangue non circola nel corpo di una società, questa si ammala; e questi egregi signori che cosa fanno? succhiano quel poco sangue come i vampiri. Ma quali sono i sentimenti umani e religiosi che li animano? a quale legge dello spirito risponde questa strana genia che siede negli scranni del Parlamento? Ormai i mercati sono diventati la nuova divinità da adorare, a cui dobbiamo immolare la nostra esistenza, per il bene della casta sacerdotale che amministra il tesoro del tempio come avveniva nelle antiche civiltà e ricreare la classe dei nuovi schiavi al servizio dei lussi e dei privilegi di questi nuovi custodi della salvezza che vestono i panni di ministri, cioè dei servitori dello Stato. Bel servizio che state rendendo a questa Italia tanto decantata dal nostro Capo dello Stato che ha esaltato l’orgoglio nazionale ritrovato nei 150 anni dell’unità d’Italia!. Quale sarebbe dunque l’orgoglio? Quello di succhiare il sangue della povera gente, quello di mettere in mano il nostro destino a dei mercenari!? Questa retorica si dovrebbe misurare con le tante famiglie che non hanno da mangiare, con i tanti padri che hanno perso il lavoro, con la povertà che si sta allargando a macchia d’olio, con la corruzione sempre più imperante, con il degrado etico e morale e non certo con i lauti proventi che questi egregi benefattori intascano ogni giorno. Una società che non mette al centro della propria politica la dignità delle persone anziane e quella delle fasce più deboli, è una società incivile, antidemocratica e che retrocede allo stato barbarico. Le scelte che sono state fatte dai nostri esimi professoroni avranno pesanti ricadute e non risolveranno la crisi, anzi si aggraverà e così prenderanno altri provvedimenti ancora più pesanti e toglieranno i pochi diritti rimasti – se ancora un cittadino che è costretto a vivere nel bisogno può dire di avere – e così gli adoratori degli idoli del tempio avranno svolto il proprio compito fino in fondo riducendo la maggior parte della gente a perdere la propria libertà e dignità; e tutto questo (è veramente incredibile!) con la complicità di quel partito che ama definirsi ancora “democratico” e di sinistra di questa nostra Repubblica Democratica fondata sull’eccellente lavoro dell’ipocrisia. Mi auguro soltanto di non essere la Cassandra di turno.

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