Da Monticchio a Rionero ad Aliano e Sant’Arcangelo le riprese del nuovo film di Giovanni Brancale

Si sta girando in questi giorni in Basilicata, da Monticchio a Rionero ad Aliano e Sant’Arcangelo, il nuovo film di Giovanni Brancale, Le terre rosse. Un film evocativo già dal titolo in quanto tratterà di luoghi come la Basilicata che nei secoli hanno subito soprusi ed prevaricazioni, ma che hanno avuto anche reazioni di massa come il brigantaggio post-unitario, evento che la storia non ha ancora chiarito del tutto. Il film del toscano Giovanni Brancale (lucano di origini, è di Sant’Arcangelo) partirà proprio dal fenomeno postunitario, lambito solo in parte, per approfondire maggiormente le microstorie di una comunità lucana. Le terre rosse è tratto dal romanzo Il Rinnegato (ed. Polistampa) dello scrittore lucano Giuseppe Brancale (1925-1979), padre del regista; segue le vicende di un personaggio, Giuseppe Prestone, e la comunità di cui fa parte, nell’arco temporale di 27 anni, dal 1860 fino a 1887. Il regista cerca dunque di analizzare un preciso periodo storico nella sua terra di origine, per raccontarne le vicende che hanno come elemento conduttore la terra, intesa come patria, luogo di origine ed “imprinting”. Il film sarà girato interamente in Basilicata, nel Vulture, dove si sviluppò il fenomeno del Brigantaggio; quindi ad Aliano, per omaggiare la figura di Carlo Levi, a Sant’Arcangelo e infine nei punti più arcaici dei Sassi di Matera, utilizzando, i volti, i costumi, la lingua, i luoghi che ancora conservano assonanze storiche e culturali. La realizzazione del film si avvale della esperienza dello scenografo Gaetano Russo e dispone della collaborazione attiva del CineClub “Vittorio De Sica” che da oltre venti anni opera nella diffusione della cultura cinematografica. Interpreti del film sono due giovani attori.

Il film di Brancale è il primo di una trilogia che la casa di produzione Estravagofilm intende portare a compimento. Da tempo opera nel settore della produzione cinematografica con la realizzazione di alcuni film quali Il Maestro e Margherita, La Formula, Nel nome del padre, Salvatore Rabbunì, diretti dallo stesso Brancale, che hanno riscosso un apprezzabile successo di critica e di pubblico. Ora questa nuova prova, che si collega all’opera di Brancale senior. Proprio recentemente la studiosa Elena Gurrieri ha dedicato in Carte vive (Mauro Pagliai editore) alcuni preziosi saggi a questo autore, la cui opera è stata presa in esame dal Centro studi umanistici guidato da Luca Nannipieri in Toscana, dal Premio Basilicata e dall’ateneo del Salento che ha assegnato una tesi di laurea ad Ada Rita Cutrino per una ricognizione complessiva dello scrittore. Con la pubblicazione, nell’ottobre 2007, proprio de Il rinnegato, da cui viene tratto il film Le terre rosse, ha preso il via il progetto «Giuseppe Brancale. Opere complete» per Polistampa di Firenze, in quattro volumi. Giuseppe Brancale è stato autore di quattro romanzi, oltre che di alcuni racconti, tutti ambientati in Basilicata, nella Valle dell’Agri, e di un saggio sulla questione meridionale. Il tema di fondo è quello del ritorno (nei luoghi, nella memoria, nella Storia) intrecciato alla dimensione della speranza. I lavori lasciati da Brancale coprono le vicende di due secoli, l’Otto e il Novecento, con una puntata, venata da tratti gotici, nell’età romana in Echi nella valle, pubblicato nel 1974. Per questo libro Carlo Levi, amico di Brancale, disegnò il bozzetto di copertina. Echi nella valle ottenne il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Al 1977 risale invece la pubblicazione del romanzo Lettere a Michele, dedicato al medico santarcangiolese Michele Di Gese, che rappresenta il testamento spirituale dello scrittore. Inediti invece fino al 2007 Il rinnegato e Fantasmi che tornano (2010) e i racconti che con Lettere a Michele hanno completato l’edizione dell’opera omnia. È intenzione dei curatori del ‘Centro studi dell’Abbazia di San Savino’ riprodurre anche una parziale raccolta delle recensioni alle opere di Brancale e degli interventi svolti in convegni dedicati all’autore, per consolidare un corpus di materiali e documenti da offrire al vaglio e alla ricerca degli studiosi. La ricerca potrebbe produrre il rinvenimento di ulteriori lavori di Giuseppe Brancale e di documenti che lo riguardano e che non sono in possesso dei familiari. “Dunque – scrive Nannipieri – si chiude un percorso, ma la porta rimane aperta (o, se preferiamo, non viene chiusa a chiave)”.

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