Vicenza, le opere di Piero Guccione a Palazzo Chiericati

Presente nove volte alla Biennale di Venezia, l’ultima nel 2011, Piero Guccione, siciliano di Scicli, zona sud-orientale dell’isola, è unanimemente considerato uno dei maggiori pittori italiani contemporanei. Nato nel 1935, compie dunque ottant’anni e per questa occasione la Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati a Vicenza ospita, a cura di Marco Goldin, sedici sue opere scelte, quasi tutte di grande formato, con date che vanno dal 1990 al 2014.

“Parallelamente alla grande mostra in Basilica Palladiana – dichiara il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci – Linea d’ombra ha compiuto un investimento eccezionale per intensità e levatura. Prima con la straordinaria monografica su Antonio López Garcia ora con le suggestive opere di Piero Guccione, che si potranno ammirare con ingresso gratuito, ha infatti fornito un contributo di notevole qualità al percorso intrapreso dall’amministrazione per fare di Palazzo Chiericati una sede espositiva in cui collezione storica permanente e mostre temporanee di arte contemporanea convivano e si contaminino in modo virtuoso”.

“Storie della luna e del mare”, il titolo di questa mostra, che, nelle parole di Marco Goldin “illustra la progressiva dissoluzione dell’immagine della costa, del mare e del cielo entro i confini di una sorta di evanescenza del visibile. Azzurri infiniti, che sono trama bellissima della pittura, che Guccione ha fatto diventare sempre di più un allontanarsi dalle cose percepite. Eppure, per una specie di miracolo, tutto discende sempre dalla visione della spiaggia di Sampieri, percorsa camminando ogni mattina da lunghi decenni”.

Per questa circostanza viene pubblicata da Linea d’ombra una grande monografia (252 pagine, 137 immagini a colori, 14 in b/n) che raccoglie tutti i saggi e gli scritti che Marco Goldin ha dedicato a Piero Guccione dal 1989 fino allo scorso mese di febbraio, con un testo inedito sui quadri ultimi, nel quale tra l’altro scrive: “Mi è salita alle labbra la parola evanescenza, e la voglio pronunciare adesso, qui, sul finire di questo scritto, sul finire di questo libro. Evanescenza, la graduale perdita di consistenza visiva di qualcosa, che in Guccione è il mare. E’ il cielo. Perché evanescenza, nella sua etimologia latina, contiene il “vanus”, il senso del vuoto che ho più volte evocato davanti ai quadri ultimi. Evanescenza che è quanto si allontana da noi quando pensiamo alla riconoscibilità del vedere nel suo rapporto con la realtà. Un allontanarsi anche sonoro, perché la pittura entra compiutamente nella regione del silenzio, dell’immersione fonda, nel cosmo infinito”.

La mostra, promossa dal Comune di Vicenza e da Linea d’ombra che la organizza, chiuderà, assieme a “Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento”, il 2 giugno, e avrà ingresso libero, con orario tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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