La mozzarella di bufala ancora sotto accusa

Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP e’ stanco di dover difendersi sa accuse ingiuste e di non sentirsi spalleggiato da un governo che sembra disinteressarsi dei prodotti del paese.

Al centro della polemica la proroga di un anno sull’entrata in vigore della norma che prevede l’obbligo di doppio stabilimento per i caseifici che producono mozzarella dop. Una proroga che il Consorzio ritiene essenziale per la sopravvivenza del comparto ma che ha suscitato violente reazioni da parte di politici di diversi schieramenti.

In sostanza il Consorzio, già mesi fa, aveva messo sul tavolo di lavoro l’ipotesi di obbligare i caseifici aderenti al Consorzio stesso all’utilizzo esclusivo di latte proveniente dall’areale di produzione. Un modo semplice e sicuro per garantire la qualità e la purezza della mozzarella, evitando il rischio di vedere arrivare sui mercati prodotti di dubbia provenienza e garantendo in questo modo ai consumatori l’eccellenza richiesta dal marchio Dop

“A differenza da quanto impropriamente sostenuto nei giorni scorsi dall’eurodeputato Aldo Patriciello (Fi) – prosegue Lucisano – il nostro prodotto non necessita di un intervento di Bruxelles per intensificare i controlli in quanto siamo, per distacco, il Consorzio che si sottopone al maggior numero di controlli al mondo, collaborando attivamente con tutti gli organismi preposti a tal compito. E quindi stupiscono questi attacchi che sembrerebbero fare il gioco di chi vuol vedere scomparire una delle più importanti e apprezzate eccellenze italiane”.

 

Insomma, al Consorzio fanno fatica a spiegarsi i motivi che inducono alcuni personaggi a perorare una causa, quella del doppio stabilimento, che sembra studiata a tavolino proprio per eliminare il più grande Consorzio del Centro-Sud. Soprattutto in un momento in cui il Consorzio è fermamente impegnato nel cercare soluzioni alla crisi legata ai fatti relativi alla Terra dei Fuochi.

 

“Leggiamo con stupore di interventi che vanno contro ogni regola di buon senso – conclude Raimondo – come quello che ci vedrebbe nemici degli allevatori mentre la nostra proposta va soprattutto in direzione di una tutela nei confronti della categoria. E francamente finisce con l’insospettire un comportamento dove la miopia sembra flirtare pericolosamente con la cattiva volontà di trovare una soluzione pratica e sostenibile come quella proposta dal Consorzio”.

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