Sassari, i Candelieri nella Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity

Grande gioia per il centro sardo che ottiene il riconoscimento come patrimonio Unesco dei Candelieri. Entusiasta il sindaco Gianfranco Ganau. “E’ un fatto straordinario che premia la serietà del lavoro svolto e l’impegno profuso in tutti questi anni. È stata una fase straordinaria, in cui abbiamo operato sinergicamente con le altre tre città coinvolte nel progetto”.

A stabilirlo è stato l’ottavo Comitato intergovernativo dell’Unesco, in svolgimento a Baku in Azerbaijan. I Gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, per effetto della decisione assunta dal Committee dell’’organizzazione delle Nazioni Unite, sono dunque entrati a far parte del “tesoro” culturale tutelato a livello mondiale.

Un lungo applauso ha sottolineato la decisione del Committee intergovernativo, preceduta dagli interventi dell’’ambasciatore d’Italia in Azerbaijan, Giampaolo Cutillo, e di Patrizia Nardi, coordinatrice della Rete italiana delle grandi macchine a spalla e responsabile del progetto di candidatura. Alla riunione del Comitato intergovernativo di Baku era presente la funzionaria dell’ufficio Patrimonio Unesco del Ministero dei Beni e delle attività culturali, Stefania Baldinotti.

I Gigli, la Varia, i Candelieri e la Macchina di Santa Rosa sono espressione della profonda spiritualità di quattro comunità che, attraverso la devozione religiosa, rinnovano la propria coesione sociale e il proprio senso di identità.

La proposta di candidatura della Rete fu validata nel 2011 dall’Ufficio Patrimonio Unesco del ministero dei Beni e delle attività culturali, che istruì la pratica, e l’anno seguente fu l’unica indicata dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco alla selezione degli organi internazionali.Commosso abbraccio tra i rappresentanti di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo. Contemporaneamente i festeggiamenti sono iniziati nelle quattro città che ora custodiscono un Patrimonio dell’Umanità.

I Candelieri

L’oblazione di candeli (secoli XII-XIII)

La festa dei Candelieri di Sassari trae la sua origine dalla festa dell’Assunta che si celebrava a Pisa alla vigilia della Solennità, il 14 agosto. Il Comune di Sassari fin dal secolo XI intratteneva con la città toscana dei rapporti economici molto stretti e ospitava entro le sue mura una cospicua colonia di pisani, che vi restarono fino al 1284 (anno nel quale, in seguito alla disfatta della Meloria, i pisani furono costretti da Genova ad abbandonare la città). La colonia pisana era strutturata secondo il modello della madrepatria, e aveva perciò dei propri consoli e magistrati e delle proprie tradizioni, tra le quali l’oblazione dei candeli in onore dell’Assunta di Mezzo Agosto. La festa di Pisa era disciplinata dagli Statuti della Repubblica, dai quali si traggono molte notizie storiche sull’oblazione dei candeli. Questa festa divenne a pieno titolo una tradizione sassarese, e anche dopo l’esodo dei toscani essa fu conservata. Originariamente la festa prevedeva l’offerta alla chiesa madre di Santa Maria di Pisa di un certo quantitativo di cera vergine destinata alle funzioni liturgiche. Questo obbligo era esteso anche alle colonie pisane insediate in Sardegna. Erano le corporazioni cittadine delle arti e dei mestieri a prendere su di sé questo compito in nome del popolo. La cera veniva trasportata verso la Cattedrale per mezzo di un corteo religioso. Nelle città toscane essa veniva modellata artisticamente fino a formare costruzioni particolari (a Lucca), oppure veniva utilizzata per abbellire delle imponenti colonne di legno e di carta (così per la festa di s. Giovanni Battista a Firenze). A Pisa la cera offerta veniva mostrata al pubblico sotto forma di immagini di santi e altri ornamenti posti su un’impalcatura di legno a forma di tabernacolo e condotta in spalla da alcuni portatori per mezzo di alcune stanghe. Tali macchine, oltre a costituire un omaggio alla Vergine, miravano a suscitare l’ammirazione del pubblico. Il tabernacolo aveva un peso prescritto minuziosamente dagli Statuti cittadini e veniva addobbato con stendardi e bandiere; esso inoltre doveva essere accompagnato col suono di alcuni musicanti. In un secondo tempo, le macchine a forma di tabernacolo furono sostituite dalle colonne di legno munite di capitello, il cui trasporto era più pratico e facile. In questo caso si deve immaginare che i ceri venissero fissati al di sopra del capitello, come scrive Vittorio Angius).Questa innovazione inoltre consentiva ai portatori di sollevare verso l’alto la colonna e di muoverla danzando al ritmo della musica. La cerimonia dunque si trapiantò saldamente anche a Sassari, e sebbene non sia stato tramandato nessun documento scritto sulla disciplina dei Candelieri sassaresi, la festa della città turritana sembra ricalcare fedelmente ancora oggi le norme degli Statuti di Pisa scritti ben sette secoli fa. L’unico grande cambiamento riguarda proprio la cera, che ormai da qualche secolo non abbellisce più le colonne ed è scomparsa anche dalla memoria popolare.

Il voto della Città (XVI secolo)

Durante il governo dei Podestà genovesi in città (1294-1323) è probabile che l’offerta dei ceri sia stata abbandonata e ripresa a fasi alterne. E un lungo periodo di sospensione vi fu probabilmente nei secoli XIV e XV, periodi di turbolenze, di guerre e di pestilenze. Peraltro la carenza di documentazione (l’archivio pubblico della città fu bruciato dai francesi nel 1527) non consente di affermare nulla di preciso. Proprio un’epidemia di peste, però, fu l’occasione che determinò il ripristino della festa. Il primo cenno alla processione dei Candelieri si trova in un documento del 1504. Secondo le indagini compiute dallo storico sassarese Enrico Costa, però, l’istituzione della festa avvenne nel 1528 come voto alla Madonna per ottenere la cessazione di una pestilenza. Un’ordinanza del 1531 disciplinava lo svolgimento della festa e l’ingresso nella chiesa degli otto Candelieri appartenenti alle principali corporazioni cittadine: Agricoltori (Massai), Mercanti, Sarti, Calzolai, Muratori e Falegnami, Pastori, Ortolani e Carrettieri. Il voto venne rinnovato solennemente in diverse occasioni, durante nuove ondate di peste, tanto che Pasquale Tola collocava l’istituzione della festa nel 1580 e “la rinnovazione del voto nel 1652”. Gli otto ceri, che avevano un peso di 40 libbre ciascuno, venivano collocati alla vigilia della festa dell’Assunzione attorno al catafalco della Vergine dormiente, come a formare una corona. La spesa per la fabbricazione dei candaleros era a carico della città; questo impegno era assolto dagli obreros, che venivano nominati ogni anno.

I secoli XVII-XX

La processione venne a perdere col tempo l’austerità della originaria processione religiosa. Nel 1694 il Viceré spagnolo, particolarmente attento a contenere le spese pubbliche, cercò di sopprimere la festa, che riteneva troppo costosa per le finanze del Comune, ma la cittadinanza sassarese conservò la sua manifestazione con la motivazione che non si doveva rompere il voto stretto con la Madonna. Nel XVII secolo l’offerta votiva comprendeva ancora il cero e il Candeliere; all’inizio del secolo successivo, però, le corporazioni sassaresi portavano in processione soltanto i fusti, privi di cera. L’offerta diventava così soltanto simbolica. Nel 1718 il Consiglio Comunale impose di sostituire le colonne con un cero di cinque libbre, ma l’ordinanza non accolta dal popolo e quindi non fu rispettata neppure dai Gremi. A metà dell’Ottocento il Consiglio Comunale di Sassari, insieme all’Arcivescovo Varesini, fecero un nuovo tentativo per sopprimere la sfilata dei Candelieri di legno, considerandola una festa chiassosa e ormai troppo laica, e imposero di sostituire le colonne con dei ceri portati a mano e con le croci parrocchiali. Questa innovazione non fu tollerata e per quattro anni il rito non venne più celebrato. Nel 1856, in seguito ad una nuova epidemia di colera, fu ristabilita la vecchia tradizione. Dall’epoca della colonia pisana fino ad oggi, la festa dei Candelieri ha conservato molta parte del suo aspetto antico, ma si è anche arricchita di nuovi elementi – fastosità, libertà, spirito goliardico – che ne hanno fatto evolvere la fisionomia. Alcuni Gremi, come quello dei Mercanti, perso il loro interesse per la manifestazione, vennero sciolti. Il Gremio dei Pastori scomparve in seguito al venir meno della sua importanza economica e del suo prestigio sociale; ai carrettieri fu pignorato il Candeliere a causa di un debito insoluto. Nella manifestazione subentrarono, per contro, altre corporazioni, come quella dei Contadini (1937), dei Viandanti (1941) dei Piccapietre (1955), dei Fabbri (2007). Nel 1979 è nato l’Intergremio, associazione che riunisce i Gremi di Candeliere e che si impegna a tutelare e custodire la tradizione della grande festa cittadina.

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