Intervista a Roberto Ciufoli

 

Roberto Ciufoli. (2)

 

 

Proprio tra gli ultimi banchi di scuola del terzo livello del corso da sommelier abbiamo incontrato Roberto Ciufoli. All’inizio non ci aveva dato un’ottima impressione. Sempre un po’ in ritardo ma sorridente. In occasione di un banchetto ci siamo avvicinati e successivamente incontrati. Sensazioni? Davvero positive. Intraprendente, cerca di opporsi alle difficolta’ della vita con maturita’ ed intelligenza. Si esprime attraverso il teatro con competenza, dignita’ e capacita’. Disponibile, la gente lo avvicina e lui non si allontana ma cordiale  temporeggia. Il suo grande amore? Jacopo suo figlio, che corre ad incontrare in Inghilterra quando gli e’ possibile. Crede in cio’ che dice, passionale ed onesto prima con se stesso e poi con gli altri.

 

 

Chi e’ Roberto Ciufoli?

E’ difficile saperlo. Lo dira’ il corso del tempo. Chi era? Chi e’ adesso? Chi sara’? Ce ne sono stati di diversi. La riposta l’avremo alla fine della sua esistenza.

 

Siamo venuti a vederti con la tua ex brigata Premiata Ditta 2 anni fa, per i festeggiamenti del vostro trentennale. Hai qualcosa da dire a riguardo?

Ti e’ piaciuto lo spettacolo?

 

Si’

A me un po’ meno. Abbiamo ripresentato i nostri pezzi storici. In realta’ e’ stata persa un’occasione, ne dovevamo presentare dei nuovi. Le circostanze non sono state favorevoli. Alcuni giorni prima dello spettacolo ho avuto un incidente a causa di un pirata della strada per cui non sono stato in forma come avrei dovuto essere. Si e’ pensato piu’ alla ripresa delle gag che non alla creazione di nuove. Vorrei raccontare un aneddoto rigurdo il titolo dello spettacolo: “Abbiamo fatto 30, facciamo 31” Poiche’ la rappresentazione si sarebbe svolta nel mese di Dicembre, la gente ha capito che la piece ci sarebbe stata l’ultimo giorno dell’anno,  come un festeggiamento di veglione,non capendo che si trattasse del titolo, abbiamo perso diversi spettatori per  questo  equivoco.

 

Ti piacerebbe tornare indietro con la Premiata Ditta?

No. Mi piacerebbe andare avanti ma, il sistema italiano non lo permette. Ho bellissimi ricordi con la Premiata Ditta e prima ancora con L’Allegra Brigata. Abbiamo dato vita ad un genere comico ancora oggi molto imitato.  Noi proponevamo tante variazioni in poco tempo: tv, teatro, fiction. Dopo di noi in numerosi ci hanno imitati. Sono  orgoglioso di  questo ma le difficolta’ sono sopraggiunte successivamente nel momento in cui ognuno di noi ha intrapreso una carriera da singolo ed il marchio “Premiata Ditta” a quel punto si e’ rivelato un ostacolo.

 

Cosa  pensi del cinema italiano?

E’ una vergogna! Lavorano sempre gli stessi attori. Lo avvertono anche gli spettatori nel lamentarsi. Cambiano solo gli abiti ed i ruoli, i protagonisti  rischiano  di recitare allo stesso modo. La colpa non e’ dei colleghi ma di chi li sceglie per pigrizia, non osa alcun cambiamento. Questo sistema fa in modo che il cinema italiano non cresca. Esempio “Gomorra” bel libro ma il film e’ poco piu’ di un documentario. Perche’esportare sempre i soliti temi? Eravamo famosi per la pizza, la mafia ed il mandolino. Abbiamo perso solo il mandolino. Il resto e’ rimasto intatto. Il Festival del Cinema di Roma non e’ seguito come quello di Venezia e l’ultima edizione ne e’ la sonora testimonianza. Chi vince il Festival della Capitale? Tir, la storia di 2 rumeni che parlano il rumeno. E dove sono gli attori? Il Neorealismo e’ finito con Umberto D. e Ladri di biciclette. Siamo in Italia! Lavorassero gli attori italiani e parlassero delle tematiche del nostro paese. Errore maggiore  la premiazione di un’attrice straniera, spesata da Dolce e Gabbana, che non si e’ degnata neanche di farsi intervistare dai nostril giornalisti. Riceve un premio senza mai comparire nel film ma solo come voce che in Italia non si ascoltera’ per presenza della doppiatrice. Che visione diamo noi italiani se non di servi? Il cinema mi manca come guadagno economico, ovviamente col teatro si guadagna meno ma se questa e’ la situazione preferisco rimanere dove sono.

 

Non credi, pero’, che la decadenza del cinema italiano corrisopnda anche alla decadenza della nostra nazione?

Verissimo! Il cinema italiano trascorso ha prodotto anche alta qualita’. Ora c’e’ il vuoto come vuota e’ la classe politica che ci rappresenta. Sembra una constatazione banale ma sfortunatamente e’ reale.

 

Che progetti hai per il prossimo futuro?

Teatro, teatro, teatro. Ho preso  in fitto il teatro Flaiano, al centro della Capitale, con 150 posti. Vorrei che si svolgessero tante attivita’ all’interno e specialmente la messa in scena di autori contemporanei. Basta con i classici, sono stati rivisitati troppo e non sempre bene

 

Desideri fuggire?

Mi piacerebbe ma andare all’estero significherebbe ricominciare e non ne ho voglia. Talvolta qui si incontrano anche persone di qualita.’ Ho lavorato con Luca Ronconi su un testo di Bertold  Brecht al Teatro Piccolo di Milano ed e’ stato fantastico! Ora sono un giocatore della roulette e non e’ il  momento di lasciare la partita ma di continuare a scommettere. Arrivera’ il numero fortunato.

 

Pino Insegno perche’ e’rimasto in auge piu’ di voi?

Ha un altro carattere. Si e’ “venduto” meglio, si e’ posto meglio…..In senso positivo ovviamente. E’ piu’ tollerante. Alcune sue scelte io non le avrei fatte. Ha incontrato anche le persone giuste al momento giusto. La vita e’ fatta anche di questo.

 

Qual e’ la tua formazione teatrale?

Primo ed ultimo spettacolo. Ho imparato il mestiere sul campo.

 

Pero’ hai un’ottima fisicita’ e dai la sensazione di chi abbia studiato teatro corporeo

Ho frequenatato l’ISEF e di mio sono ben coordinato, poi ho trovato un compromesso tra i gesti, il linguaggio, il corpo e ho  raggiunto un mio stile

 

Perche’ ti sei iscritto al corso da sommelier?

Meglio ubriachi e famosi che alcolisti anonimi…. E poi alle spalle del vino c’e’ una grande cultura. Quando incontro esperti del settore trovo erudizione e cio’ mi piace. Desiderei unire i temi del vino e del teatro per poi spettacolarizzarli

 

Allora rivelaci qual e’ il tuo vino preferito

Lagrein

 

Un augurio a te stesso

Di rispondere alla  domanda “Chi e’ Roberto Ciufoli” e non fermarmi mai

 

Un augurio all’Italia

Al contrario, di fermarsi a ragionare e pensare che potremmo essere un grande popolo

 

Una frase con la quale vuole chiudere l’intervista

Arrivederci

9 su 10 da parte di 34 recensori Intervista a Roberto Ciufoli Intervista a Roberto Ciufoli ultima modifica: 2013-11-28T07:21:46+00:00 da Elvia Gregorace
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