A tu per tu con Annick Van Couwenberghe: il legame con i Festival e i nuovi progetti, tra cinema e serie TV
Attrice poliedrica e volto noto del piccolo schermo belga, Annick Van Couwenberghe si racconta in questa intervista esclusiva. Dopo il successo di serie di successo come Vloglab #Stories e Billie vs. Benjamin, e le recenti partecipazioni a Move On (Vtm Go) e Dertigers (VRT1/VRTMAX) — quest’ultima capace di conquistare milioni di visualizzazioni online — l’artista si prepara a sbarcare alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con un nuovo, intrigante progetto seriale.
D: Sarai al Festival di Venezia con un nuovo progetto per una serie TV. Ci racconti di cosa si tratta?
R: Sì, è una mini-serie di genere neo-noir che ha per protagonista Michael, un uomo toccato il fondo che ritrova la propria autostima applicando alla vita reale alcune citazioni sentite in un club per scambisti. I flashback sul suo passato svelano le radici di questa profonda insicurezza. Nel corso della narrazione, Michael comincia a comprendere di poter cambiare radicalmente la propria esistenza da solo; tuttavia, decide inizialmente di focalizzare le sue energie sul benessere degli altri. Inizia con Linda, conosciuta nel club per scambisti in cui lavora saltuariamente come barista, intrappolata in una relazione tossica con un compagno violento che la terrorizza. Non tutto andrà secondo i piani, ma grazie alla sua empatia e generosità, la rete comunitaria si mobiliterà in suo aiuto. È essenzialmente il percorso di un uomo che deve riscoprire il proprio valore e capire che nulla accade per ‘magia’, ma che ogni traguardo è frutto delle proprie azioni.
D: Perché avete scelto proprio il genere neo-noir?
R: Quando abbiamo iniziato a sviluppare la trama, ci è sembrato subito chiaro che tonalità cupe e fredde si adattassero perfettamente all’atmosfera iniziale della serie, riflettendo lo stato d’animo del protagonista. La cinematografia neo-noir esalta il senso di disperazione vissuto da Michael e offre la cornice ideale per una storia d’amore che sembra condannata fin dal principio. Ma sarà davvero così? L’ambientazione cupa e piovosa simboleggia la mancanza di speranza e il prevalere del male sul bene. Con l’evoluzione della trama, tuttavia, la fotografia potrà schiarirsi gradualmente, guidando inconsciamente lo spettatore verso passaggi più luminosi. Ma la luce durerà o la narrazione ripiomberà nell’oscurità? È un gioco stilistico che troviamo estremamente stimolante.
D: Dove è ambientata la storia?
R: Il soggetto nasce dalle nostre radici belghe: la storia è ambientata in parte ad Anversa, arricchita da flashback legati alle origini di Michael in un paese straniero non specificato, segnato da una storia di guerra civile. Tuttavia, entrambe le location sono flessibili. Di base, la vicenda può essere trasposta in qualsiasi grande metropoli caratterizzata da un autunno e un inverno cupi e piovosi. Anche la nazionalità di Michael è intercambiabile: il suo percorso umano e interiore conta molto più della sua etnia, il che garantisce a noi sceneggiatori una grande libertà creativa.
D: Presenterai ai produttori anche un nuovo lungometraggio ambientato nel periodo natalizio. Puoi svelarci qualche dettaglio?
R: Certamente! Si tratta di una commedia natalizia tropicale, un film feel-good per famiglie. La trama segue Isabelle e suo marito Hugo, un uomo totalmente assorbito dal lavoro, che cercano di riscoprire la loro intimità in una cornice tropicale natalizia. L’impresa si rivelerà più complessa del previsto, ma per fortuna potranno contare sul supporto della famiglia calorosa, eccentrica e caotica di Giovanni Dimarco, collega di Hugo. In Belgio amiamo celebrare il Natale in modo sfarzoso, eppure vengono prodotte poche pellicole natalizie originali. Volevamo scrivere un film da guardare con il sorriso durante le feste, capace di lasciare lo spettatore sereno e rilassato. Abbiamo ricevuto feedback estremamente positivi sul copione e speriamo di trovare presto i finanziamenti necessari per realizzarlo.
D: Entrambi i progetti sono stati presentati anche all’European Film Market di Cannes. Come procede la pre-produzione e qual è la sfida più complessa nel produrre un film o una serie TV?
R: Le reazioni alla sceneggiatura del film e all’idea della serie sono eccellenti, il che ci sta portando molte manifestazioni d’interesse per co-produzioni. La difficoltà maggiore, tuttavia, consiste nel coordinare tutti i soggetti coinvolti, metterli in comunicazione e finalizzare un quadro di finanziamento globale. Essendo ancora relativamente nuovi in questo settore, stiamo costruendo passo dopo passo la nostra rete di contatti e la nostra reputazione. Dobbiamo lavorare più sodo rispetto a sceneggiatori più affermati, il che è assolutamente normale: la fiducia va guadagnata sul campo. Ciononostante, percepiamo chiaramente una crescita costante, fatta di piccoli ma solidi passi in avanti.
D: Cosa ami di più del Festival di Venezia?
R: È una kermesse cinematografica estremamente ‘aperta’. Significa che anche i nuovi registi e autori possono ottenere l’accredito e confrontarsi alla pari con professionisti più esperti negli stessi spazi, creando un clima di grande inclusività. L’organizzazione è impeccabile e, naturalmente, la città di Venezia offre una cornice unica al mondo. Il fatto di dover raggiungere l’isola del Lido in vaporetto la rende diversa da qualsiasi altro festival: tutti, ospiti e addetti ai lavori, utilizzano i battelli per arrivare. Questo rende l’approdo sul red carpet straordinario: le star arrivano via acqua, raggiungono l’Hotel Excelsior e proseguono a piedi lungo la strada, avvicinandosi tantissimo ai fan in attesa. Sole, temperature estive, vaporetto e stelle del cinema: una combinazione perfetta, non trovi?
