Aspromonte, il Parco valorizza i relitti post glaciali

Nell’ambito della ricognizione e verifica delle formazioni boschive candidabili come ”vetuste” e inseribili nella rete italiana delle foreste vetuste istituita dal Ministero dell’Ambiente, l’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte ha individuato elementi attestanti che un numero consistente di esemplari di rovere meridionale (Quercus petraea ssp. austrotyrrhenica) siano il frutto di un processo evolutivo iniziato in era post-glaciale che ha conferito loro caratteristiche di unicità, dovute agli adattamenti morfologici e fisiologici in risposta a vicissitudini climatiche avvenute nel corso dei millenni (a partire dal periodo glaciale pleistocenico würmiano – 120-70.000 anni fa). Tali formazioni ricadono all’interno delle aree gestite dal Corpo Forestale dello Stato – Ufficio Territoriale Biodiversità (UTB) – di proprietà ex ASFD (Azienda di Stato Foreste Demaniali). È proprio grazie all’oculata gestione del Corpo Forestale che questi esemplari sono stati preservati e, per continuare nella stessa direzione,  l’UTB di Reggio Calabria, in collaborazione con l’Ente Parco, sta mettendo a punto una serie di azioni sinergiche tese alla tutela attiva delle suddette aree, al fine di tramandare questo inestimabile patrimonio alle generazioni future.

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