Non illudimoci

E’ già da un po’ che penso ad una cosa che vorrei fare; è come concludere un lungo viaggio che qui mi ha portato.

Penso di prendermi un lungo lasso di tempo per riflettere su cosa fare nell’immediato futuro che mi attende dopo aver superato la soglia della mia età; devo allontanarmi necessariamente dal mio mondo circoscritto dentro una stanza piena di libri e un computer portatile, una radio. Una stanza dalle pareti bianche alle quali sono appesi diplomi e riconoscimenti dello scrivere, cose che non servono a niente, neanche alla soddisfazione personale se non si è contenti dentro: ed io non lo sono.

Ho scritto tanto, forse non è servito a niente o forse a qualcosa sarà servito, ma non è questo il punto sarà quello che mi attenderà appena dietro l’uscio quando lascerò il mio mondo per entrare in quello in cui mi accingo sapendolo violento e misero come i suoi abitanti. Dal quale tantissimi anni fa, forse 66, avevo preso le distanze.

 

Su di noi italiani ne sono state dette cose di tutti i colori e siamo stati dipinti in tutte le salse a buona ragione pure e se questo ancora continua vorrà dire che proprio così noi siamo fatti: ridicoli.

Siamo così perché quel che solo in questo paese di merda accade ce lo meritiamo tutto, perché noi siamo incapaci di cambiare una volta per sempre le cose. Noi siamo una nazione di tanti popoli diversi culturalmente, tenuti assieme e circoscritti dentro un nome: italiani.

Che cosa ci costringe a stare assieme? Non certo una Carta o un personaggio non eletto da noi diversi, che nonostante la conoscenza delle nostre condizioni ha pensato bene di aumentarsi lo stipendio è uno schiaffo morale alle diverse e complicate condizioni economiche di milioni di famiglie. Questo oltre che assurdo è ridicolo.

Di cosa dovremmo essere orgogliosi, di tutta quella gente che in quei palazzi si scambia, si organizza e si difende a spada tratta, gente che non sa cosa esattamente significhino: lavoro e dignità? E’ di questa gentaglia che bisogna essere orgogliosi? Eppure a me fanno schifo perché oltre a rassomigliare tanto ad un secchio pieno di vermi, loro dovrebbero rappresentarmi, loro gestiscono la mia vita come la vostra.

 

La colpa non è loro, la colpa è nostra che abbiamo permesso loro per nostro comodo, per nostra scarsa attenzione, per nostra strafottenza, per nostra inosservanza delle regole, per il nostro rifiutare ogni principio, di mettersi comodi e fargli fare quel cavolo che hanno voluto ed ora eccoci qui a saldare il conto da essi presentatoci.

Voi pensate di avere e possedere ancora la sovranità e non vi siete resi ancora conto che questa da tempo non la possedete più!

Pensate che usando l’unica arma in vostro possesso: il diritto di voto, di cambiare le cose, è un’utopia alla quale se non vi siete ancora abituati vi abituerete.

Quando forse l’unica arma di cui disponete ora è quella di non esercitarlo proprio quel diritto di voto, forse solo così potremmo mandarli tutti affanculo per sempre!

 

Leggendo qua e là vengo a conoscenza degli sperperi, delle truffe, dei raggiri che accadono in ogni comparto di questo paese, forse è così che è cominciato a crescere il rifiuto, forse è questo constatare quanto io sia inerme o incapace di fare una cosa, la qualsiasi cosa per fermare tutte queste ingiustizie, tutte queste truffe perpetrate a nostro solo danno.

Ecco perché la mia saggia decisione di allontanarmi da tutto questo pattume e dal mio mondo per intraprendere un nuovo viaggio di solitudine in cui potermi ritrovare, forse anche la mia saggezza.

Ecco perché questo è il mio ultimo editoriale fino a quando non sarò tornato dal mio viaggio portando con me spero buone cose.

Intanto godiamoci questa grandissima mascherata e giochi di potere dentro un paiolo in cui vermi si azzuffano a come meglio fottere questo popolo unito e disunito allo stesso tempo: avanti tutta!

 

«Oggi il nome democrazia è rimasto alle usurocrazie, o alle “daneistocrazie”, se preferite una parola accademicamente corretta, ma forse meno comprensibile, che significa: dominio dei prestatori di denaro» Ezra Pound

 

 

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