Gli Stati Uniti d’America visti dall’Italia

 E’ imminente l’uscita di un interessante volume di Emanuela Medoro, “Gli Stati Uniti d’America visti dall’Italia”, una selezione di scritti che dal Febbraio 2008 all’Agosto 2010 hanno “osservato” quel grande Paese, prima e dopo le elezioni che portarono alla presidenza Barack Obama. Il libro, che sarà disponibile in formato elettronico (e-book) attraverso la vendita on line, è una straordinaria guida alla comprensione della politica negli States. Così, tra l’altro, l’Autrice afferma nella Premessa: “… Da tempo credo che democrazia americana, pur essendo una eccellente forma di governo che riesce a garantire autonomie locali ed esigenze generali, ha dei limiti: la libertà, la ricchezza ed il benessere costruiti dai bianchi protestanti di origine nordeuropea infatti non includono tutti i cittadini americani, escludono sin dall’origine gli schiavi neri  e gli Indiani nativi. Dunque è stata proprio una bella novità l’apparizione di un candidato di colore sulla scena politica americana, quella federale, quella di Washington, e così incominciai a seguire le vicende della campagna elettorale. Entrai nei siti ufficiali dei tre candidati, comunicai nome, cognome ed email, e da quel momento cominciai a seguire su documenti originali quella appassionante contesa, che  aveva anche un altro elemento di novità rispetto alle precedenti,  la presenza di una donna, Hillary Clinton che si aggiungeva a quella di un uomo di colore, Barack Obama …”. Questo libro aiuta di certo a comprendere meglio il mondo politico e la società americana, chiamati ad una prova elettorale, il 6 novembre prossimo, difficile ed incerta sia per la riconferma di Barack Obama alla presidenza come pure per l’elezione del suo contendente, il repubblicano Mitt Romney. Il volume reca una mia Prefazione, che qui di seguito riporto, con l’autorizzazione dell’editore, in anticipazione all’uscita della pubblicazione alla quale auguro ogni successo per la bella ed avvincente scrittura, per lo scrupolo con il quale Emanuela Medoro scrive, per l’interesse che appaga chiunque voglia conoscere meglio gli Stati Uniti. In calce, aggiungo una breve annotazione biografica dell’Autrice.

“La tragedia delle democrazie moderne è che non sono ancora riuscite a realizzare la democrazia”, scriveva Jacques Maritain in Cristianesimo e democrazia. Non sembri strano che abbia scelto questa citazione – di un autore cui devo molto della mia formazione – per scrivere qualche annotazione su questo libro (e-book) di Emanuela Medoro. Un volume che ha il pregio di “raccontare”, con straordinaria capacità di sintesi e con rigorosa fedeltà alle fonti, la più grande ed avanzata democrazia del mondo, gli Stati Uniti d’America, nel momento culminante dell’esercizio del potere democratico d’un popolo, quello della formazione e dell’espressione del consenso elettorale. In particolare le elezioni del 2008 hanno riguardato un passaggio epocale per la democrazia americana: dapprima la competizione nelle primarie del Democratic Party, per la prima volta sia d’una donna e che di un uomo di colore, per la conquista della candidatura alla presidenza degli States, poi nella competizione elettorale che nel novembre 2008 vide prevalere il democratico Barack Obama contro il repubblicano John McCain, portando il primo nero alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

Ebbene, attraverso l’entusiasmante “viaggio” in un periodo cruciale della storia politica d’America Emanuela Medoro ci fa conoscere e comprendere, con chiarezza ed efficacia, valori, difetti, tenacia, paure, forza, pregiudizi, aspirazioni, vizi, virtù e senso della nazione di quel popolo, composito e complesso, che costituisce la più grande e potente democrazia del mondo. Ce lo fa comprendere seguendo assiduamente i candidati democratici e repubblicani nelle rispettive primarie, poi i competitors alla presidenza nel corso della loro campagna elettorale. Mettendo in evidenza non solo le proposte a confronto, ma anzi tutto “rivelando” dal di dentro, attraverso le dichiarazioni ufficiali dei candidati o la corrispondenza con gli elettori, gli umori profondi, le sfaccettature, le ansie, i desideri e gli egoismi di un popolo e di un Paese che allo spiccato senso della nazione non riesce ancora a coniugare la realizzazione piena della democrazia. Questa, infatti, resta ancora incompiuta rispetto ai princìpi di libertà, eguaglianza e giustizia contemplati dalla Costituzione americana del 17 settembre 1787.

Bisogna allora farlo, questo viaggio, leggere la scrittura piana e scorrevole, tanto agile quanto coinvolgente, degli articoli di Emanuela Medoro, per addentrarci nella vicenda elettorale americana della prima campagna elettorale di Obama. Ed anche per conoscere da vicino la politica e i programmi dei due schieramenti, democratico e repubblicano. É un’avventura molto istruttiva, “vivendo” attraverso gli articoli la competizione elettorale e poi quasi metà mandato di Barack Obama, per capire ora assai meglio il voto che, nell’Election day del prossimo 6 novembre, metterà di fronte agli Americani la riconferma di Obama o il repubblicano Mitt Romney, troppo ricco e troppo mormone. La scelta è tra un’America solidale o un’America dal liberismo sfrenato. Si entra davvero, leggendo questo libro, nel grande crogiolo americano, in quell’insieme di culture, etnie, tradizioni e retaggi storici che caratterizzano il melting pot della società americana. Conclusa la lettura del lavoro di Emanuela Medoro, possiamo star certi di saperci meglio orientare nella comprensione di quello straordinario “pianeta” politico, culturale, economico e sociale che sono gli States. E possiamo  comprendere meglio quale ruolo, dimensione ed incidenza nella vita politica americana riescono ad esercitare le comunità nazionali entrate nel Paese con le migrazioni dei due secoli scorsi. Anche, e significativamente, dell’emigrazione italiana, che negli Stati Uniti d’America ha alimentato una presenza attualmente stimata, tra prima generazione e le successive, in circa 17 milioni d’Italiani.

Ora veniamo all’antefatto. Quando proposi ad Emanuela di scrivere articoli per la stampa, avendo intuito un talento ed una sensibilità che tuttavia stentavano a divenire propensione, mi necessitò non poco l’esercizio d’ogni dote di persuasione per convincerla. E non tanto per un suo timore, inesistente, quanto piuttosto per una modestia che rende ancor più apprezzabili le sue qualità di analisi dei fatti, il suo senso critico e la pregevole scrittura. Poi, infine si decise, lei ritenendo che la navigazione giornalistica si limitasse al pelago cittadino. Ma avendo chi scrive da tempo aperto solide collaborazioni con molte testate, in Italia e all’estero, quello era il campo dove anche Emanuela Medoro poteva aggiungere la sua bella penna, per raccontare fatti e storie della nostra straordinaria Città e dell’Abruzzo. E infatti questo è avvenuto, con un’accoglienza ed una stima che quelle testate a lei riservano, spesso ospitando i suoi scritti in prima pagina e comunque in grande rilievo. Ormai la sua firma è diventata consueta e familiare per i lettori, dagli Stati Uniti all’Argentina, dal Canada al Sud Africa, dall’Australia alla vecchia Europa. E il gradimento è evidente dalla mole degli apprezzamenti che le vengono riservati. Talvolta anche qualche critica, com’è naturale quando ci si muove nel campo delle opinioni.

Mentre già scriveva cose di casa nostra sulla stampa italiana all’estero, venne la stagione elettorale americana per le presidenziali del 2008. Con tutte le attese di novità che la prima candidatura femminile e la prima candidatura di colore promettevano. Ed accadde quel che Emanuela Medoro racconta in Premessa di questo lavoro. Seguire, cioè, dal di dentro la campagna elettorale, in modo diuturno e certosino, studiandone ogni documento ed aspetto, anche di costume, raccontandone di volta in volta gli esiti attraverso la rubrica “Gli Stati Uniti d’America visti dall’Italia” che tante testate, in Italia e all’estero, hanno apprezzato e pubblicato. E’ accaduto persino che le sue analisi, frutto dello studio documentale in seno alle due macchine elettorali, democratica e repubblicana, per via del fuso orario spesso arrivassero alle redazioni dell’ovest del mondo, ed in particolare degli Stati Uniti, ben prima dei commenti locali. La sua lucidità di valutazione ed un rigoroso equilibrio dei giudizi, sovente hanno fatto ritenere assai più pertinenti e puntuali i suoi articoli rispetto ai commentatori del posto, perché scevri, i suoi contributi, di quella passionalità che inevitabilmente vive chi opera nel contesto. Nondimeno dagli scritti manca di apparire quale sia la prelazione di Emanuela Medoro: ma l’adesione alle tesi democratiche sono più conseguenza d’un giudizio con la coscienza informata piuttosto che una pregiudiziale scelta di parte.

Molto può aiutare la conoscenza dei migliori aspetti della democrazia americana, della capacità di controllo che la società e i mezzi d’informazione di quel grande Paese sono in grado di impegnare sugli eletti nelle istituzioni, pretendendone in pubblico ed anche in privato linearità e correttezza di comportamenti. Una società più attenta, partecipe e vigile può essere determinante al necessario processo di cambiamento e di rigenerazione anche della democrazia italiana, rinverdendo il rispetto rigoroso dei valori della nostra Costituzione.

Sono dunque lieto di scrivere queste annotazioni, anche per testimoniare come l’invito a pubblicare un volume che raccogliesse gli articoli di Emanuela Medoro sugli Stati Uniti, e in particolare sulle presidenziali americane del 2008, in più d’una occasione gliel’avessi proposto. Ma la preoccupazione d’un esito editoriale imprevedibile, specie su questioni lontane dall’interesse diretto dei potenziali lettori aquilani ed abruzzesi, hanno frenato l’impresa. Fino a quando la perspicacia ed il coraggio d’una donna tenace ed aperta ai nuovi orizzonti, come Maria Cattini, che già molto ha influito nel settore del giornalismo on line e nell’innovazione della comunicazione, non hanno finalmente determinato di impegnarsi sugli scritti di Emanuela Medoro sugli States, con la pubblicazione in e-book del volume. Una novità per L’Aquila l’utilizzazione delle opportunità che l’editoria elettronica comporta, con un importante partner per la vendita on line e la distribuzione del volume, scelta questa attualmente in via di definizione.

Anche questa sfida va segnalata come un elemento della rinascita della città, che per il suo futuro deve affidarsi sempre più alla qualità, all’eccellenza produttiva e all’innovazione tecnologica. Un servizio che Maria Cattini, con il suo amore per L’Aquila – la città che ha scelto come luogo d’elezione per vivere – ha visto con occhi coraggiosi e di speranza, e sopra tutto di verità, sin dai primi momenti della tragedia che il 6 aprile ha colpito la nostra città. Lo ha fatto dirigendo un giornale on line apprezzato, e premiato, per come e quanto ha saputo documentare su L’Aquila e il suo terremoto. Ha raccontato per filo e per segno al mondo i fatti salienti che, giorno dopo giorno, L’Aquila ha vissuto, con l’occhio vigile e critico nel discernere la realtà dura dei fatti dalla sottile pervasiva propaganda che per mesi ha inondato la città. Voci del giornalismo aquilano, quelle di Emanuela Medoro e di Maria Cattini, che hanno il pregio di superare i confini, di osare nuove frontiere.

Emanuela Medoro è nata il 29 novembre 1940 a L’Aquila, dove risiede. Compiuti gli studi classici, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere (Inglese) con una tesi su Joseph Conrad. Ha poi insegnato nei licei. Ha rivolto sempre un forte interesse su argomenti della cultura anglo-americana, di particolare attualità. Ha partecipato a programmi di ricerca in collaborazione con la cattedra di Linguistica Applicata dell’Università degli Studi dell’Aquila ed ha promosso e guidato programmi di scambio di studenti con gli Stati Uniti, oltre che con l’Inghilterra. Da molti anni si è dedicata allo studio del linguaggio giornalistico in lingua inglese. Scrive su numerose testate, in Italia, e sulla stampa italiana all’estero, per le quali collabora stabilmente in redazione. Traduce pubblicazioni dall’inglese all’italiano e viceversa. Di recente ha tradotto dall’inglese il dramma Eleonora Duse, del drammaturgo Mario Fratti, pubblicato dalla Provincia dell’Aquila. Ha compiuto numerosi viaggi in Canada e soprattutto negli Stati Uniti, del quale Paese studia ogni aspetto politico, culturale, di costume e mentalità, specie riguardo i gruppi etnici del melting pot americano. Ha realizzato due progetti di volontariato recandosi in una missione cattolica in Bolivia, di cui restano i diari a stampa.

 

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