La Fisica nel nuovo ebook di Domenico Signorelli

Matematicamente. It presenta un nuovo ebook “Fisica, delitti e digressioni. 7 casi da risolvere, 7 insolite lezioni di fisica, un numero imprecisato di peregrinazioni della mente” . Conoscevamo l’autore e memori della sua formazione scientifica, della sua tendenza naturale agli studi umanistici, della sua favella sciolta abbiamo deciso, in questo momento storico, in cui si parla tanto di formazione, ma si tende sempre alla distruzione, specialmente della scuola pubblica, di incontrare Domenico, occhio obiettivo che può descrivere cosa sia la scuola oggi e quali siano le reali vicissitudini

Chi è Domenico Signorelli?

Sono cresciuto a Girifalco dove ho fatto tutte le scuole fino alla maturità scientifica. Ho proseguito gli studi a Cosenza dove mi sono laureato in matematica all’Unical. Dopo un’iniziale esperienza come programmatore informatico tra Milano e la Calabria, mi sono dedicato stabilmente all’insegnamento e alla formazione. Quella di passare all’insegnamento e’ stata la decisione di cui sono più contento perché mi ha consentito di soddisfare una vocazione e soprattutto mi permette di essere, io per primo, un eterno studente che deve studiare tutti i giorni per poter trasmettere qualcosa agli altri. Da 8 anni sono docente di matematica, fisica e informatica in istituti pubblici e privati e collaboro con varie agenzie formative. Vivo le mie giornate conciliando l’amore per le tecnologie, l’aggiornamento professionale e le cose semplici del mio entroterra catanzarese di cui apprezzo la quiete, l’aria pulita e la possibilità di contatto diretto con la natura.

Perché si dovrebbe cliccare il tuo libro Fisica, delitti e digressioni…..?

Vorrei poter dire che si dovrebbe cliccare sul libro perché è originale, perché è ben fatto e perché il tempo che gli si dedicherà, sarà di certo tempo ben speso….ma in realtà credo sia auspicabile che queste cose siano le persone che leggeranno il libro a dirle….almeno me lo auguro. Quello che posso dire io invece è che ce l’ho messa tutta per realizzare un libro che compendiasse il piacere intrinseco della lettura e l’opportunità di apprendimento di una materia che sui banchi di scuola risulta ostica e poco gradita.

Le tue storie hanno un filo conduttore?

In realtà tutto il libro ha un filo conduttore, che e’ quello di diluire la complessità di questa branca della scienza e di far emergere l’importanza dei precetti della fisica e del metodo scientifico. Come spiego nell’introduzione del libro, essere in grado di misurare e quantificare il maggior numero di aspetti che riguardano il nostro vivere, fisico e sociale, è non solo un auspicio ma addirittura un dovere morale. In primo luogo per potersi difendere e orientare in una società caotica e bugiarda e inoltre per poter essere un cittadino consapevole e responsabile. Chiaramente anche ciascuno dei sette racconti ha un suo filo conduttore. Il tutto nasce dall’amicizia tra il commissario Borsari e il professore Salviati. Borsari, per via del suo lavoro, si trova a dover indagare su alcuni delitti e nel fare ciò si avvale dell’aiuto di Salviati. La risoluzione del caso è un ottimo pretesto per far emergere i principi della fisica che risulteranno determinanti nel dipanare la matassa, ma c’è molto di più….ogni racconto è pervaso da riflessioni di carattere scientifico che pur dominando i contenuti, vengono affrontati con un taglio non accademico ma conviviale e colloquiale. Attraverso le conversazioni tra i due protagonisti e i soliloqui del professore, attraverso piccoli e grandi temi del vivere, attraverso note biografiche, aneddotiche e storiche, emerge la grande lezione della fisica e dei suoi autorevoli rappresentanti.

Come spieghi una generale ignoranza italiana soprattutto nelle materie scientifiche?

Qui l’argomento diventa spinoso! Verrei meno ai precetti del metodo scientifico se non cercassi di essere il più obiettivo possibile nel tentativo di individuare le cause di questo triste dato di fatto. Le colpe secondo me vanno equiripartite tra tutti gli attori che a vario titolo giocano un ruolo nel processo di formazione: istituzioni, docenti, alunni, genitori. Le istituzioni sono responsabili di non avere la giusta chiarezza progettuale e la giusta determinazione nelle scelte strategiche. Spesso la scuola piu’ che un opificio di sapere e cultura e’ uno strumento di attenuazione di tensioni sociali e di problemi occupazionali; non molto tempo fa circolava la notizia che in Italia ci fossero piu’ bidelli che carabinieri. Parliamo fuori dai denti, voglio fare un esempio emblematico: bocciando un certo numero di studenti in alcune classi, c’e’ il rischio che le classi stesse scendano al di sotto del numero minimo di studenti consentito, con conseguente accorpamento degli alunni rimasti, in classi omologhe. Questo comporta la perdita delle classi e soprattutto la perdita delle cattedre. I docenti che a quel punto risultano in esubero saranno costretti a spostarsi verso altri istituti. Tante volte percio’ si preferisce regalare una sufficienza e non rischiare di perdere il posto, tutto a scapito del merito e dell’impostazione rigorosa e severa che la scuola dovrebbe avere. Questo e’ solo un esempio, ce ne sarebbero molti altri. Il succo del discorso e’ che le circolari ministeriali spesso tengono piu’ in considerazione aspetti di natura contabile e burocratica, anziche’ formativa. Veniamo ora ad un altro aspetto. La continua emergenza economica della pubblica istruzione e’ la causa della mancanza di adeguate strutture, quali laboratori ben attrezzati. In molti casi invece si ha il problema contrario: ci sono i lboratori ma mancano le professionalita’ per il loro utilizzo. Io stesso ho frequentato un liceo scientifico senza mai aver visto un laboratorio di fisica o di chimica. Nonostante negli ultimi anni i fondi europei siano arrivati in quantita’ ragguardevoli, a volte neanche l’incentivo economico e’ riuscito a far superare la pigrizia degli interessati. Per quanto riguarda gli studenti e’ chiaro che neanche loro sono esenti da colpe. A parte poche e brillanti singolarita’, per il resto non sembra ancora esserci un miglioramento in termini di maturita’ e senso di responsabilita’. Gli strumenti tecnologici a disposizione degli studenti di oggi consentirebbero di monitorare attentamente la realta’ e quindi di poter anticipare tanti aspetti critici. I loro coetanei di generazioni precedenti non hanno avuto queste enormi possibilita’. Tuttavia l’uso che i ragazzi fanno di queste tecnologie e’ ,mediamente, davvero sconfortante. Infine i genitori. Mi capita di incontrarne tanti e di confrontarmi spesso con loro. Anche in questo caso devo dire che per molti di loro, la formazione dei figli e’ un aspetto marginale. Esistono tante persone coscienziose che prestano molta attenzione all’istruzione dei figli, ma in molti casi invece e’ il disinteresse a predominare. A volte l’unica preoccupazione dei genitori e’ quella che i figli raggiungano la promozione, senza chiedersi se effettivamente si tratta di una promozione reale o “gonfiata” da logiche che nulla hanno a che vedere con il profitto….come ad esempio il problema della perdita delle cattedre di cui parlavo prima. Se a tutto questo si aggiunge la difficoltà tipica delle materie scientifiche, ecco che il quadro è completo.

Che cos’è la cultura?

Non ho alcun dubbio: cultura e’ cio’ che contribuisce a fare di te una persona migliore. Ho una visione utilitaristica della vita e ritengo che se una conoscenza non riesce in alcun modo a farti progredire personalmente, umanamente, professionalmente e spiritualmente, allora e’ del tutto inutile. Percio’ sono in disaccordo con coloro che pensano che cultura sia avere una considerevole quantita’ di conoscenze da sciorinare nella giusta occasione. Vedo con grande frequenza persone capaci di recitare a memoria una quantita’ enorme di poesie ed essere tuttavia del tutto inadeguate a collocarsi nel mercato del lavoro. Vedo con grande frequenza individui che si lasciano andare a dotte citazioni di filosofi e pensatori e poi non avere nessun rispetto e nessuna tolleranza per le culture altrui. C’e’ una bella differenza tra il leggere un libro e interiorizzare quel libro.

Che ne pensi del sistema scolastico italiano?

La risposta a questa domanda e’ in buona parte contenuta in cio’ che ho detto rispondendo ad una domanda precedente.
Credo che la scuola italiana sia lo specchio della societa’ italiana. L’ennesimo sistema in cui regna l’approssimazione e il pressapochismo. Sia ben inteso, per colpa di tutti i protagonisti al processo formativo, come avevo via’ detto. Da una parte c’e’ una macchina burocratica che mira a risparmiare sul prodotto Istruzione per poi sperperare in consulenze e spese che nella maggior parte dei casi non hanno nulla a che vedere con l’obiettivo finale, cioe’ la formazione. Dall’altra parte c’e’ pero’ un utente che molto spesso punta a raggiungere un obiettivo, un certificato, un attestato, con il minimo sforzo, se possibile con l’astuzia e non con l’impegno e non con lo scopo di diventare una persona migliore, ma con lo scopo di poter esibire quel certificato qualora capiti l’occasione giusta o la persona giusta. Per carita’, la scuola non e’ tutta da rifondare, pero’ tante cose andrebbero modificate con risolutezza. La prima e’ il fatto che nessun metodo di reclutamento dei docenti potra’ mai risolvere il problema di fondo, cioe’ la certezza che una volta assunti gli insegnanti abbiano la voglia di continuare a formarsi e a spendersi con generosita’. la seconda riguarda il fatto che nonostante tanto parlare, la scuola rimane ancora troppo distante dalla realta’ e da cio’ che richiede il mercato del lavoro

Un augurio a te stesso

Mi auguro di non perdere mai la voglia di migliorare e di crescere. Non vedo altro scopo nella vita se non quello di tendere ad un continuo miglioramento.

Un augurio all’Italia

Questo e’ un augurio piu’ complicato perche’ sarebbero tante le cose da augurare ad un paese che sembra aver perso completamente la bussola. La cosa che al momento mi preme di piu’ sarebbe un recupero dell’integrita’ morale da parte di coloro che hanno responsabilita’ politiche, perche’ inevitalbimente la loro condotta si ripercuote sulla condotta del popolo. Una volta recuperata la giusta dimensione etica e morale, auguro a questo paese di riscoprire il proprio passato. Quel passato che ha reso la penisola un punto di riferimento per tutto il mondo. Insomma, auguro all’Italia un nuovo Rinascimento.