Jazz al Festival Pietre che cantano, appuntamento al Monastero di S. Spirito d’Ocre

In apertura il grande storico del jazz Stefano Benni, a seguire il Franco D’Andrea Trio con i brani più famosi dagli anni ’20 ad oggi. Il secondo appuntamento musicale del “Ciclo Debussy” del Festival Internazionale di Musica Pietre che cantano, dal titolo (…Minstrels), in programma mercoledì 8 agosto al Monastero di S. Spirito di Ocre, è davvero una novità per il Festival. “Minstrels” è il titolo di un celebre Preludio per pianoforte di Claude Debussy, al cui 150° anniversario della nascita Pietre che cantano dedica quest’anno una intera serie di concerti. Debussy si lasciava andare, in quel brano, al ritmo accentuato e alla cantabilità suadente delle prime orchestrine jazz – i cosiddetti Minstrels, appunto, che andavano già conquistando ampia popolarità. In omaggio alla feconda “curiosità” debussyana, anche Pietre che cantano si lascia sedurre dal jazz, dedicando per la prima volta un intero programma a questo importantissimo genere musicale. Ospiti d’eccezione per questa “prima” Stefano Zenni e il Franco D’Andrea Three.

La serata si apre alle 19.30 con una conferenza di Stefano Zenni, tra i massimi esperti di storia del jazz a livello mondiale, che presenterà al pubblico, con l’ausilio di esempi audio e video, il suo ultimo successo editoriale:“Storia del Jazz: un prospettiva globale”( Stampa Alternativa, 2012). Si tratta della più ricca e completa storia del jazz sinora pubblicata in italiano. Le vicende musicali vi sono narrate nell’abbraccio fra Stati Uniti ed Europa, America Latina e India, Giappone e Russia, gettando luce sulle complesse relazioni culturali e artistiche dell’espansione musicale afroamericana tra il XVI e il XXI secolo.

Una visione inedita che include le relazioni fra individui, i movimenti geografici – le migrazioni intercontinentali come le microdinamiche urbane – e gli intrecci fra generi, senza trascurare i rapporti fra jazz e musica classica, tra improvvisazione e scrittura.

A seguire – dopo la cena-buffet – alle 21.30 il Franco d’Andrea Three formato da Franco D’Andrea al piano,Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone presentano “Traditions and Clusters”: dagli anni Venti ad oggi, una notte con Kid Ory, Jelly Roll Morton, Spencer Williams, Charlie Shavers, Duke Ellington, Thelonious Monk, Lennie Tristano, John Coltrane e il pianista Franco D’Andrea, che con D’Agaro al clarinetto e Ottolini al trombone parte dal sound delle origini del jazz e lo rigenera sino alle provocazioni del linguaggio contemporaneo, tracciandone l’evoluzione attraverso il richiamo ai suoi mitici eroi.

Stefano Zenni , nato a Chieti (1962). è tra i maggiori musicologi di jazz in Europa. E’ presidente della SidMA – Società Italiana di Musicologia Afroamericana –, vicedirettore del Center for Black Music Research/Europe, direttore della rivista di studi Ring Shout ed editor per il jazz del Giornale della Musica. Insegna Storia del Jazz e delle Musiche Afroamericane presso i conservatori di Bologna, Pescara, Pesaro, e Analisi delle Forme presso Siena Jazz. Oltre a dirigere i seminari di Chieti in Jazz, è direttore artistico (dal 1998) della rassegna Metastasio Jazz a Prato. Candidato ai Grammy Awards per le migliori note di copertina, collabora con Rai Radio3, e ha già pubblicato – sempre per Stampa Alternativa – volumi su Louis Armstrong, Herbie Hancock e Charles Mingus, oltre a I segreti del jazz. Una guida all’ascolto

La formazione del D’Andrea Three, piano, clarinetto e trombone, affonda le radici nella jazz band tradizionale : la formazione degli “Hot Five”di Louis Armstrong comprendeva tromba, clarinetto, trombone, piano e batteria o banjo. Il Trio fondato dal pianista Franco D’Andrea con D’Agaro al clarinetto e Ottolini al trombone estrae gli elementi timbricamente essenziali di quel sound , e sviluppa il suo discorso musicale tra riff, poliritmie, contrappunti improvvisati, sonorità da “jungle style” ellingtoniano e astrazioni contemporanee. Nel programma“Traditions and Clusters” ( il cluster è il tipico gesto pianistico contemporaneo che aggredisce con tutta la mano o addirittura con l’avambraccio intere sezioni della tastiera) il D’Andrea Three parte dal sound del jazz delle origini e e ne traccia l’evoluzione attraverso il richiamo ai suoi mitici eroi: dagli anni Venti in  poi , Kid Ory, Jelly Roll Morton, Spencer Williams, Charlie Shavers, Duke Ellington, Thelonious Monk, Lennie Tristano, John Coltrane fino alle musiche dello stesso D’Andrea, e alle provocazioni del linguaggio contemporaneo.

Franco D’Andrea è decano dei pianisti jazz italiani. Nato a Merano, è a Bologna che comincia a vivere le sue esperienze più significative di musicista e jazzista : la profonda suggestione dell’ascolto dal vivo di Louis Armstrong, nel 1954, lo porta a provare (ma come trombettista e clarinettista) l’ebbrezza di essere nel frontline di un’orchestra dixieland. Poi l’incontro con Horace Silver e Lucio Dalla, che lo fanno entrare nel cuore del jazz moderno. A Roma Gato Barbieri lo converte alla musica di John Coltrane. Ornette Coleman, Schoenberg e Franco Tonani ispirano il suo “Modern Art Trio” della fine degli anni ’60. Il Miles Davis elettrico e Giovanni Tommaso lo portano a fondare il gruppo “Perigeo”. Negli anni ’80 ancora una svolta importante, e l’individuazione di  un percorso ancora più originale e maturo.

9 su 10 da parte di 34 recensori Jazz al Festival Pietre che cantano, appuntamento al Monastero di S. Spirito d’Ocre Jazz al Festival Pietre che cantano, appuntamento al Monastero di S. Spirito d’Ocre ultima modifica: 2012-08-07T17:09:46+00:00 da Goffredo Palmerini
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