Reggio Calabria, cane muore in un barile di catrame

Il fatto è accaduto  nella “Perla dello Stretto”, Reggio Calabria. Il veterinario dell’Asl,  chiamato per tirarlo fuori, dopo essersi accertato che il cane non aveva il chip, e comunqe sicuramente non era un cane da 1500 euro ma solo uno dei tanti randagi, l’ha lasciato morire lì. Quello dei randagi è un tema che torna d’attualità con l’arrivo dell’estate.

Il problema degli animali abbandonati, sopratutto in vista dell’estate, è spesso sottovalutato. Cani abbandonati sul ciglio della strada, nei bidoni della spazzatura, veri gesti di pura “bestialità” umana. Come si può rimanere indifferenti? Gli animali non scelgono di diventare randagi. E’ l’uomo che li fà essere tali. Magari li ha comprati solo perché era la moda del momento o  per soddisfare i capricci di un bimbo,  ma una volta divenuti un peso,  vengono abbandonati, diventano fantasmi, vittime dell’indifferenza.

Immediate le reazioni della Federazione Italiana Associazione Diritti Animali e Ambiente alla quale aderiscono le associazioni animaliste Enpa, Lav, Lega del cane e altre che chiedono perché nessuna autorità sia intervenuta. Nella nota si legge. “Colpisce la sostanziale indifferenza con cui le autorità preposte dalla legge a intervenire quando i cittadini segnalano la presenza di un animale in difficoltà, hanno lasciato morire questo povero cane. Se è mancato il senso del dovere, che fine ha fatto il buon cuore? Fatti simili non sono accettabili e denotano la totale mancanza di civiltà e di sensibilità”.

“Chi ha sbagliato, deve pagare – ha commentato l’onorevole Michela Brambilla – non si può tollerare una simile indifferenza. In un paese civile la vita di tutte le creature è un valore assoluto e un simile grado di arretratezza morale non rispecchia il grande cuore del paese. E noi non daremo più tregua a chi svolge con superficialità e pressapochismo il proprio lavoro, causando la morte di animali indifesi”.

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