Roberto Adinolfi, attentato rivendicato da Fai-Cellula Olga

La rivendicazione, giudicata “attendibile” dalle forze di sicurezza e dal procuratore di Genova Michele Di Lecce, è giunta venerdì mattina alla redazione di Milano del Corsera, mentre il manager veniva dimesso dall’ospedale San Martino. Il documento è composto di più pagine.

Il testo riporta la firma e il simbolo della Federazione anarchica informale – Fronte rivoluzionario internazionale ed è stato inviato per posta da Genova. Nel documento vengono citate frasi sul nucleare. L’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare viene definito “uno dei tanti stregoni dell’atomo dall’anima candida e dalla coscienza pulita”.

Gli autori dell’attentato lo rivendicano con la qualifica di “Cellula Olga”, mutuando il nome da una anarchica greca. E dicono di aver rinunciato a colpire Equitalia perché non sarebbero in cerca “di facile consenso”.

La rivendicazione comincia con una citazione di Bakunin e due frasi di Adinolfi che dovrebbero “giustificare”, nel folle progetto dei gambizzatori, l’attentato. Le frasi “imputate” dagli attentatori sono:  “In Giappone si sono registrati oltre diecimila morti, ma neppure uno finora é dovuto agli incidenti nucleari” e “l’impatto ambientale del nucleare è limitato, considerato che non c’è produzione di C02”.

“Abbiamo azzoppato Roberto Adinolfi – esordisce la rivendicazione – uno dei tanti stregoni dell’atomo dall’anima candida e dalla coscienza pulita”. Ad Adinolfi viene addebitato l’essere “ingegnere nucleare, amministratore delegato in carica dell’Ansaldo Nucleare”, e di avere “guidato in qualità di direttore tecnico il consorzio Ansaldo-Fiat, creato per la progettazione degli impianti italiani di Montalto di Castro e Trino Vercellese”. Altro capitolo della cosiddetta accusa il suo aver “collaborato al rimodernamento del fu Superphenix” e aver “costruito gli impianti a Cemavoda in Romania”.

Adinolfi viene qualificato come uno dei “maggiori responsabili insieme a Scajola del rientro del nucleare in Italia. Membro della commissione Unicen per la normativa nucleare e vice presidente della Società Nucleare Italiana, componente del Goveming Board della piattaforma tecnologica europea Sustainable Nuclear Energy”.

La cellula Olga dice di non “amare la retorica violentista”. Poi scrive. “Con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore. Impugnare una pistola, scegliere e seguire l’obiettivo, coordinare mente e mano sono stati un passaggio obbligato, la logica conseguenza di un’idea di giustizia, il rischio di una scelta e nello stesso momento un confluire di sensazioni piacevoli. Un piccolo frammento di giustizia, piombo nelle gambe per lasciare un imperituro ricordo di quello che è ad un grigio assassino”.

Poi, giù una sequela di insulti a Adinolfi. “Scienziato incolore, un tecnico, parola tristemente di moda in questi tempi che dietro una fittizia neutralità nasconde la longa manus del capitale, un dirigente poco incline a comparire alla ribalta”  ma “responsabile scellerato” della progettazione e ammodernamento di centrali nucleari. Segue una lunga tirata sul ruolo della scienza e della tecnologia, poi la sentenza: “Ti diamo una cattiva notizia: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, è la tua fisica che c’è lo insegna. Con questa nostra azione ti restituiamo una piccolissima parte delle sofferenze che tu uomo di scienza stai riversando sul mondo”. Poi una dettagliata ricostruzione della articolazione societaria dell’Ansaldo, “mostruosa piovra artificiale”.

Infine una ulteriore minaccia. “Potevamo colpire – scrivono – qualche funzionario dell’Equitalia, ma con questa azione non siamo alla ricerca di “consenso”. Quella che adesso cerchiamo è complicità. In un passato recente un nucleo della Fai/Fri lo ha fatto ferendo gravemente un funzionario dell’Equitalia, lo ha fatto ricevendo una diffusa approvazione, cosa che gli anarchici autodenominatosi “sociali” in questi anni hanno infinite volte tentato di raggiungere senza mai riuscire (…)”. Insomma, si colpisce ma senza cercare approvazione sociale: “Non consideriamo un referente i cittadini indignati per qualche malfunzionamento di un sistema di cui vogliono continuare ad essere parte. Scambiare rabbia ed indignazione per un processo di rivolta allo status quo è segno di una pericolosa miopia rivoluzionaria (…) con questa azione – rivendica la cellula Olga – si vuoil segnare “definitivamente un solco con l’anarchismo infuocato solo a chiacchiere e intriso di gregarismo”.

Infine, la genesi del nome. “Abbiamo preso il nome di una nostra sorella delle Ccf, Olga lkonomidou (…) nelle nostre prossime azioni, il nome degli altri fratelli greci, un azione per ognuno di loro”.

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