A froggia e Mastru Lorenzu e Proverbi dialettali cirotani, due quaderni di Saverio De Bartolo per riscoprire il passato

“Papà aveva un gran bisogno di parlare negli ultimi anni e io ho capito che bisognava ascoltarlo per conservare la memoria della famiglia. Ho preso degli appunti…Ritorna la memoria della mia vecchia casa, delle famiglie che ci hanno vissuto…Solo memoria, non cose tangibili, rivedo sulle pareti di casa le immagini delle persone, attraverso le porte rivedo la Cacovia…”

Mi piace riportare ancora una volta queste le espressioni accorate di Saverio De Bartolo con le quali dava inizio al percorso della memoria attraverso il libro “Kakovia” (2004): il “brutto e cattivo” (questo il significato etimologico) quartiere della Cirò di una volta, un microuniverso privato ma che appartiene a tutti. Scrivevo allora che ci appartiene perché attraverso esso noi abbiamo l’opportunità e siamo capaci di conoscerci e sapere come eravamo, chi eravamo e da dove veniamo. Un libro forse fuori dal tempo ma tanto vivace e penetrante anche per i giovani. Ce lo diceva lo stesso De Bartolo sostenendo che “forse può interessare qualcosa anche a loro. Possono scoprire un mondo, che è non il loro, ma che ha portato alla creazione del loro mondo, quello di oggi.”

E ancor di più  libri come questo sono utili perché, come scriveva qualche anno fa l’antropologo Vito Teti,  “la Calabria  ha bisogno di attenzione e di comprensione, di essere conosciuta fuori da ogni esaltazione acritica e da ogni negazione strumentale. Ancora oggi, diversamente e, forse, più drammaticamente dal passato, la fuga è il tema della vita calabrese. Gli antichi paesi dell’interno ‘chiudono’ quotidianamente per abbandono dei suoi abitatori: diventano ‘paesi morti’. I nuovi centri costieri appaiono luoghi senza ‘anima’, senza senso, senza prospettiva”. Può e deve essere così anche per Cirò? Non di certo. Saverio De Bartolo continua la sua ricerca socio – antropologica per far rivivere tanti microuniversi.

Continua il suo percorso di recupero della memoria che si dipana attraverso il riproporre di espressioni e modi di dire in dialetto coloriti anche di episodi simpatici legati a personaggi e antichi mestieri del luogo. Solo pochi giorni fa l’amico De Bartolo mi ha inviato due quaderni editi in proprio a Ferrara e curati dallo stesso. Si tratta di “La forgia di Mastro Lorenzo . A froggia e Mastu Lorenzu”  (2010) e “Proverbi dialettali cirotani” (2011) della nipote Delia De Bartolo.

Il primo, A froggia e Mastu Lorenzu, è un lavoro voluto da Letizia Cavallaio figlia del mastro ferraio, la quale ha amorevolmente raccolto e gelosamente custodito tutto ciò che è stato fedele compagno del sudore paterno. Sono immagini degli attrezzi che Mastu Lorenzu ha utilizzato, nella sua forgia ubicata tra i quartieri di San Lorenzo e Cacovia,  per tanti anni nella sua attività e che a me piace riproporre nella versione dialettale e giusto per dare al lettore il gusto della ricerca e della curiosità. Sono riportati, nell’opuscolo, ben trentasei attrezzi e utensili e tra questi cito: u bullu, a rotula, a sassola ppè carivuni, calascinnu e marcatura, abbrustulaturu, u dibottu, u crivunu, i cumpassi.

A Mastu Lorenzu gli fu tanto sudato il pane tra il nero della fuliggine, ferri, fuoco, carboni ardenti, fumo e cavalli e asini, non ferrava solo equini, costruiva anche, in ferro battuto, tanti poveri oggetti per la povera gente nella sua froggia luogo di suggestione che ha toccato la sensibilità anche di tanti poeti quali il Nobel portoghese Josè Saramago e il francese Guillevic dei quali Saverio De Bartolo riporta le poesie.

E come tutti gli umili artigiani di una volta anche il froggiaru di Cirò aveva i suoi passatempi. E già, Mastu Lorenzu è stato un appassionato cacciatore che curava con le sue stesse mani i fucili e si costruiva pallottole e piombini; è stato anche, e non poteva essere diversamente perché così facevan tutti, musicante, suonatore di clarino nella banda del paese.

Insomma Saverio De Bartolo ci regala, regala ai giovani lettori, in questo seppur opuscolo, un medaglione di creatività e semplicità tutta paesana, tutta calabrese da riscoprire e da apprezzare come origine del nostro modus vivendi di oggi.

Il secondo quaderno regalatoci dall’amico Saverio propone una serie di proverbi cirotani in dialetto curati dallo stesso e raccolti dalla  nipote, la giovane giornalista Delia De Bartolo. Sono proverbi raccolti dalla strada e dallo scambio con gli amici attraverso Facebook, “uno scambio per gioco, come una rincorsa a chi ne conosceva di più”. Già Facebook, questa diavoleria dell’ultima generazione tecnologica, fa scoprire a Saverio De Bartolo che “questa raccolta dei proverbi merita un rilievo particolare: ho dovuto riconoscere che l’uso dei proverbi calato nella vita reale, così come ha fatto Delia con i suoi amici, non era un fatto d’altri tempi, come io pensavo che fosse, e che questo, forse, potrebbe avere un altro significato, diverso da tutto ciò che ricade nelle ‘care memorie’. Si tratta in sostanza dell’uso di uno dei più moderni mezzi espressivi, Facebook, e di attualizzare il significato dei proverbi”. Ben detto!

Sono poco più di un centinaio di proverbi raccolti che richiamano i grandi temi del passato:  fame e ricchezza, lavoro, fortuna, religiosità, matrimonio e fidanzamento, invidia, amicizia ed altri.

Par che la giovane Delia voglia raccomandare ai suoi coetanei, ai giovani studiosi che intenderanno recepire questi suoi suggerimenti, un allargamento alla ricerca ad altre aree non sempre omogenee ed espressione di tutte le province calabresi. Perché, se veramente i proverbi sono la saggezza dei popoli come il nostro che più di ogni altro si è cibato di pane, poco, e di saggezza, molta, nel corso dei secoli, attraverso essi potrà riconoscersi e soprattutto non scordare il tempo che fu.

 Saverio De Bartolo, sociologo, scrittore e poeta, cirotano di nascita e ferrarese di adozione, laureato  all’Università di Urbino con una tesi sulla struttura del linguaggio politico. Nella città romagnola ha lavorato al Centro Ricerche della Montedison come chimico ricercatore e successivamente responsabile del settore Documentazione e Biblioteca dello stesso Centro.

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