Pavia, emerge il buco sanitario della Fondazione Maugeri

Cinque nuovi arresti spostano l’asse dell’inchiesta della Procura di Milano su un altro colosso della sanità, la Fondazione Maugeri, base a Pavia ma articolazioni in tutta Italia. Sono almeno 56 i milioni di euro per i quali il gip Vincenzo Tutinelli ha ordinato l’arresto, per associazione a delinquere, non solo di Piero Daccò (già in carcere dal 15 novembre scorso) ma anche di Antonio Simone (ex assessore regionale Dc alla Sanità in Lombardia e figura di spicco in Comunione e liberazione), del dirigente della Fondazione Maugieri Costantino Passerino, del suo consulente Gianfranco Mozzali e del commercialista milanese Claudio Massimo. Indagato anche il patron della Fondazione, Umberto Maugieri, formalmente irreperibile, si trova probabilmente all’estero.

Sulla base delle ricostruzioni contabili operate dalle sezione di polizia giudiziaria della Procura tra i conti di Madeira, Malta, Lussemburgo, Svizzera, Austria e Stati Uniti, i pm Laura Pedio, Antonio Pastore, Luigi Orsi e Gaetano Ruta contestano a tutti gli arrestati l’associazione a delinquere, a Simone anche il riciclaggio, a Daccò l’appropriazione indebilta e l’intestazione fittizia di beni.

Per il primo filone dell’inchiesta, quello nato dal suicidio del vice presidente del San Raffaele Mario Cal e relativo appunto a sette milioni di fondi neri affidati in contanti a Daccò è invece già stata fissata l’udienza preliminare per l’eventuale rinvio a giudizio. Si terrà il 26 aprile e vedrà la giudice Cristina Mannocci valutare le posizioni di Daccò, dell’ex direttore amministrativo del San Raffaele Mario Valsecchi, dei costruttori Pierino e Gianluca Zammarchi, con il loro socio Andrea Bezziccheri, l’altro grosso fornitore Fernando Lora e il suo responsabile finanziario Carlo Freschi.
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