Yara Gambirasio lasciata morire dopo aver resistito ad uno stupro

Aggressione di tipo sessuale. E’ sempre stata l’ipotesi principale sulla quale hanno lavorato gli inquirenti che ormai da quasi diciassette mesi indagano sul caso della tredicenne di Brembate Sopra. La conferma arriva ora da alcune indiscrezioni sulla natura del Dna in possesso degli investigatori, e che rappresenta l’unica pista seguita finora e di cui non era mai stato chiarito il tipo.

Le tracce genetiche trovate sugli slip e sui leggins di Yara sarebbero infatti di liquido seminale. Ciò significa che (come del resto era stato ipotizzato nelle ricostruzioni) chi ha rapito la tredicenne ha tentato uno stupro senza riuscirci a causa della reazione della ragazza, e a questo punto si è scatenato colpendola in testa, ferendola con un taglierino da piastrellista e poi stringendole la gola, per lasciarla infine a morire nel campo alla periferia di Chignolo d’Isola dove sarà ritrovata tre mesi dopo.

Le tracce genetiche sono state finora confrontate con quelle di circa 14.000 persone, senza trovare alcuna corrispondenza piena. L’unica speranza è che una corrispondenza parziale possa condurre, se non direttamente all’assassino, almeno a un suo parente, e da lì risalire a lui. Questo ha portato finora per ben cinque volte a seguire piste che alla fine si sono arenate. Una di queste aveva condotto a un giovane frequentatore di una discoteca che si trova vicina al luogo del ritrovamento del corpo, e la cui madre aveva in passato lavorato come colf a casa dei Gambirasio. Erano quindi stati controllati i Dna dei parenti del giovane e poi anche quelli di numerosi abitanti del paese di Gorno, in Val del Riso, senza però arrivare a niente.

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