Concerto a Latisana nel Duomo di San Giovanni

Mercoledì 4 aprile, alle 20.45, nel Duomo di San Giovanni Battista, a Latisana (Ud), si terrà il concerto vocale dell’Ensamble Dolcissimi Legami Passio Domini nostri Jesu Christi che rievoca, attraverso il filo conduttore della narrazione del Vangelo di San Giovanni, intercalato da brani polifonici che spaziano dal ‘500 al ‘700, le vicende del testo evangelico tra  giovedì e venerdì santo. All’interno del programma concertistico, con musiche di Palestrina, Ingegneri, Gallus, Lotti, Da Victoria e Monteverdi, si isolano espressionisticamente il Crux fidelis di Venanzio Fortunato (VII sec. D. C.) e un prezioso frammento del celebre Planctus Mariae del codice CI di Cividale (XIV sec). Narratore Franco Stringaro.

L’Ensemble Dolcissimi Legami è nata nel 2010 ad opera di un gruppo di allievi della classe di canto dell’ILMA, Istituto Laboratorio di Musica Antica promosso ed istituito dalla Provincia di Pordenone e da Associazione Antiqua di Clauzetto,  accomunati dalla passione per il repertorio vocale sia sacro che profano compreso tra ‘500 e ‘700. Il gruppo, che viene seguito e preparato sia vocalmente che per la lettura interpretativa dal maestro Gian Paolo Fagotto, che ne ha incoraggiato per primo la formazione, ha al suo attivo la realizzazione di una serie di apprezzati concerti in ambito regionale e si sta preparando per dei concerti a Monaco di Baviera e Stoccarda a luglio 2012. 

Il programma concertistico prevede l’esecuzione di una serie di brani polifonici, eccetto la monodia medioevale del Planctus Mariae cividalese, tratti da Responsori  della Settimana Santa (canti che seguono la lettura nella liturgia delle ore) di diversi musicisti attivi tra ‘500 e ‘700. Tra questi emerge, come figura centrale del programma, il veronese Marc’Antonio Ingegneri, grande e fecondo compositore dell’ultimo trentennio del ‘500, che pubblica i suoi Responsori a Roma nel 1588 in pieno clima controriformista. Per la musica dell’epoca, come per le arti figurative, questo significava sottoporsi ai rigidi dettami del Concilio tridentino, che, nello specifico, imponeva di comporre musica sacra in uno stile semplice, severo, governato dalla chiarezza del testo e non dal contrappunto melodico o dalla ricchezza ornamentale. Scegliendo sei dei suoi Responsori, abbiamo pensato di creare quindi una certa continuità tra la recitazione del testo della Passione di S. Giovanni e l’alternanza con i versetti  musicati da Ingegneri. Egli viene inserito dai musicologi nella cosiddetta Scuola Romana, di cui il grande compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina ne è il maggior esponente. Di quest’ultimo ascolteremo, in apertura del concerto, il Popule meus, quid feci tibi?, che liturgicamente non è un responsorio ma un improperium, un versetto cantato antifonicamente durante l’adorazione della croce del venerdì Santo. E’ stato posto come brano di inizio perchè il significato del suo testo ci pone di fronte ad un momento di intima riflessione, che ci immerge nella giusta dimensione di questa musica: “Popolo mio, che ti ho fatto? In che cosa ti ho contrariato? Rispondimi. Ti ho liberato dall’Egitto e tu prepari la croce per il tuo Salvatore?”

Il Palestrina fu probabilmente insegnante a Roma anche di Tomás Luis de Victoria, compositore spagnolo che visse quasi tutta la sua esistenza nella città eterna, città che gli consegnò la grande fama con la quale ritornò in patria oltre che gli ordini minori tra gli Oratoriani di S. Filippo Neri. Il crescere drammatico di tono del racconto evangelico, viene interrotto improvvisamente dalla prefigurazione della morte, quasi espressionisticamente commentata da due brani medioevali, il Crux fidelis di Venanzio Fortunato e un frammento del celebre Planctus Mariae del codice CI del Museo Archeologico Nazionale di Cividale, la cui fama è dovuta alle numerose indicazioni sceniche presenti nel testo per gli attori. Nonostante Jacobus Gallus, musicista sloveno attivo presso le corti di Vienna, Praga e  Moravia, si fosse formato nello stile policorale veneziano a cori spezzati, la semplicità di Ecce quomodo moritur justus rientra sempre nello spirito recitativo della musica controriformista. Questo brano è stato così apprezzato nella storia della musica da essere riutilizzato da Händel per il suo Funeral Anthem for Her Most Sacred Majestry Queen Caroline, che a sua volta venne poi ripreso da Mozart per l’introitus del suo celebre Requiem.

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