Il Friuli e i Patriarchi di Aquileia in un libro

Il periodo di massimo splendore nella storia della “Patrie dal Friûl” raccontato attraverso i suoi protagonisti: i patriarchi. E’ questo il filo conduttore del volume “Il Friuli ed i Patriarchi di Aquileia”, iniziativa editoriale inedita sulla storia del patriarcato di Aquileia, curata da monsignor Gian Carlo Menis, sacerdote-intellettuale nonché direttore fino a pochi anni fa del Museo diocesano che, con questo approfondimento, aggiunge un ulteriore tassello alla sua già ampia produzione letteraria e saggistica.

Il prestigioso volume che la Provincia di Udine, anche grazie al sostegno della Fondazione Crup, ha contributo a rendere pubblicazione istituzionale per la rilevanza dei contenuti ai fini della valorizzazione della storia del Friuli, verrà presentato venerdì 30 marzo 2012 alle 18 nella Sala Romana in piazza Capitolo ad Aquileia (Ud). All’incontro interverranno il presidente della Provincia di Udine, on. Pietro Fontanini, l’arcivescovo di Gorizia, mons. Dino De Antoni, l’autore mons. Gian Carlo Menis, l’assessore provinciale Franco Mattiussi. Modererà l’incontro Cesare Scalon.

L’intento della Provincia di Udine è quello dare il massimo risalto al volume divulgandolo in particolare nelle scuole.

«Lo Stato patriarcale coincide con l’età dell’oro del nostro Friuli – commenta il presidente Fontanini -; il periodo di più elevato splendore durante il quale sono state poste le radici dell’identità e dell’autonomia del popolo friulano. Questo studio approfondisce un arco temporale decisivo per la nostra storia: per la sua importanza e i suoi riflessi sull’attualità deve essere portato a conoscenza di tutti. In primis dei ragazzi e degli studenti affinché apprendano qual è il percorso storico che contraddistingue il Friuli e lo rende così “speciale” e forte dal punto di vista identitario. E’ un patrimonio di cui i giovani devono aver consapevolezza: a loro, infatti, affidiamo questi scritti affinché abbiamo coscienza del passato del Friuli e lo trasmettono alle generazioni che verranno».

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