Già scoppiata la primavera negli ospedali friulani?

“In poche settimane abbiamo assistito a un’azione improvvisa e imprevista di protesta e contestazione alle Direzioni Generali dei due maggiori ospedali della regione. Se per Trieste si è trattato di una improvvida presa di posizione anche del nostro rappresentante – dalle cui valutazioni ci siamo immediatamente dissociati – a Udine l’Associazione Nazionale Primari Ospedalieri non è stata coinvolta né interessata perché gli altri sindacati medici hanno pensato di poter rappresentare tutti i dirigenti sanitari”.

A parlare è, Luigi Virgolini, presidente del Collegio Regionale Fvg dell’Associazione Nazionale Primari Ospedalieri.

“L’Anpo, in realtà, si è dissociata da tempo da azioni di protesta che interferiscono negativamente con l’attività clinica e che danneggiano l’utenza, e ha aderito alla richiesta aziendale di non organizzare assemblee in orario di servizio. Queste sono veri e propri scioperi, con annullamento di un gran numero di interventi chirurgici e di altre prestazioni sanitarie programmate spesso da mesi”.

“E abbiamo assistito a contro-dimostrazioni della classe medica. A Trieste oltre 220 medici hanno firmato un documento in cui dichiarano “faziose” le affermazioni dei sindacalisti ed esprimono il pieno appoggio alla Direzione Generale dell’Azienda. A Udine i Primari (o Direttori di Struttura complessa, sia ospedalieri che universitari, come vengono ora chiamati) hanno espresso dissenso dalle posizioni della cosiddetta intersindacale e chiamato a raccolta i medici sotto la bandiera della comune identità di obiettivi, cioè la salute dei cittadini. Il cittadino rimane per lo meno disorientato e generalmente non comprende le ragioni delle contrapposizioni tra medici e Direzione Generale”.

“Vediamo di fare alcune considerazioni. In Friuli, benché il mondo sanitario pubblico sia in affanno, il funzionamento della sanità non manifesta gli esempi che i media riportano in altre regioni d’Italia. Certamente i carichi di lavoro sono gravosi, il mancato turn-over li accentua periodicamente ma siamo pur sempre, per i dipendenti, nell’universo del posto sicuro. Questa è una considerazione che i dipendenti pubblici, in particolare quelli che guadagnano 3.000-4.000 euro al mese dovrebbero fare quotidianamente: se il Pil si riduce, se la disoccupazione aumenta, se l’introito fiscale diminuisce le risorse per la sanità possono restare sempre le stesse? La risposta verisimile è no. E quindi se vogliamo collaborare per mantenere gli stessi livelli di efficienza dobbiamo lavorare di più. Questo, in un certo senso, fa parte del nostro “contributo di solidarietà”. Certamente un esempio tempestivo e tangibile da parte della politica è indispensabile per farci tollerare questi sacrifici, per far procedere il paese e per non trasformarci tutti in perenni “indignados”. I problemi tuttavia sappiamo che ci sono, sono di difficile soluzione ma quasi mai, per la loro soluzione, dipendono dalle Direzioni Generali”.

Gli accessi al Pronto Soccorso, ad esempio.

“Non solo a mio modo di vedere il problema principale è il ruolo della rete delle cure primarie. Se fossero attivate le Utap (il che significa ambulatori dei Medici di Base associati che restano aperti e sono accessibili al paziente dalle 8 alle 20) già di per sé si verrebbe a costituire un filtro naturale e adeguato agli accessi inappropriati (i codici bianchi)”.

“Le dimissioni (e alle volte i non ricoveri): c’è una fascia di pazienti-utenti la cui dimissione e gestione è legata alle possibilità ricettive di strutture extra-ospedaliere che sono RSA, Case di riposo, la famiglia stessa, sulla cui funzione inferiscono ambiti sanitari e sociali diversi, non necessariamente gestiti dall’azienda ospedaliera, come sono ad esempio i comuni. E quest’ultimi hanno dei ruoli positivi ma talora diventano gli sponsor di fazioni negative: i campanilismi”.

“Ho letto con meraviglia di minuscole realtà comunali, come la Val Resia, che si oppongono alla Azienda sanitaria unica. Perché temono in un peggioramento delle possibilità assistenziali. A parte che ritengo i piccoli Comuni una sovrastruttura amministrativa ancor più inutile e dispersiva delle Provincie, perché l’azienda unica del territorio dovrebbe impoverire l’assistenza? Misteri. Ma nessuno considera che l’Azienda Unica oltre che a rendere più omogenea l’assistenza, attraverso gli accorpamenti, gli snellimenti degli uffici, l’economie di scala etc. porterebbe a risparmi dell’ordine di milioni di euro?”.

“Nessuno vuole ascoltare questi discorsi: i cittadini sono atterriti dalla parola risparmio però vorrebbero pagare meno tasse. I dipendenti pubblici quando sentono parlare di accorpamenti e di tagli si vedono licenziati ma nel contempo non vogliono parlare di produttività aumentata. I sindacati temono di perdere gli ultimi iscritti se non mostrano di volersi opporre ad ogni manovra di semplificazione e razionalizzazione”.

“La situazione della sanità attuale è la conseguenza di varie sforbiciate nei finanziamenti alle regioni, nel trasferimento al servizio sanitario di funzioni improprie, nel blocco del turn-over, nel pensionamento quasi coatto di molti di noi, nella riduzione dei posti letto ospedalieri senza che la rete delle cure primarie sia in grado di colmare il gap assistenziale. Ma, dobbiamo sempre ricordare, stiamo parlando di uno dei migliori servizi sanitari del mondo e, in questo ambito, di uno dei servizi sanitari regionali più efficienti e che dispone di più risorse. In quante parti d’Italia ci sono due facoltà di medicina, due istituti di ricerca scientifica, due aziende ospedaliero-universitarie, un numero di ospedali e di aziende territoriali come in Friuli e tutto per 1 milione e 200 mila abitanti?”.

“Eravamo partiti da un attacco gratuito alle Direzioni Generali delle due principali aziende sanitarie della regione, partito in entrambi i casi da alcune organizzazioni sindacali mediche. Da sindacalista ormai vecchio devo fare tuttavia un ragionamento andreottiano: “Cui prodest?”
Certamente non ai cittadini che hanno colto solo il sommarsi di ritardi e di intoppi e un’atmosfera di contrasti interni al sistema; non credo agli operatori perchè il loro carico di lavoro e la loro retribuzione resteranno invariati; non ai Direttori Generali che dovranno giustificare e documentare all’assessore-Governatore la bontà delle proprie azioni; neppure al Dottor Tondo che ha agito e ritiene di continuare ad agire per una Regione da “Champions league”; forse a qualche capo manipolo che spera di conquistarsi i galloni fuori dal campo; forse a qualche sindacato le cui adesioni si erano seriamente contratte negli ultimi tempi; forse a qualche gruppo politico che scalda il motore in vista di prossime elezioni”.

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