Sul sociale il Piemonte è Torino centrico

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Ancora una volta il consociativismo torinese è evidente: la Regione Piemonte ha trovato i fondi per il sociale per la città di Torino, giungendo all’83% di quanto stanziato lo scorso anno, mentre le altre province piemontesi restano a bocca asciutta.

Se il Presidente Cota, quello del federalismo, usasse lo stesso metro in Provincia di Cuneo, ai quattro Consorzi Socio Assistenziali, dovrebbero giungere oltre 16 milioni d’euro, il che rappresenterebbe una bella boccata d’ossigeno e garantirebbe anche i livelli assistenziali e quelli occupazionali, affidati per lo più a cooperative.

I soldi sarebbero anche disponibili con riferimento ad un fondo di 60 milioni d’euro a disposizione della Presidenza Regionale, ma da Torino tutto tace.

Anzi il Presidente della Regione, parlando a Cuneo al congresso del suo partito, la Lega Nord, ha replicato dicendo che il reperimento dei fondi per il socio assistenziale compete ai comuni e non alla regione e che sono loro a dover dare delle risposte, invitandoli a rivolgersi al Governo Monti perché lo Stato ha azzerato i finanziamenti.

Una bella prova d’ipocrisia se si pensa che l’azzeramento dei fondi per la disabilità è stato operato dal Governo Berlusconi e dal Ministro per l’economia Tremonti…

Di qui la necessità di alzare il livello di attenzione su quanto sta avvenendo in Regione e, soprattutto, attrezzarsi in vista delle prossime elezioni amministrative che coinvolgeranno ben tre capoluoghi di provincia tra cui anche Cuneo.

Questo perché la riforma Monti relativa alle province ha trasferito molte competenze ai comuni capoluogo: una ragione in più, in un settore tanto delicato qual è l’assistenza ed il welfare, per compiere scelte attente ed oculate in grado di assicurare al territorio amministrazioni locali in grado di dare risposte puntuali e precise in un settore così delicato da mettere in discussione la stessa coesione sociale.

Balza evidente il dubbio che, da parte di alcuni, vi sia la volontà di creare climi da scontro sociale mettendo in discussione settori tanto delicati: occorre che il welfare diventi uno degli elementi centrali  per le prossime amministrazioni locali, soprattutto dei comuni capoluogo di provincia.

Si pone poi la questione dell’eccessiva centralità di Torino e della costante penalizzazione delle altre aree piemontesi: una situazione inaccettabile e una ragione in più per tornare a ragionare su nuovi assetti territoriali, a partire dalla Regione delle Alpi del Mare, in gradi di consentire al cuneese di sviluppare al meglio le proprie enormi potenzialità.