La lotteria del pizzo a Palermo, cinque in manette

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Per costringere i negozianti a pagare il pizzo, la mafia li costringeva settimanalmente ad acquistare dei blocchetti di tagliandi della lotteria a 90 euro. La vicenda è emersa nell’ambito delle indagini che hanno portato i carabinieri di Palermo ad arrestare cinque persone accusate di estorsione aggravata dall’avere agevolato Cosa nostra. Le misure cautelari sono state emesse dal gip Nicola Aiello, sulla base della prosecuzione di una indagine della Dda coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio de Francisci e dai pm Caterina Malagoli e Francesco Grassi, e nata nel corso della ricerca del boss Gianni Nicchi, arrestato nel dicembre del 2009. I magistrati hanno individuato un gruppo di estorsori che dal 2007 ha taglieggiato una pasticceria palermitana, costringendo i titolari a versare, oltre alle rate fisse di Natale e Pasqua, un contributo ulteriore per le famiglie dei carcerati, e fornire ai boss prodotti della pasticceria anche per 750 euro. Con la vendita dei blocchetti di tagliandi della lotteria, la cosca nasconde l’imposizione del pizzo dietro un’attività clandestina ma comunque molto popolare nelle borgate palermitane; inoltre l’assoggettamento indistinto di tutti i commercianti consente alle famiglie di incassare 9000 euro a settimana che si aggiungono alle ordinarie estorsioni. L’esiguita della somma da versare garantisce una generale omertà delle vittime che preferiscono pagare un pizzo modesto piuttosto che denunciare.