In bilico l’accordo per il salvataggio della Grecia

Alla Grecia servono 130 miliardi di euro di aiuti internazionali per scongiurare il default. Il compromesso raggiunto ad Atene, però, non ha avuto l’accoglienza che ci si attendeva da parte delle istituzioni internazionali (Ue, Fmi, Bce) che dovrebbero dare il via libera al piano di sostegno per la Grecia. Secondo il ministro tedesco Wolfgang Schauble, anzi, le misure adottate potrebbero non essere ancora sufficienti. Forse proprio per la freddezza di queste reazioni, il compromesso ateniese non ha avuto grandi effetti sulle Borse che hanno chiuso contrastate in una giornata in cui lo spread Btp-Bund tedesco è sceso ai livelli di settembre fino ai 345 punti base.

A vertice concluso, il Premier ellenico Lucas Papademos ha chiamato per dare l’annuncio le istituzioni internazionali che però reagiscono piuttosto freddamente. Gerry Rice, capo delle pubbliche relazioni del Fondo monetario, dice che l’accordo raggiunto ad Atene “è un primo importante passo”, a cui dovrà seguire la discussione con le altre parti coinvolte. Christine Lagarde, direttore del Fmi, parla di “segnali molto incoraggianti”. Mario Draghi (Bce) si dice fiducioso sul raggiungimento di un’intesa, mentre il portavoce della Commissione Ue, Amadeu Altafaj, ribadisce che “spetta all’Eurogruppo decidere ai massimi livelli se sussistano le condizioni per procedere con il secondo programma di salvataggio”.

La notte scorsa, la trattativa si era incagliata sull’ipotesi di un taglio delle pensioni integrative, malgrado “un ampio accordo su tutti i punti del programma”. Tra i punti “accettati”, c’erano un nuovo taglio di 15 mila posti nel pubblico impiego e una riduzione del 22% dei salari minimi, che scendono a 450-500 euro mensili. Come spiegato dal portavoce del Pasok, Panos Beglitis, per concludere le trattative sul nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia mancavano ancora 625 milioni di euro dei quali 325 si attendevano dai tagli alle spese della difesa e di altri ministeri. Oggi, dopo l’ennesima maratona di colloqui, l’accordo è stato raggiunto anche se i “risparmi”, secondo indiscrezioni, arriveranno da misure diverse da quelle “suggerite” dalla Troika.

Le nuove misure di austerity avranno ricadute anche sul negoziato con i creditori privati, riuniti oggi a Parigi e pronti a rinunciare a 100 miliardi di euro dei loro rimborsi. Il ministro greco delle Finanze, Evangelos Venizelos, al termine della riunione di stamattina aveva espresso la speranza che “l’Eurogruppo prenderà una decisione positiva per il nuovo programma dal quale dipende la sopravvivenza del Paese per gli anni a venire e la sua permanenza nella zona dell’euro”. Malgrado l’urgenza messa ad Atene nei giorni scorsi, la riunione straordinaria odierna dell’Eurogruppo non dovrebbe però portare l’atteso verdetto sul via libera agli aiuti.

Già poco prima del vertice di Bruxelles, il Ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schaeuble, ha avvertito che ci sono ancora dei punti da chiarire. “Oggi non ci sarà risultato, non ci siamo ancora”, ha detto Schaeuble, aggiungendo che “non è ancora chiaro” se l’intesa con i creditori privati “riuscirà a portare il debito al 120% del Pil entro il 2020”. In sostanza, secondo il Ministro, l’accordo greco sui tagli alla spesa non sembra soddisfare ancora le condizioni richieste per garantire il nuovo pacchetto di salvataggio. “Non credo arriveremo a una decisione definitiva questa sera, ma questo non è un disastro, discuteremo”.

Angela Merkel rimarca che “alcune misure urgentemente necessarie sono state accettate su carta, ma in gran parte restano ancora irrealizzate”. E’ la linea dell’Unione, confermata da Olli Rehn, commissario europeo per gli affari economici e finanziari: il governo e il parlamento greco, dice Rehn, devono ancora “convincere i partner europei con impegni forti e azioni concrete” sul loro effettivo impegno ad attuare le promesse e gli impegni assunti prima di ottenere il secondo prestito.

Il leader dei socialisti e democratici europei, Hannes Swoboda, ha scritto al presidente della Commissione, Josè Barroso, criticando le richieste della troika ad Atene, giudicandole segnate da un “approccio ideologico e punitivo” che ha portato la Grecia ad una “recessione ancora più profonda”. Su richiesta del gruppo S&D l’Europarlamento ha deciso di invitare la stessa troika, Barroso e il commissario Olli Rehn a riferire davanti alla commissione Affari economici. Swoboda ha espresso “grave preoccupazione” per le condizioni imposte dai negoziatori Ue alla Grecia, aggiungendo che “sono le politiche rovinose di un’estrema austerità imposte alla Grecia che la hanno portata ad una recessione ancora più profonda”.

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