Dopo i britannici si chiamano fuori polacchi e cechi

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La strada verso la ripresa, almeno in Italia, si annuncia tuttavia lunga. Moody’s stima che il decreto Salva-Italia “ridurrà il reddito disponibile delle famiglie” e l’economia italiana registrerà un calo del Pil dell’1% nel 2012, mentre il tasso di disoccupazione in Italia segnerà in media un aumento all’8,8% nel 2012 dalla media dell’8,2% del 2011. Secondo Moody’s, il rialzo della disoccupazione porterà ad un aumento dei tassi di morosità nel mercato immobiliare.

Al fiscal compact dovrebbero aderire 25 paesi, tutti con l’esclusione della Gran Bretagna, mentre nuovi ostacoli sono stati posti da Polonia e Repubblica Ceca. Varsavia ha fatto sapere che si opporrà a meno che nel testo del Trattato che lo istituisce non si chiarisca che a partecipare al processo decisionale siano tutti i membri firmatari e non solo quelli della zona euro. Il fiscal compact, in realtà, secondo l’ultima bozza di accordo, dovrebbe entrare in vigore dopo la firma di 12 Paesi, deve essere ratificato entro marzo 2013, e solo chi l’avrà ratificato potrà avere accesso al fondo salva-Stati permanente (Esm).

La Repubblica Ceca condiziona invece la sua adesione al Patto di bilancio alla possibilità di poter partecipare a tutti i summit della zona dell’euro. Il premier ceco, Petr Necas, al suo arrivo al Consiglio ha detto che il testo così com’e  “è inaccettabile” per Praga. “Se vogliono che noi ci impegnamo a qualcosa, se vogliono che noi paghiamo, la nostra presenza ai tavoli dei negoziati è un nostro pieno diritto”, ha detto il Premier. Anche il “firewall”, pur non essendo ufficialmente in agenda farà parte dei negoziati, e si prevede un rafforzamento, dopo il sì al fiscal compact.