Lo sfruttamento dei lavoratori nel Ragusano

“Si riunisca immediatamente la “Conferenza dei Sindaci” allargata alle parti sociali, per definire un calendario unico provinciale.” Riguardo alle aperture domenicali in tutta la provincia di Ragusa, più o meno uniformate, ma con la fuga in avanti del comune capoluogo, interviene Giorgio Iabichella, Segretario della Fesica (Federazione del commercio aderente alla Confsal).

“L’Assessorato Regionale ha concesso a tutti gli esercizi commerciali, operanti nei comuni siciliani che possiedono lo status di “città d’arte”, di aprire tutti i giorni (domeniche comprese) fino al 31 marzo 2012. Ciò in attesa che venga approvato il famoso Ddl proposto dallo stesso assessore Venturi e che, attualmente, e’ in fase di valutazione dal tavolo dell’Osservatorio Regionale per il Commercio.”

“Il Comune di Ragusa ha deliberato, tramite ordinanza (approvata anche dalle organizzazioni sindacali della triplice che oggi criticano) la liberalizzazione degli orari e giornate di apertura al pubblico fino al 31 marzo 2012. Ovvero 23 festivi lavorativi in soli 5 mesi solari, per quasi 160 giornate consecutive (escludendo Natale e Capodanno). Gli altri comuni iblei hanno derogato all’obbligo di chiusura, per ora, fino a fine anno 2011”.

“L’Ascom dal canto suo, tentando di tutelare i piccoli negozi di tutti i comuni, nei confronti della Gdo, ha aperto una vera e propria diatriba interna alla stessa associazione datoriale, che tutti ormai conosciamo, a tratti poco elegante, e sicuramente poco edificante per la collettività”.

“Oggi i sindacati della triplice (Cgil, Cisl e Uil) rivendicano la tutela dei lavoratori visto che, affermano, alcuni rischiano di lavorare 7 giorni su 7 per sei mesi. Accuse demagogiche e anacronistiche, visto che da anni esiste lo sfruttamento di alcuni lavoratori del comparto, ma  loro pare  se ne siano accorti solo adesso, dopo aver controfirmato decine di ordinanze (ivi compresa l’ultima di Ragusa), acconsentendo tacitamente alle aperture domenicali in ogni comune ibleo”.

Giorgio Iabichella, rappresentante, da oltre 5 anni, dei dipendenti degli esercizi commerciali (oggi tramite la Fesica-Confsal), ha sempre delegato, la decisione finale sul numero adeguato di aperture domenicali in provincia, alla parte datoriale.

Oggi, però, vista la diatriba sorta all’interno dell’associazione datoriale più rappresentativa del tessuto commerciale ibleo, Iabichella intende riportare i toni del dibattito, ad un livello più consono e rispettoso dei “commessi” che ogni anno in questo periodo fanno enormi sacrifici.

“Mi sento obbligato a prender la parola a nome dei lavoratori, e non in ordine al rispetto del loro contratto e dei riposi domenicali (2/3 del totale delle aperture annuali), poiché risulta compito dell’Ispettorato del Lavoro verificare che siano rispettate le turnazioni ed i pagamenti del festivo. Le aperture domenicali dovrebbero essere stabilite a livello regionale, ancor prima che a livello provinciale e comunale. Se si riuscisse a limitarne il numero in tutta la Sicilia, allora sarebbero risolti tutti i problemi”.

“Oggi, difatti, i commercianti, soprattutto quelli dei centri commerciali ragusani, sono preoccupati della migrazione dei clienti in altre province attigue (vedi Catania e Siracusa) ove i negozi rimangono aperti 360 giorni l’anno. In attesa che l’Assesore Venturi definisca, anche sulla scorta delle nuove leggi nazionali sulla liberalizzazione, il numero di aperture domenicali in Sicilia, non ci resta che definire, concordandolo a livello provinciale, un calendario che accontenti le esigenze di tutti i commercianti iblei in sintonia con la Gdo.”

“Ho chiesto alla Conferenza dei Sindaci dei comuni iblei, presieduta da Nello Di Pasquale, di convocare una seduta urgente sul tema “aperture domenicali”, invitando anche gli assessori comunali del settore commercio, le associazioni datoriali, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e quelle dei consumatori. Detta Conferenza dovrebbe avere come unico scopo, quello di chiarire le esigenze di ogni categoria sociale, attrice della problematica succitata, per poi definire congiuntamente un calendario compiacente  a tutti, evitando scontri “deleteri” tra i Comuni iblei e contribuendo a far crescere l’economia territoriale all’unisono”.

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