Il mostro di Lamezia Terme accusato anche di vilipendio di cadavere

Un barbaro assassino si è rivelato Daniele Gatto, reo confesso dell’omicidio di Adelina Bruni. L’uomo l’ha strangolata al culmine di una lite provocata da motivi passionali. E ha poi infierito sul cadavere colpendolo ripetutamente con un bastone ed abbandonandolo su un terreno.

Gatto è accusato di omicidio volontario, aggravato dai motivi abbietti. L’omicidio è avvenuto nella tarda serata di domenica in contrada Scinà di Lamezia Terme (CZ), in una zona isolata. Una relazione come tante, quella tra Daniele ed Adelina, che si protraeva da circa un anno. Daniele Gatto viene descritto come un giovane di indole tranquilla. Non ha precedenti penali e saltuariamente svolgeva lavori di pittura edile. Uno zio, fratello della madre, ed un cugino sono sacerdoti. Gatto dopo avere ucciso la fidanzata secondo la ricostruzione riferita dagli investigatori è andato a casa dei genitori della ragazza ed ha raccontato che Adelina era scomparsa. Insieme a loro è andato poi al Commissariato del centro calabrese per denunciare la sparizione della giovane.

Stamattina, di buon’ora, e questa volta all’insaputa dei genitori, si è però presentato al Commissariato, accompagnato da un legale, ed ha confessato di avere ucciso la fidanzata, fornendo le indicazioni per fare trovare il corpo. Successivamente in commissariato sono giunti il Procuratore della Repubblica, Salvatore Vitello, ed il sostituto Luigi Maffia, che hanno sottoposto il giovane ad un lungo interrogatorio. Gatto, una volta che le sue dichiarazioni sono state riscontrate, è stato posto in stato di fermo di indiziato di delitto. Ma il suo racconto resta lacunoso riguardo il movente. Gli investigatori ipotizzano che Gatto abbia strangolato la fidanzata dopo che lei gli aveva detto che voleva lasciarlo. I due si erano visti poco prima dopo avere concordato un appuntamento ed a bordo dell’automobile di lui hanno raggiunto contrada Scinà, dove c’è stata una discussione al culmine della quale Gatto ha strangolato la fidanzata.

Il giovane, sempre secondo questa ricostruzione, ha poi gettato il cadavere fuori dalla vettura, è sceso e con un bastone ha infierito sul cadavere, colpendolo ripetutamente alla testa. Un inutile scempio che gli è costato la contestazione dell’ulteriore aggravante di vilipendio di cadavere.

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