Francesco De Luca il primo massone di Calabria

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Ogni volta che torno alle radici della mia esistenza, Serra San Bruno, mi piace fermarmi nei paesi del circondario per rivedere e rivivere i giorni semplici ed importanti della mia fanciullezza. Giorni in cui, accompagnato a mio padre desideroso di alleviare le fatiche della quotidianità, frequentavo le feste patronali di questi piccoli paesi pieni di vita e gioivo delle festose serate allietate dalle famose Bande pugliesi come Squinzano, Ostuni o Acquaviva delle Fonti e dalle Orchestre liriche come quella del Petruzzelli di Bari.

E l’ultima volta, l’estate scorsa, mi sono fermato a Cardinale, piccolo centro di grande vitalità culturale, oggi come ieri. Di questo piccolo paese ricordavo qualche cenno storico, gli effetti della grande alluvione del 1935 e la sua produzione agricola principale che sono le noccioline. Tutto dalla voce del mio papà. Ma ero giovanissimo e gli interessi erano altri. In una prossima nota potrò scrivere molto di più su Cardinale. Questa volta mi piace scrivere del personaggio destinatario del monumento di recente fattura realizzato dallo scultore di Serra San Bruno Giuseppe Maria Pisani e di cui pure resta il riferimento paterno. Mi riferisco ad un patriota, deputato della prima Camera italiana e primo e forse finora unico Gran Maestro calabrese della Massoneria italiana. Così in poche parole la figura di Francesco De Luca, nato a Cardinale nel 1811 da Martino farmacista e da Maria Carello e morto a Napoli nel 1875.

Compiuti i primi studi a Catanzaro, si portò a Napoli dove conseguì nel 1832 la laurea in Scienze fisiche e nel 1835 quella in Diritto civile. Divenne quindi avvocato del Ministero delle Finanze presso la GranCortecivile delle Calabrie e poi Decurione al comune di Catanzaro. Di nuovo portatosi nella capitale borbonica, divenne avvocato celebre in questioni economico-finanziarie e patrocinatore presso la Cortedi Cassazione. Le sue amicizie, del tempo, furono quelle con Camillo De Meis, Carlo Poerio, Luigi Settembrini e Francesco De Sanctis “condividendone la passione per la libertà e l’amor di patria”, come scrive lo storico Domenico Mammone. Nel 1848, fu arrestato insieme al fratello Vincenzo e rinchiuso nelle carceri della Vicaria anche perché aveva scritto “Della educazione politica de’ popoli del regno di Napoli”, un libretto che condannava la monarchia assoluta auspicando un governo di uomini onesti e preparati.

Nel 1852 di nuovo in carcere, per pochi mesi, cospiratore assieme all’altro fratello Domenico e quindi esule a Parigi dove già  era rifugiato il fratello Sebastiano dopo i moti del ’48. Ma nel 1860 lo ritroviamo a Napoli al seguito di Garibaldi che lo voleva a fianco per decidere il cosa fare nell’ex Regno delle Due Sicilie. Scrive Mammone:” Si può dire che fosse un federalista, certo era un antesignano del meridionalismo e non voleva che l’unità si realizzasse subito e con un’annessione al Piemonte e caldeggiò l’ipotesi di creare una Camera napoletana che operasse la fusione delle province meridionali col resto d’Italia.” Nel 1861 De Luca è eletto deputato della Sinistra nel Collegio di Serrastretta e più volte presidente della Commissione Bilancio e Vice presidente della Camera. Per perseguire il suo programma politico in difesa degli interessi del Mezzogiorno, capeggiò una schiera di 60 deputati della Sinistra che furono definiti “deluchisti” e poi “Sinistra giovane”. Nell’ambito della Massoneria, già dal 1863, si determinò come mediatore tra nord e sud e quindi eletto Gran reggente dell’Ordine e nel 1865 Gran Maestro fino al 1867; ma fino al 1870 apprezzato Supremo gran commendatore del Supremo consiglio per l’Italia del Rito scozzese antico, impegno prestigioso che mantenne come onorario a vita. Ma non solo grande politico e stimato uomo di Massoneria. Lasciò anche qualcosa di diverso: vari studi di matematica, un nuovo sistema di logaritmi, una monografia metrica sulla città di Catanzaro e le “Memorie economiche sui boschi, fiere e mercati” del 1846. Napoli, dal 2 agosto 1875, lo tiene per sempre.

Ma non fu l’unico della famiglia a dare lustro alla cittadina catanzarese. Anche i fratelli, sopra cennati, si distinsero come Francesco attivi nell’opposizione al governo borbonico e non solo:Vincenzo divenne colonnello  dei Carabinieri distinguendosi nella repressione del brigantaggio, invece Domenico e Sebastiano rispettivamente illustre oculista e famoso chimico. E ancora Giuseppe Maria geografo e socio dell’Accademia dei Georgofili ed Eugenio docente in Istituti prestigiosi comela Nunziatelladi Napoli. Beh, una bella famiglia per una bella Calabria! Ieri!