Ma per Nino De Masi non sarebbe più in discussione il reato “passato in secondo piano. Qui qualcuno fa ancora finta di non vedere e non capire e si prende per buona la perizia fatta dieci anni fa dal perito di Banca di Italia, dimenticando che la legge è stata chiarita sull’uso dell’usura e su come si compone il costo del denaro. Io ho chiesto quello che la legge stabilisce, ossia il mutuo anti-usura, ma non mi è stato concesso, mentre la legge 108 del 1996 dice che chi denuncia deve avere un canale privilegiato perchè si trova in uno stato di bisogno. A questo punto io ho lottato per cinque anni, sono andato al Tar per 7-8 volte e alla fine il Tar si pronuncia e dice al Commissario anti-racket: dovete pagare il mutuo”. “Sono stato il primo e l’unico in Italia a chiedere ed ottenere il commissariamento del Commissario anti-racket. Sarebbe stato facile per me prendere quel provvedimento e portarlo alla luce del sole, a conoscenza di tutti. Ma non l’ho fatto perché non voglio mettere in discussione il Ministero dell’Interno e le altre istituzioni alle cui porte io busso alla porta per chiedere protezione”.
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