Il Consiglio di Stato, Sezione II, è intervenuto sulla questione del diritto all’indennità di trasferimento d’autorità per il personale delle Forze Armate, chiarendo che il passaggio a un nuovo ruolo attraverso un concorso riservato al personale militare non interrompe, ai fini dell’indennità, la continuità del rapporto di servizio.
La vicenda esaminata riguarda un sottufficiale dell’Esercito appartenente al ruolo dei sergenti, che aveva partecipato a un concorso per il reclutamento di ufficiali in servizio permanente del ruolo speciale, procedura alla quale il bando consentiva espressamente di partecipare anche ai sottufficiali del ruolo dei sergenti. Dopo aver superato il concorso, il militare era stato nominato sottotenente e, al termine del corso di formazione, trasferito d’autorità dalla precedente sede di servizio di Grosseto a quella di Orio al Serio, a circa 500 chilometri di distanza.
Il militare aveva quindi chiesto il riconoscimento dell’indennità prevista dall’articolo 1 della legge n. 86/2001. Il Ministero della Difesa aveva contestato tale diritto, sostenendo che il superamento del concorso avesse determinato un nuovo rapporto di impiego e che la successiva assegnazione dovesse essere considerata una prima assegnazione, anziché un trasferimento d’autorità.
Il Consiglio di Stato ha respinto questa impostazione, riconoscendo il diritto all’indennità. La pronuncia considera quindi rilevante, ai fini della continuità del rapporto di servizio, il fatto che il militare fosse già in servizio e avesse avuto accesso al nuovo ruolo attraverso una procedura concorsuale riservata al personale militare.
Un ulteriore aspetto riguarda l’eventuale indicazione della sede di destinazione. Secondo il principio richiamato nella pronuncia, il fatto che il militare abbia espresso il proprio gradimento per una determinata sede nell’ambito della procedura di reimpiego non è, da solo, sufficiente a trasformare il trasferimento d’autorità in un trasferimento a domanda. Occorre invece considerare la natura e la finalità della movimentazione e verificare se questa sia stata disposta dall’Amministrazione nell’ambito del procedimento di reimpiego e in relazione alle esigenze organizzative dell’Amministrazione.
Il riconoscimento non è tuttavia automatico per tutti i militari che cambiano sede dopo un concorso. Devono essere presenti gli ulteriori requisiti previsti dalla normativa e dalla giurisprudenza, tra cui il trasferimento d’autorità a una nuova sede situata in un Comune diverso e una distanza superiore a 10 chilometri, calcolata secondo l’ordinaria percorrenza stradale tra le sedi di servizio.
Restano escluse, invece, le situazioni nelle quali il militare partecipi a un concorso pubblico con quota riservata ma risulti vincitore al di fuori della quota stessa, nonché i casi di prima assegnazione alla sede dopo un corso di formazione quando non ricorrano gli ulteriori presupposti richiesti. Non rientrano inoltre nell’ambito del riconoscimento i trasferimenti realmente volontari, determinati da una libera scelta del militare.
Alla luce della pronuncia, USIM – Unione Sindacale Italiana Marina auspica che il Ministero della Difesa fornisca indicazioni sull’applicazione della decisione, così da favorire un’applicazione uniforme della normativa e dei principi giurisprudenziali.
USIM invita infine il personale che ritenga di trovarsi in una situazione analoga a verificare la propria posizione, in particolare nei casi di accesso a un nuovo ruolo attraverso un concorso riservato al personale militare, seguito da una nuova assegnazione nell’ambito del reimpiego.
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