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Grillo contro Conte: “Movimento zero Stelle”. Dalla nascita del M5S allo scontro sul nome e sul simbolo

Beppe Grillo torna al centro della scena politica italiana e lo fa attaccando direttamente Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle che oggi porta avanti il nome e il simbolo della creatura politica da lui fondata insieme a Gianroberto Casaleggio. Il messaggio scelto dal fondatore è breve, ma politicamente pesantissimo: “Movimento Zero Stelle”.

Grillo ha modificato il proprio stato WhatsApp con questa frase, indirizzando evidentemente la critica al Movimento guidato da Conte. Il gesto arriva alla vigilia di un appuntamento che potrebbe rappresentare un nuovo capitolo della sua storia politica: il 21 settembre sarà ospite di Pulp Podcast, il programma condotto da Fedez e Mr. Marra. Nel frattempo, diverse ricostruzioni giornalistiche riferiscono di un possibile ritorno di Grillo sulla scena politica con un nuovo soggetto o una lista autonoma, collocata a sinistra del campo progressista. L’ipotesi, però, non è ancora una decisione ufficialmente annunciata.

Ed è proprio qui che la vicenda diventa interessante, perché lo scontro tra Grillo e Conte non nasce in queste ore. È il risultato di una frattura maturata nell’arco di diversi anni e che ha finito per mettere in discussione persino l’identità stessa del Movimento 5 Stelle.

Dalle piazze al Movimento 5 Stelle

Per capire la rabbia di Grillo bisogna tornare indietro di quasi vent’anni.

Il Movimento 5 Stelle non nasce improvvisamente nel 2009. Le sue radici affondano nel blog di Beppe Grillo, aperto nel 2005, e nelle iniziative politiche che il comico genovese promuove insieme alla comunità cresciuta intorno a lui e alla collaborazione con Gianroberto Casaleggio.

Il passaggio fondamentale arriva con i V-Day del 2007 e del 2008, manifestazioni che raccolgono un forte sentimento di protesta nei confronti della politica tradizionale. Da quella esperienza nascono prima le liste civiche certificate e poi, nel 2009, il vero e proprio Movimento 5 Stelle.

Grillo diventa il volto, la voce e il principale punto di riferimento del progetto. Casaleggio ne rappresenta invece una componente decisiva sul piano organizzativo e tecnologico.

Il Movimento si presenta come qualcosa di profondamente diverso dai partiti tradizionali: democrazia diretta, partecipazione online, rifiuto della politica professionale, critica alla classe dirigente e una forte identità anti-establishment.

Il successo arriva rapidamente.

Nel 2013 il Movimento entra in Parlamento con una forza mai vista per una formazione politica appena nata. Nel 2018 raggiunge il suo massimo risultato elettorale, diventando il primo partito italiano con oltre il 32 per cento dei voti.

È il momento in cui quella che era nata come una protesta diventa una delle principali forze di governo del Paese.

Giuseppe Conte non è uno dei fondatori del Movimento. È una figura esterna che entra progressivamente nel suo universo politico fino a diventare centrale.

Nel 2018 viene indicato come presidente del Consiglio e guida prima il governo sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega e poi il secondo esecutivo sostenuto da M5S, Partito Democratico e altre forze.

Quando il suo secondo governo cade nel 2021, Conte entra formalmente nel Movimento.

È Beppe Grillo a indicarlo come figura destinata a guidare la nuova fase. Nell’estate del 2021 viene elaborato un nuovo statuto e il 6 agosto Conte viene eletto presidente del Movimento dagli iscritti: 62.242 voti favorevoli su 67.064 votanti, pari al 92,8 per cento. La documentazione ufficiale del Movimento ricorda esplicitamente che Conte era stato indicato dal garante Beppe Grillo.

È questo uno dei paradossi della storia successiva: Grillo contribuisce alla nascita della leadership di Conte che, pochi anni dopo, finirà per marginalizzarlo completamente.

All’inizio i due cercano un equilibrio. Ma quell’equilibrio dura poco.

Grillo continua a considerarsi il garante dell’identità originaria del Movimento. Conte, invece, vuole trasformarlo in una forza politica più strutturata, con una leadership definita, un’organizzazione stabile e una collocazione progressivamente più vicina al centrosinistra.

La distanza cresce.

La frattura diventa politica

Nel corso degli anni Grillo accusa Conte di voler trasformare il Movimento in un partito tradizionale, mentre Conte e il gruppo dirigente ritengono necessario superare una struttura costruita intorno alla figura del fondatore.

La questione non riguarda soltanto le persone. Riguarda due idee completamente diverse del M5S.

Da una parte c’è il Movimento delle origini: la rete, la protesta, la partecipazione diretta, il rifiuto dei partiti tradizionali e il ruolo di Grillo come garante.

Dall’altra c’è il Movimento di Conte: una forza politica organizzata, con un presidente, una struttura interna e una collocazione più riconoscibile nel campo progressista.

Nel 2024 lo scontro arriva al punto di rottura.

L’assemblea costituente promossa da Conte porta alla votazione di una serie di modifiche profonde allo statuto. Tra queste c’è proprio l’abolizione della figura del garante, cioè del ruolo ricoperto da Grillo.

La prima consultazione viene contestata dal fondatore e si arriva a una seconda votazione.

Il risultato del dicembre 2024 è ancora più netto: l’80,56 per cento dei votanti approva l’eliminazione del garante. Partecipano 58.029 iscritti, pari al 64,90 per cento degli aventi diritto. La base approva inoltre una procedura che consente di modificare il simbolo attraverso gli organi del Movimento e il voto degli iscritti.

Per Conte è la chiusura di un’epoca.

Per Grillo è, invece, la perdita del Movimento che aveva contribuito a creare.

Il fondatore reagisce con un’immagine ispirata a The Truman Show, accompagnata dalla celebre frase: “Casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte”.

È il momento simbolico della separazione.

Lo “scippo” del Movimento

Ed è qui che nasce quello che, dal punto di vista di Grillo e dei suoi sostenitori, può essere definito lo “scippo” del Movimento.

La parola va però utilizzata con cautela: non significa che sia stato accertato giudiziariamente che Conte abbia sottratto il Movimento a Grillo.

Politicamente, però, la percezione dello scontro è molto chiara.

Grillo ha fondato il Movimento nel 2009. Conte è arrivato molti anni dopo, prima come presidente del Consiglio indicato dal M5S e poi come leader del Movimento stesso.

Oggi Conte guida un’organizzazione che conserva il nome Movimento 5 Stelle, il simbolo e gran parte dell’identità elettorale costruita negli anni della leadership di Grillo.

Per il fondatore, la questione non è dunque soltanto personale.

È una questione di proprietà politica e di identità.

E proprio per questo nel 2026 Grillo ha deciso di passare dalle dichiarazioni alle vie legali.

A marzo è emersa la causa avviata da Grillo e dall’associazione Movimento 5 Stelle di Genova davanti al Tribunale di Roma per rivendicare nome e simbolo del Movimento. Il contenzioso rappresenta un nuovo livello dello scontro: non più soltanto una guerra politica tra fondatore ed ex leader, ma una disputa sulla titolarità degli elementi fondamentali che identificano il M5S.

Nel frattempo lo scontro si è allargato anche ai rapporti economici e organizzativi tra Grillo e il Movimento. Secondo il Corriere della Sera, le controversie giudiziarie sono diventate tre, comprendendo anche due contratti di consulenza per complessivi 300 mila euro annui.

“Movimento Zero Stelle”

Arriviamo così a settembre 2026.

La frase pubblicata da Grillo, “Movimento Zero Stelle”, assume un significato molto più grande di una semplice provocazione.

È una bocciatura radicale del Movimento di Conte.

Grillo non sta dicendo semplicemente che il M5S ha cambiato linea. Sta sostenendo, attraverso una formula volutamente provocatoria, che quello guidato oggi da Conte non sarebbe più il Movimento originario.

Ed è proprio questa la chiave politica della sua possibile nuova iniziativa.

Secondo LaPresse, alcuni fedelissimi di Grillo parlano di un possibile ritorno alle prossime elezioni con una lista collocata a sinistra del campo progressista. Anche altre ricostruzioni giornalistiche parlano di un progetto politico autonomo. Ma al momento non esistono ancora un nome ufficiale, una struttura organizzativa definita o un annuncio formale di candidatura.

Per questo bisogna distinguere i fatti dalle indiscrezioni.

Il fatto è che Grillo ha riaperto pubblicamente la guerra contro Conte.

Il fatto è che esiste un contenzioso sul nome e sul simbolo.

Il fatto è che il fondatore ha già avviato un’azione giudiziaria per rivendicarli.

L’ipotesi è invece quella di un nuovo partito o di una lista elettorale.

E il 21 settembre, con l’ospitata nel podcast di Fedez e Mr. Marra, potrebbe arrivare un nuovo messaggio politico.

Una guerra che può cambiare ancora il M5S

La storia del Movimento 5 Stelle si trova così davanti a un paradosso.

Il progetto nato per superare i vecchi partiti rischia di essere lacerato proprio dalla guerra tra il suo fondatore e il leader che lo ha trasformato nella sua forma attuale.

Conte ha vinto le votazioni interne del 2024 e continua a guidare il Movimento. Nel 2025 è stato nuovamente eletto presidente dagli iscritti, con 53.353 voti favorevoli su 59.720 partecipanti.

Grillo, però, non considera quella partita chiusa.

Anzi, sembra voler dimostrare che la sua uscita dal Movimento non coincide necessariamente con la sua uscita dalla politica.

La vera domanda, allora, non è soltanto se nascerà un “Movimento Zero Stelle”.

La domanda è chi potrà rappresentare, alle prossime elezioni, l’eredità politica del Movimento delle origini.

Conte possiede oggi la struttura politica del M5S.

Grillo rivendica invece la paternità storica del progetto.

In mezzo ci sono il nome, il simbolo, la storia e milioni di voti raccolti in quasi vent’anni.

È una partita che non riguarda soltanto due uomini.

Riguarda chi avrà il diritto politico di raccontare che cosa sia stato davvero il Movimento 5 Stelle e, soprattutto, che cosa potrà diventare dopo la lunga guerra tra il fondatore e il leader che, un tempo, proprio quel fondatore aveva scelto per guidarlo.

Redazione

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