Calabria

Vibo Valentia, l’ombra del commissariamento sul Comune? Scianò (Futuro Nazionale) chiede al Prefetto la Commissione di accesso agli atti

Una lunga sequenza di intimidazioni e vicende giudiziarie, le polemiche sulle procedure amministrative e il caso del bando da 26 mila euro. L’esponente di Futuro Nazionale: «La Prefettura valuti con urgenza la sussistenza delle condizioni per nominare e insediare la Commissione»

L’ombra di una possibile iniziativa della Prefettura torna ad affacciarsi sul Comune di Vibo Valentia. A sollevare pubblicamente la questione è l’avvocato Giuseppe Scianò, esponente di Futuro Nazionale, che in una dichiarazione diffusa oggi 10 settembre 2026 chiede al prefetto di Vibo Valentia di valutare con urgenza la sussistenza delle condizioni per l’insediamento di una Commissione di accesso agli atti dell’ente.

La richiesta arriva al termine di una lunga ricostruzione nella quale Scianò mette in fila una serie di episodi che, secondo la sua valutazione politica, hanno interessato negli ultimi due anni amministratori, dirigenti e figure comunque collegate al Comune di Vibo Valentia. Si tratta di vicende di diversa natura, alcune delle quali, precisa lo stesso esponente politico, potrebbero anche essere tra loro completamente slegate. Proprio per questo, nella sua presa di posizione, Scianò non sostiene che esista necessariamente un unico disegno, ma chiede che sia verificato se possa esistere un eventuale collegamento tra alcuni degli episodi.

Il punto centrale della richiesta non è dunque l’affermazione di responsabilità a carico di qualcuno, ma la necessità, secondo Scianò, di consentire agli organi competenti di verificare se vi siano elementi sufficienti per un approfondimento istituzionale sulla situazione del Comune.

«L’ultima – almeno al momento – della lunga serie di sconcertanti vicende che vedono al centro dell’attenzione il Comune di Vibo Valentia e tutte pare all’attenzione della locale Procura della Repubblica», sostiene Scianò, «è rappresentata dalle improvvise, sicuramente non preannunciate, dimissioni del capo di gabinetto del sindaco, dottor Mennitti, perché indagato come dallo stesso confermato».

Nella ricostruzione dell’esponente di Futuro Nazionale, la sequenza degli episodi sarebbe iniziata con l’intimidazione subita dalla dirigente degli Affari Finanziari, la dottoressa Santoro, alla quale sarebbe stata incendiata l’autovettura parcheggiata sotto casa. Successivamente, sempre secondo quanto riportato da Scianò, si sarebbe verificato il grave pestaggio del coniuge del consigliere comunale avvocato Pugliese, all’epoca appartenente al gruppo consiliare del Pd e indicato, nella ricostruzione fornita, come possibile candidato a un incarico assessoriale o alla presidenza del Consiglio comunale.

A fine 2024, prosegue Scianò, l’attenzione sarebbe stata rivolta proprio al presidente del Consiglio comunale, geometra Iannello. L’esponente di Futuro Nazionale parla di una «gravissima intimidazione» consistita nell’esplosione di colpi di arma da fuoco contro l’autovettura e l’abitazione del presidente. Scianò richiama inoltre quanto riportato all’epoca dalle cronache giornalistiche, secondo cui Iannello avrebbe lasciato l’automobile pochi minuti prima di entrare nella propria abitazione.

La ricostruzione prosegue con la vicenda riguardante il dirigente del settore Urbanistica, ingegner Nocita. Secondo Scianò, nella stessa zona e a breve distanza temporale si sarebbero verificati due episodi: prima l’incendio dell’automobile parcheggiata nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo Pizzo e successivamente un’aggressione fisica ai danni del dirigente.

«Subito dopo», afferma ancora Scianò, «le minacce si sono trasferite sull’assessore agli Affari Generali e Personale, avvocato Talarico», alle quali sarebbe seguito un messaggio scritto recapitato all’interno dell’ufficio assessorile con l’avvertimento che il prossimo a pagare sarebbe stato lui.

Nella sequenza indicata da Scianò compare quindi la vicenda che ha coinvolto la dottoressa Teti, dirigente per oltre vent’anni e da poco in pensione. L’esponente politico richiama un grave incidente stradale che, nella sua ricostruzione, l’avrebbe seriamente coinvolta. A questo episodio, prosegue, sarebbe seguita un’intimidazione diretta nei confronti dell’avvocato Pugliese, che aveva lasciato da pochi giorni il gruppo del Pd, del quale era capogruppo, per aderire a Casa Riformista. In quel caso, sempre secondo quanto dichiarato da Scianò, sarebbe stata incendiata l’automobile parcheggiata sotto casa.

È proprio la successione di questi episodi a costituire, per l’esponente di Futuro Nazionale, uno degli elementi che renderebbero necessario un approfondimento istituzionale.

«Una sequela impressionante, dunque, di episodi delittuosi e di grave turbamento», afferma Scianò, «oltre che per i diretti interessati, per l’Ente di appartenenza – il Comune di Vibo Valentia – e per tutti i cittadini».

L’avvocato riconosce tuttavia esplicitamente la possibilità che le vicende non siano collegate tra loro. «Si dirà che si tratta di episodi slegati tra di loro, non collegabili e non concatenati. È ipotesi probabile», osserva. Ma, allo stesso tempo, aggiunge che «altrettanto è possibile e credibile che, invece, tutte o alcune delle vicende riportate siano collegate tra loro e rientrino in un contesto omogeneo».

È su questo passaggio che si concentra la richiesta rivolta alla Prefettura. Scianò sostiene infatti che, qualora vi fosse un collegamento, questo potrebbe riguardare anche vicende politiche e amministrative interne al Comune, pratiche, fascicoli e procedure di competenza dell’ente.

«Tutto ciò è accaduto in appena due anni», sottolinea.

Il caso del bando da 26 mila euro

Nella dichiarazione non trovano spazio soltanto le vicende legate alle intimidazioni. Scianò richiama infatti anche una procedura amministrativa che, a suo giudizio, continua ad alimentare interrogativi sull’amministrazione guidata dal sindaco Romeo.

Si tratta del bando che l’esponente politico sintetizza con l’espressione «bando da 26.000,00 euro per sessanta giorni di lavoro». Scianò definisce la procedura «anomala in tutto, in tutta la sua evoluzione ma soprattutto nella conclusione», sottolineando che, nonostante l’urgenza con cui sarebbe stata caratterizzata, sarebbe rimasta senza vincitore.

L’esponente di Futuro Nazionale ricorda inoltre che erano state presentate richieste di accesso ad atti specifici relativi alla procedura, sia dal Movimento Politico Indipendenza da lui rappresentato sia da un partecipante al bando, individuato da Scianò nell’ingegner Grandinetti, descritto come l’unico partecipante arrivato alla fase finale.

Secondo la ricostruzione contenuta nella dichiarazione, le richieste di accesso agli atti sarebbero state rigettate dal dottor Scuglia, indicato contemporaneamente come segretario generale del Comune, presidente della commissione esaminatrice del bando e responsabile per la Trasparenza e l’Anticorruzione.

Scianò sostiene inoltre che il Difensore Civico Regionale, al quale i richiedenti si erano rivolti, avrebbe affermato il diritto di Indipendenza e dell’interessato ad accedere agli atti.

La vicenda, secondo quanto affermato dallo stesso Scianò, sarebbe poi approdata in sede giudiziaria e sarebbe «attualmente al vaglio degli Uffici del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vibo Valentia».

Si tratta, dunque, di una questione che l’esponente politico inserisce nel più ampio quadro delle proprie perplessità sull’attività amministrativa del Comune.

Ma nella dichiarazione viene sollevata anche una critica nei confronti del Consiglio comunale e, in particolare, dell’opposizione. Scianò sostiene infatti che, nonostante il clamore mediatico suscitato dalla vicenda, nessun consigliere comunale in carica avrebbe chiesto di avvalersi delle proprie prerogative per ottenere direttamente l’accesso agli atti della procedura.

Per Scianò, tale comportamento sarebbe il sintomo di una «sudditanza, quantomeno psicologica», nei confronti di chi era tenuto a mettere a disposizione gli atti.

«Una sudditanza di organi e di rappresentanti non circoscritta probabilmente alla sola vicenda», aggiunge.

La richiesta al Prefetto

Il passaggio decisivo della presa di posizione arriva nella parte finale del documento. Scianò sostiene che, nonostante quello che definisce lo «smarrimento della comunità» e il susseguirsi di vicende che giudica difficili da comprendere, sarebbe ormai sempre più diffusa la domanda su quale possa essere l’atteggiamento della Prefettura.

La questione, secondo l’esponente di Futuro Nazionale, è se il rappresentante del Governo sul territorio ritenga necessario e urgente valutare la possibilità di insediare una Commissione di accesso agli atti presso il Comune di Vibo Valentia.

Scianò precisa quindi di voler trasformare quella che definisce una richiesta «colta in giro e sempre più diffusa» in una propria iniziativa pubblica.

«Si manifesta ora, e a mezzo stampa, la mia personale e pubblica in tal senso», dichiara, qualificandosi come cittadino, ex amministratore e iscritto ed esponente di Futuro Nazionale.

La richiesta rivolta al Prefetto è formulata in termini precisi: «Chiedo che S.E. il Prefetto voglia valutare con l’urgenza del caso la sussistenza delle condizioni per dar seguito alla nomina e all’insediamento della Commissione di Accesso agli Atti del Comune di Vibo Valentia».

È questo, dunque, il punto politico destinato ad alimentare il dibattito nelle prossime ore e nei prossimi giorni. La presa di posizione di Scianò porta infatti direttamente sul tavolo della Prefettura la questione di un eventuale accesso agli atti dell’ente, in un momento nel quale, secondo la sua ricostruzione, si sommano vicende di carattere giudiziario, episodi intimidatori e interrogativi su alcune procedure amministrative.

La parola, nella prospettiva indicata dall’esponente di Futuro Nazionale, spetta ora alla Prefettura, alla quale viene chiesto di verificare autonomamente se esistano le condizioni per procedere.

La richiesta di una Commissione di accesso, peraltro, non equivale di per sé all’accertamento di irregolarità o responsabilità. Allo stesso modo, le indagini e i procedimenti eventualmente in corso dovranno seguire il loro iter nelle sedi competenti. È proprio la distinzione tra fatti accertati, vicende oggetto di indagine e valutazioni politiche a rendere particolarmente delicato il quadro descritto da Scianò.

L’avvocato, nella sua dichiarazione, non presenta infatti come già accertato un collegamento tra gli episodi elencati. Al contrario, ammette espressamente che l’ipotesi di vicende slegate tra loro sia «probabile», ma ritiene altrettanto meritevole di verifica la possibilità che alcune di esse possano essere riconducibili a un contesto comune.

Da qui la richiesta di un approfondimento istituzionale.

Il tema del possibile commissariamento del Comune di Vibo Valentia, evocato nel dibattito politico come conseguenza estrema di un eventuale deterioramento del quadro, resta pertanto, allo stato della dichiarazione diffusa da Scianò, un’ipotesi politica e non un provvedimento assunto. Ciò che l’esponente di Futuro Nazionale chiede concretamente è che il Prefetto valuti l’eventuale nomina e l’insediamento della Commissione di accesso agli atti.

Una richiesta che arriva mentre il Comune di Vibo Valentia resta al centro dell’attenzione per una serie di vicende che, secondo Scianò, hanno contribuito a creare un clima di forte preoccupazione nella comunità.

Sarà ora l’autorità competente a stabilire se esistano gli elementi e i presupposti per un ulteriore approfondimento istituzionale. Sullo sfondo rimangono le diverse vicende richiamate nella dichiarazione, ciascuna delle quali dovrà essere valutata nelle sedi proprie e secondo gli accertamenti previsti dalla legge.

La firma in calce alla richiesta è quella dell’avvocato Giuseppe Scianò, che interviene nella sua qualità dichiarata di cittadino, ex amministratore e iscritto ed esponente di Futuro Nazionale.

Redazione

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