Per la morte di Sara Scazzi 33 milioni di euro di risarcimento

Udienza preliminare del processo per l’omicidio di Sara Scazzi, avvenuto ad Avetrana il 26 agosto 2010. Tra i primi ad arrivare, Michele Misseri, zio di Sara, accompagnato dal suo legale, Armando Amendolito e il nipote Cosimo Cosma, entrambi accusati della soppressione del cadavere della quindicenne. Alla spicciolata stanno arrivando i difensori degli imputati, in tutto 13. L’udienza preliminare per l’omicidio di Sara Scazzi, a porte chiuse, è stata sospesa su una richiesta di rimessione del processo per incompatibilità ambientale, avanzata dall’avvocato Franco Coppi, uno dei legali di Sabrina Misseri. Il gup del tribunale di Taranto Pompeo Carriere ha accolto la richiesta di rimessione del processo presentata dall’avvocato Franco Coppi, difensore di Sabrina Misseri ed ha sospeso l’udienza preliminare per l’omicidio di Sara Scazzi, rinviandola al 10 ottobre prossimo. Nel contempo il gup ha disposto la trasmissione degli atti alla Cassazione, della quale attenderà la decisione sulla richiesta di rimessione del processo. Al termine dell’udienza preliminare al Tribunale di Taranto per il processo sul delitto di Sara Scazzi, un gruppo di cittadini ha urlato alcune frasi ingiuriose contro Michele Misseri, presente oggi in aula. L’uomo è libero dal 30 maggio scorso, dopo essere stato detenuto per diversi mesi. “Se Dio esiste nel pozzo dovevi finirci anche tu”, ha detto un cittadino. “Mettiti la mano alla coscienza, vergogna”, ha urlato un altro mentre il contadino di Avetrana protetto dai carabinieri e dai suoi legali, si dirigeva verso l’auto che lo stato riportando a casa. Misseri non ha voluto rispondere alle domande dei cronisti. Nell’aula del giudice per le udienze preliminari si sono ritrovati i famigliari della vittima, la madre Concetta Serrano Spagnolo, il padre Giacomo Scazzi e il fratello Claudio, posizionati lontano dalle due principali imputate Cosima Serrano e Sabrina Misseri. Un po’ più vicino a loro era Michele Misseri che a un certo punto ha tentato di andare a salutare la moglie e la figlia, entrambe detenute, ma è stato bloccato dagli agenti della polizia penitenziaria. 33 milioni di euro chiesti a risarcimento per l’omicidio della figlia Sara, è quanto hanno avanzato come richiesta i genitori di Sara Scazzi nei confronti dei 5 loro congiunti direttamente coinvolti con la sparizione e la morte della ragazzina.

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