Rimini, saluto del presidente Vitali al presidente della Repubblica Napolitano

Intervento del Presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali, in occasione della visita a Rimini del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano: “Signor Presidente, il territorio della Provincia di Rimini Le dà il benvenuto. Sono trecentotrentamila donne, uomini, anziani, bambini, 27 Comuni, decine di migliaia di imprese e associazioni che esprimono enorme orgoglio per averLa ospite lungo questa giornata. C’è gioia per aver accettato questo invito, che cade in ore tra le più difficili dell’intera storia dell’Italia. E per questo, Signor Presidente, c’è anche tanta preoccupazione in tutti noi. Si dice che “cambierà tutto”, che “nulla sarà più come prima” e ogni giorno ci si trova sballottati tra mille ipotesi, altrettante soluzioni, una selva di consigli che si addentra nei sentieri inesplorati dell’essenza stessa di questa nostra Nazione. L’essenza da Lei richiamata con quotidiana e pacata ostinazione attraverso una parola: coesione. Molti l’hanno sin qui negato, ironizzando sull’Italietta, sul Bel Paese o sull’Italia che si è rotta, ma è innegabile che sino ad ora il nostro farcela è stato indissolubilmente legato alla capacità di stare insieme, nel bene e nel male. Il valore di fondo, il collante è quel piccolo termine che Lei pronuncia a Roma come a Rimini o a Palermo, coesione appunto. Ritrovarne il senso significa ritrovare il cammino. Riconoscersi in essa è un riflesso innato, prima che sociale o culturale o tanto meno politico. Anche se proprio la politica ha contribuito in buona parte a svuotarla con comportamenti prima di tutto “immorali”. Non è solo questione di “diete dimagranti” o di “costi e sprechi”; c’è l’urgenza di risalire il fiume per convinzione piuttosto che spinti a furor di popolo, e tornare ad abbeverarsi alla fonte della sobrietà, della frugalità, dell’onore, dell’esemplarità di comportamenti – nel mestiere come in famiglia, nei fatti come nelle parole – che determinano l’origine e la direzione della politica. Questo dev’essere scritto a caratteri indelebili nel cuore e nella testa della persona che sceglie di assumere un ruolo pubblico: la consapevolezza che forma é sostanza e testimonianza, e onore. Ma si sbaglierebbe se chiedessimo alla sola politica di recuperare il senso di un’appartenenza collettiva a qualcosa di più alto e nobile del proprio destino o interesse. La coesione, e dunque il futuro, discende in egual misura dalla nostra responsabilità di individui. E qui, Signor Presidente, non si può negare quanto sia insostenibile e moralmente devastante il fatto che in troppi decidano di non contribuire alle sorti collettive attraverso quel patto che si chiama fisco. Una ferita storica per l’Italia mai richiusa e anzi oggi ancora più putrescente e dolorosa. Nessuno è riuscito a ricucirla, nonostante tentativi più o meno convinti. Segno che prima di tutto essa ha a che fare con la cultura e la convinzione individuali. E in tal senso come rimanere indifferenti allorché diventano sempre meno rare le parole, anche autorevoli, che relativizzano o peggio in qualche modo giustificano la “scorciatoia”? Sì, Signor Presidente, il piccolo messaggio in bottiglia che il territorio riminese oggi Le consegna è quello di continuare a percorrere in lungo e in largo questo nostro Paese, portando in ogni piazza e in ogni via la parola coesione. E ostinatamente proseguendo a spiegare che essa è figlia in bilanciata maniera di sobrietà e responsabilità. Grazie”.

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