Ancora misteri e rivelazioni scioccanti ad un anno dalla morte di Sara Scazzi

Il 26 agosto dello scorso anno veniva uccisa Sara Scazzi, la ragazza di Avetrana (TA), assassinata dai parenti e gettata in un pozzo quando tutti la pensavano come rapita o in fuga d’amore. Alla base dell’inedita vicenda che ha fatto segnare un sedicesimo uomo tra gli indagati (un settentatreenne manduriano che avrebbe negato di aver ricevuto una telefonata da una nuova testimone e per questo accusato di false dichiarazioni al pm), c’è una confidenza “sconvolgente” che due uomini di Manduria avrebbero ricevuto da Michele Misseri due o tre giorni dopo la scomparsa di Sara. “L’uomo era in lacrime, barcollava, sembrava in preda ad un delirio, parlava di una ragazza scomparsa che era stata invece uccisa”. I due uomini avrebbero fatto scendere il contadino dalla sua auto “una Seat Marbella di colore rosso”, invitandolo a calmarsi e a sedersi su un masso al bordo della strada che da Avetrana immette a Manduria. Si sarebbero offerti di accompagnarlo in ospedale ma lui si tirò indietro e si congedò dopo aver raccontato “particolari raccapriccianti” sulla sorte della nipote scomparsa. Notizie scottanti che i due testimoni presero con le pinze e che confidarono ad un’amica in comune, di cui si fidavano molto, solo quando il caso Scazzi si presentò con tutta la sua forza coinvolgendo come sappiamo l’opinione pubblica. A distanza di dieci mesi da quel drammatico e strano incontro, la misteriosa donna (di lei si sa solo che vive a Manduria e che ha più di settant’anni), ha deciso di raccontare tutto alla mamma di Sara, Concetta Serrano Spagnolo, con la quale si è incontrata nel mese di giugno. Così l’incredibile episodio è finito in Procura dove gli inquirenti hanno dovuto ricominciare daccapo cercando i riscontri necessari. Il pubblico ministero, Mariano Buccoliero, ha così sentito la signora che, tra le altre cose, avrebbe tirato in ballo un terzo uomo al quale avrebbe riferito il racconto dei due testimoni, chiedendo un suo consiglio. L’uomo, però, sentito in caserma il 20 luglio scorso, ha negato ogni cosa passando da persona informata sui fatti ad indagato. Un muro di omertà e di silenzi, di mezze verità, di un’Italia brutta, di un Paese  che non si fa onore dietro le menzogne e le coperture. La verità, costi quel che costi, deve essere un valore imprescindibile, a maggior ragione nel caso Scazzi per far riposare in pace la povera ragazzina uccisa dalla zia Mimina, sorella della madre e dalla cugina Sabrina che insieme a zio Michele l’hanno gettata in un pozzo. Un orrore tutto italiano che “grida” giustizia.

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